ISRAELE

Per la storia, “al di là del bene  e del male”

 di David Sorani

Bello e duro, l’intervento di Andrea Billau nella pagina precedente. Indubbiamente tocca con forza aspetti inquietanti, significativi proprio perché mettono a disagio. Io, però, oltre che a disagio sono anche un po’ irritato per tutta questa vicenda delle rivelazioni dei nuovi storici. Penso che le ricerche da cui sono sostenute siano serie e approfondite e che effettivamente rivelino aspetti in parte nuovi, tali da richiedere una parziale revisione storica di quegli anni. Tutto ciò certo non lascia indifferente la nostra identità e il nostro rapporto interiore con Israele. Detto questo, l’insistenza sulla violenza ebraica in funzione antipalestinese nel 1948-49 mi pare oggi un po’ sospetta; non so se si può arrivare a condividere l’opinione di Emanuele Ottolenghi che in un altro articolo (pubblicato sul web da “Kesher”, la newsletter di “Morashà.it”) ci vede l’intenzione o almeno il rischio di delegittimare lo Stato di Israele per preparare una futura entità binazionale. Forse Ottolenghi esagera, e soprattutto questo intento va semmai attribuito ai colleghi oggi avversari di Morris, che invece pare divenuto paladino di un’identità nazionale forte e conquistata con la forza. Fatto sta che tutta questa insistenza attuale puzza un po’ di propaganda, appare un po’ strumentale. Ecco, su tutto ciò le riflessioni belle, nobili, altisonanti, eticamente “necessarie” di Billau di certo mi disturbano, mi agitano interiormente (ed è questo che vogliono ottenere), ma a essere sinceri mi danno anche abbastanza sui nervi. Mi pare che siano il riflesso di una visione “assoluta”, secondo la quale l’ebraismo in sé rappresenti “il bene” e gli ebrei “la bontà” e “la purezza” manifestatesi nella storia: bontà e purezza sporcate orribilmente da cose orribili come quelle compiute dagli ebrei israeliani nel 1948-49. Ma perché dobbiamo ancora rivestirci del mito antistorico del “bene”, per poi autoflagellarci o essere flagellati come malvagi se qualche evento o qualche situazione interna ad un evento guasta quella bella immagine iniziale? La storia è storia e i popoli sono i popoli: gli ebrei hanno commesso – all’interno della storia – i loro errori morali, le loro colpe, come tutti, forse un po’ meno degli altri. Non è possibile giudicare la realtà con un criterio storico, inquadrandola nell’insieme di un processo, razionale o irrazionale che sia? Perché far pesare la giusta e netta condanna morale di alcuni orrendi episodi su un’intera collettività? Perché farne un assoluto etico in negativo da contrapporre a un altro (altrettanto improbabile) assoluto etico in positivo, presi entrambi come principi di valutazione storica e di valore?

David Sorani