Giorno della memoria
Memoria dei testimoni e testimonianza delle immaginidi Marco Farano
La rassegna cinematografica "Memoria dei testimoni e testimonianza delle immagini", facente parte del programma di manifestazioni organizzate da Goethe-Institut e Comunità Ebraica di Torino, in collaborazione con diversi altri enti, in occasione del "Giorno della memoria", è giunta questanno alla sua terza edizione. È possibile pertanto tentare di tracciarne un sintetico bilancio, con particolare riferimento al programma di questanno, rimandando per unanalisi più esauriente delle singole opere e indicazioni per un approfondimento dei temi affrontati ai materiali relativi alle tre manifestazioni contenuti sul sito del Goethe-Institut (www.goethe.de/it/tur/itarchiv.htm).
Attraverso la presentazione di opere ancora inedite o che hanno avuto rara occasione di visibilità in Italia, accompagnate da discussioni con registi, studiosi e testimoni degli eventi narrati, la rassegna ha cercato di mostrare come cinema e programmazione televisiva riflettano e costituiscano essi stessi un fattore determinante di quei processi, diversi da paese a paese e in continuo rapporto dialettico con le rispettive situazioni storiche e politiche, che determinano la rappresentazione collettiva della Shoah e dei crimini del fascismo.
La prima edizione ha messo a fuoco levoluzione della memoria della resistenza in Italia, attraverso le opere di quattro registi torinesi, e quella della persecuzione antiebraica sotto il fascismo, incentrandosi sui suoi due momenti e luoghi più rappresentativi: la razzia del ghetto di Roma e la Risiera di San Sabba.
Allinterno della seconda edizione sono stati presentati tre lavori della serie "Broken Silence", commissionati dalla Shoah Foundation di Spielberg a tre registi di tre diversi paesi: Polonia, Argentina, Russia. Concepite per essere trasmesse dalle televisioni dei rispettivi paesi, queste tre opere, basate su interviste a sopravvissuti che vivono nei singoli paesi, hanno evidenziato le peculiarità che la memoria della Shoah, per le diverse modalità con le quali i testimoni lhanno vissuta prima e ricordata dopo, assume in ciascuna nazione. Stesso discorso per il documentario dello svizzero Richard Dindo, che mette a fuoco la cattiva coscienza del suo paese rispetto alle proprie responsabilità nella Shoah, riprendendo il tema scottante della chiusura delle frontiere ai profughi ebrei in fuga dal nazismo. La terza giornata della rassegna è stata dedicata alla rimozione dei crimini commessi dal fascismo in Africa e nei Balcani in nome della "superiore civiltà italica" e della sua "missione civilizzatrice". Attraverso due lavori, Fascist Legacy e Omar Mukhtar. Lion of the Desert, emblematici di questo fenomeno, per la censura cui sono stati sottoposti in Italia, si sono potute analizzare le ragioni di tale rimozione, legata principalmente a quella logica della guerra fredda che nel dopoguerra ha pesantemente condizionato la rappresentazione complessiva degli eventi accaduti durante il secondo conflitto mondiale.
Proprio le distorsioni della memoria collettiva determinate da tale logica, che mano a mano ci si allontana dalla fase storica che lha determinata sembra possibile iniziare a esaminare, possono essere considerate il denominatore comune di alcuni dei film presentati nella rassegna di questanno. Jenseits des Krieges (Oltre la guerra) affronta il mito del non coinvolgimento delle forze armate tedesche nei crimini nazisti, attribuiti generalmente alle sole SS. La presunta innocenza dellesercito tedesco fu nel dopoguerra, in sintesi, una costruzione finalizzata allinserimento della Germania nella NATO in funzione antisovietica. Il film documenta le accese discussioni fra i visitatori della mostra "Guerra di sterminio. I crimini della Wehrmacht", presentata in 38 diverse città tedesche e autriache dal 1995 ad oggi, che smantella tale mito e ha suscitato un acceso dibattito che ne rivela la persistenza e attuale rilevanza.
Il film Terra bruciata. Massacri nazisti in Campania, presentato per la prima volta in questa occasione, è il frutto di una ricerca nazionale condotta da quattro università italiane. Esso mostra le conseguenze che il mito di una Wehrmacht "pulita" ebbe in Italia: limpunità e la rimozione delle stragi nazifasciste, di cui oggi, in particolare dopo il rinvenimento nel 1994 dell"armadio della vergogna", contenente 695 pratiche su tali stragi insabbiate dalla Procura Militare Italiana, si inizia ad indagare la logica. Non bisognava ostacolare la ricostituzione di un esercito tedesco e non si dovevano offrire argomenti a favore delle richieste avanzate da Jugoslavia ed Etiopia di processare i crimini fascisti commessi in tali paesi. Le conseguenze, tuttora operanti, di tale impunità sono state una "memoria divisa", che ha spesso finito per attribuire ai partigiani la responsabilità delle stragi commesse dai tedeschi e una più facile riabilitazione dei "ragazzi di Salò" pesantemente coinvolti in tali episodi. Degli stessi autori di questo lavoro è stato presentato anche il precedente documentario Dal cancello secondario, dedicato alle persecuzioni patite dalla comunità ebraica napoletana, alcuni dei cui testimoni presero parte attiva a quelle manifestazioni di resistenza e disobbedienza civile che si intrecciarono alle stragi.
Riben Guizi (Soldati del diavolo) ha permesso unutile comparazione con quanto avvenuto in Giappone, dove le esigenze della guerra fredda hanno determinato la totale rimozione dei crimini commessi durante la guerra di aggressione in Cina e nel Sudest asiatico ed una "politica della memoria" che inizia a fare i conti con problematiche ben note in Germania e Italia, quali i luoghi della memoria, revisionismo e libri di testo, impunità, scuse e riparazioni per il lavoro e la prostituzione coatta. Le eccezionali testimonianze di alcuni soldati, macchiatisi di crimini orrendi, permettono inoltre di comprendere i meccanismi che hanno trasformato "uomini comuni" in agenti di immani massacri.
Fra gli altri film della rassegna, oltre a Romani Rat, film di un giovane autore torinese dedicato allo sterminio dei Rom, e Nachrichten aus dem Untergrund (Notizie dalla clandestinità), su quanto sapesse il mondo dello sterminio degli ebrei mentre questo era in corso, un particolare rilievo assume Un futuro della memoria, film su un gemellaggio unico in Europa, quello fra la città di Prato, dalla quale furono deportati centinaia di persone in seguito agli scioperi del marzo 1944, e quella austriaca di Ebensee, sede di uno dei più grossi sottocampi di Mauthausen, dove la maggior parte di questi deportati trovò la morte. Il film mostra il lungo processo dal basso con cui i sopravvissuti e i parenti delle vittime hanno fatto sì che i cittadini di Ebensee potessero confrontarsi con una memoria rimossa assieme ai resti del lager, riconvertito come in molti altri casi in area residenziale. Il gemellaggio ha inoltre dato vita a due attivi musei: ad Ebensee il Museo della Resistenza, a Prato il primo Museo della Deportazione sorto in Italia.
Complessivamente un bilancio certamente positivo, attestato sia dalla buona affluenza di un pubblico interessato e coinvolto nelle discussioni che hanno accompagnato le proiezioni, sia dalle molte richieste avanzate da insegnanti e istituzioni di diverse città italiane di poter organizzare proiezioni di alcuni dei film presentati nella rassegna.
Marco Farano