Israele

La Via Segullat Israel a Jerushalaim

in memoria di Alfonso Pacifici

di Alfredo Mordechai Rabello

 

Una telefonata di David Cassuto, già vicesindaco di Jerushalaim, mi annuncia che finalmente vi sarà a Jerushalaim una strada intitolata a Segullat Israel in memoria di Alfonso Pacifici z.l.. Una serie di dolci ricordi mi fa tornare indietro di più di quarantacinque anni, ai miei primi incontri con Alfonso Pacifici. Mi chiedo: cosa dice oggi il nome di Pacifici ai più giovani? Come avrebbe voluto essere ricordato? Possiamo dire che il suo messaggio principale è stato: qualunque sia lo stato di assimilazione in cui ti trovi, se lo vuoi veramente puoi tornare all’Ebraismo, a D-o, alla Sua Torà e ad Erez Israel; in questo cammino di scoperta, di ritorno non sei solo, altri prima di te si sono trovati in situazioni simili e ci sono riusciti. Pacifici credeva soprattutto nel dialogo diretto, nell’incontro delle anime, ed a questo scopo si era sottoposto, anche quando non era più giovane, a vari viaggi ed a una corrispondenza intensissima ma nell’impossibilità di riuscire a parlare con tutti era disposto anche ad affidare alla stampa le sue parole.

Alla riscoperta della coscienza ebraica nelle sue manifestazioni essenziali egli ha dedicato, appunto, anche varie opere, prima di tutte i suoi Discorsi sullo Scemà, pubblicati sul settimanale Israel, di cui era stato uno dei fondatori, e poi raccolti in un libro giustamente famoso, che vorremmo potesse essere di nuovo disponibile per il pubblico. In tali Discorsi Pacifici viene a costruire il suo dialogo con un altro ebreo sulla base delle prime parole della Torà che apprendiamo, sulla base della prima parte della Tefillà e ci vuole insegnare che il nostro mondo ha bisogno contemporaneamente sia della comprensione teorica, sia delle azioni, compimento pratico delle mizvot, perché molte volte il cuore è portato a seguire le azioni (Chinuch).

Molteplice è stata l’attività ebraica di Pacifici, iniziata a Firenze e terminata in Erez Israel, molteplice l’attività pubblicistica per far comprendere l’importanza dello studio della Torà, l’importanza delle Yeshivot, la peculiarità del popolo di Israel, Israel segullà.

L’elenco delle sue attività potrebbe senz’altro proseguire; i suoi articoli ed i suoi libri si possono trovare in questa o quella biblioteca, ma quello che è difficile ricostruire e trasmettere è la partecipazione affettuosa, lo spirito sempre entusiasta e giovanile con cui voleva insegnarci, senza darci la sensazione di essere a lezione: ora comprendiamo che era la lezione essenziale, quella dell’esempio di vita, quella della riconquista del senso di Segullat Israel. È stato soprattutto un esempio di una continua "richiesta di D-o" (bakashat hashem); in tale ricerca, in tale salita continua, Pacifici non ha voluto essere solo, ha voluto portare con sé quanti di noi eravamo disposti – secondo le nostre capacità – a seguirlo; non sembri tale richiesta una cosa di poco conto, infatti in uno studio pubblicato di recente in traduzione ebraica, uno dei più grandi Maestri della nostra generazione, il Rav J.D. Soloveitchik, ha stabilito che ubikashtem misham (Devarim 4,29) "è una Mizvà a sé: bisogna cercare D-o, desiderarLo ardentemente, continuare nella Sua ricerca fino a che non Lo si sia trovato. Non vi è bisogno di stare a spiegare l’importanza di questa Mizvà. Il suo compimento è condizione essenziale per la splendida redenzione messianica storica" (Adam uvetò, 5763, p. 158).

Una strada in memoria di Pacifici è un invito per noi a ristudiarne le opere, a proseguire l’opera di "richiesta di D-o", di conoscenza della Sua Torà, nel compimento delle Sue Mizvot.

Sia il suo ricordo in benedizione.

Alfredo Mordechai Rabello