Israele

Autodistruzione... ma per chi?

di S.O.

 

Il centro Simon Wiesenthal progetta di costruire a Gerusalemme in Hillel Street un "Museo della Tolleranza" da 120 milioni di dollari. Ne discutono sulla backpage del Jerusalem Report del 7 Ottobre 2002, il locale patrocinatore del Museo, Efraim Zuroff e un suo oppositore, Simcha Stein, Direttore della "Casa dei Combattenti del Ghetto".

Il primo tempo del dialogo serve a superare un equivoco. Simcha Stein credeva che la cosa avesse a che fare col dialogo o con la mancanza di dialogo tra ebrei ed arabi e che quindi la proposta fosse intempestiva.

Nelle successive battute Efraim Zuroff chiarisce, sulla scorta di un articolo di Rabbi Hier, già pubblicato sul Jerusalem Report del giugno 2000: "Oggi per il popolo ebraico la questione numero uno è: possono gli ebrei vivere insieme o si autodistruggeranno?"

Fortunatamente in un altro intervento dello stesso Zuroff si distingue: "il Museo sarà incentrato sulle relazioni interne alla società israeliana contemporanea e alla storia ebraica".

Per quanto riguarda la storia del nostro popolo, pare che la grande maggioranza di noi abbia acquisito i o sia stata acquisita dai valori della democrazia, che vanno o dovrebbero andare ben al di là della tolleranza.

Il vero – orrendo – quesito residuo non riguarda quindi gli ebrei, ma potrebbe essere così riformulato: "possono gli israeliani vivere insieme o il loro essere Stato li distruggerà?".

La risposta non sta certo in un Museo, ma in una previa profondissima revisione culturale, alla quale gli ebrei tutti dovrebbero sentire il dovere di contribuire, in positivo.

S.O.