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A.E.C. Amicizia ebraico – cristiana  di Torino

INCONTRI SU  "L’EUROPA E LE RELIGIONI"

Sala valdese C. Vittorio Emanuele, 23

1) "Stati e religioni in Europa" lunedì 24 marzo 2003 con Gianni Long

2) "L’ebraismo nelle legislazioni europee" lunedì 14 aprile 2003 con Guido Fubini

3) "La libertà religiosa in Europa: dove stiamo andando?" lunedì 26 maggio con Dora Bognandi, Mostafa El Ayoubi, Andrea Pacini, Lucian Rosu, Giorgio Sacerdoti.

 

Il centro yiddish

VILNA, Lituania – È parlato da meno di un milione di persone al mondo. Non è la lingua ufficiale in nessuna nazione. E, a volte, viene considerato un dialetto parlato da provinciali poveri.

Benché abbia conosciuto un piccolo revival negli ultimi dieci anni, lo yiddish è tutt’altro che un linguaggio internazionale fiorente. Ma la mame loshn, ovvero la madre lingua degli ebrei ashkenaziti, ha trovato una residenza estiva nella sonnolenta Vilna, dove 70 studenti di ogni parte del mondo hanno deciso di trascorrere la loro estate affaticandosi su di una lingua che secondo la maggior parte delle persone è in punto di morte.

Per alcuni, questo curioso sforzo è determinato dal desiderio di rivisitare la storia familiare. Altri cercano invece di approfondire le loro conoscenze linguistiche, mentre altri ancora vedono in questo programma semplicemente una possibilità di essere ebrei.

Il Vilnius Yiddish Institute è la prima istituzione accademica yiddish in Europa orientale dai tempi dell’Olocausto. Il programma è diviso fra attività in classe e attività culturali generiche: studi linguistici intensivi la mattina, e la sera una serie di programmi teatrali, visite guidate, conferenze.

Prima della Guerra, Vilna era nota come "la Gerusalemme del Nord", ed era la capitale della cultura yiddish. È stata la sede del primo istituto di studi yiddish, lo YIVO, che ora ha sede a New York, di circa 100 sinagoghe e di sei quotidiani ebraici.

"Ci sono molte persone che lavorano sull’Olocausto, ma quello che vogliamo fare noi è sottolineare la civiltà vivente che permeava tutta quest’area. L’Olocausto è la nostra tragedia ma è anche il nostro tesoro", dice Mendy Cahan, direttore dell’istituto, un israeliano nato in Belgio, fondatore di Yung Yiddish, un centro spontaneo per lo studio dello yiddish in Israele.

Il corso estivo offre classi di due livelli, a cominciare dai principianti per terminare con corsi avanzati di letteratura yiddish. I professori – l’élite mondiale di questi studi, vengono anche da paesi distanti come Israele o l’Argentina.

Il programma culturale include visite agli shtetl – dove i sopravvissuti raccontano agli studenti della loro felice infanzia yiddish prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale, e i loro tragici ricordi dell’Olocausto, quando oltre il 94% degli ebrei della regione venne assassinato dai nazisti e dai loro collaboratori lituani.

Quest’anno il programma ha compreso anche un festival di cinema yiddish e un festival di musica, i primi mai realizzati in questa città. Gli studenti hanno dato vita a un’orchestra klezmer.

I partecipanti, provenienti da 21 paesi diversi e di un’età compresa fra i 14 e i 77 anni, abitavano nell’area del vecchio ghetto, uno dei più grandi in Europa.

Arlene Schwartz, 49 anni, di Sydney, Australia, ha iniziato a studiare lo yiddish – una combinazione di ebraico, tedesco, e lingue slave – quattro anni fa. Per lei, lo yiddish significa "i ricordi dei miei nonni," provenienti entrambi dalla Lituania.

"Ho una marea di ricordi infantili. Si è trattato di un mio viaggio molto personale", ha detto Schwartz. "Adesso riesco a capire un po’ più di che stoffa fossero fatti i miei nonni, chi fossero, e perché in tutti questi anni non si fossero mai occidentalizzati del tutto. Nel profondo erano rimasti gente dello shtetl: nel modo di vestire, di mangiare, nella loro semplicità. Ed io ho riconquistato una parte di tutto ciò".

Micah Fitzerman-Blue, 20, studentessa ad Harvard, si descrive "una che va pazza per le attività estive ebraiche, come molti altri teen-agers americani".

"Israele è certamente un’esperienza fondamentale, ma del mio patrimonio fa parte anche un’altra tradizione, quella dell’ebraismo ashkenazita", ha detto. "Credo di essere più un prodotto di Vilna che non di Gerusalemme o Tel Aviv".

"L’identità ebraica americana dipende enormemente dal benessere di Israele", ha seguitato, "ma io sento che quest’estate sono stata in grado di far ritorno alla mia vera patria".

Dopo il suo primo contatto con lo yiddish, Fitzerman-Blue non è certo fluente in questa lingua. Ma ora lei può "sentirsi tranquilla quando parlo con la mia bobe, mia nonna", e terrà una breve conferenza al suo circolo del libro yiddish nel Michigan, quando tornerà a casa.

Saeko Shibayama, una studentessa giapponese, non ebrea, è venuta a Vilna dopo aver terminato la sua tesi di laurea a Tokio sulle traduzioni yiddish della Bibbia. La sua esperienza qui è stata estremamente preziosa, dato che in Giappone è in grado di praticare lo yiddish con pochissime persone

"Ho diviso il mio appartamento con due ragazze polacche, e abbiamo cercato di parlare solamente in yiddish,", ci ha detto, "e spero che la mia capacità di comunicare sia aumentata."

Anche Shibayama è stata profondamente toccata dalla storia di Vilna durante l’Olocausto.

Ha suonato come flautista in un’orchestra klezmer, e spera di continuare quando, l’anno prossimo, andrà a studiare in Canada.

Uno dei viaggi a Vilna più carichi di significato spirituale è certamente quello di Doris e Gernot Jonas di Namedy, in Germania; Gernot è un pastore protestante in pensione che lavora sulle origini ebraiche del cristianesimo. Ha iniziato a studiare yiddish nel 1988.

"Dopo la Shoà ho voluto ristudiare la nostra storia e confrontarmi con essa," dice Gernot Jonas. "Non posso certo dimenticarmi di quello che ha fatto il mio popolo qui a Vilna. Ovunque si può avvertire ancora l’odore degli assassini, delle uccisioni. Li si possono vedere… Ovunque si vada c’è sempre qualcosa che ricorda le sofferenze patite dagli ebrei".

Una volta tornato in Germania, Gernot desidera tradurre in tedesco i libri di Sholem Aleichem, per aiutare a "mantener viva questa lingua meravigliosa".

Durante l’anno accademico, il Vilnius Yiddish Institute offre agli studenti lituani dell’Università di Vilna corsi di lingua e di letteratura.

L’Istituto è stato fondato da Cahan e da Dovid Katz, direttore accademico di New York, pioniere nello studio dello yiddish all’Università di Oxford negli anni Settanta.

Adam Ellick

Traduzione di Laura Quercioli Mincer

Pubblicato dalla Jewish Telegraphic Agency il 4 settembre 2002

Per maggiori informazioni sul Vilnius Yiddish Institute: email: institute@yiddishvilnius.com             telefono: 370 2 687 187   web: http://www.yiddishvilnius.com