ISRAELE
Per
la storia, “al di là del bene e
del male”
Bello
e duro, l’intervento di Andrea Billau nella pagina precedente. Indubbiamente
tocca con forza aspetti inquietanti, significativi proprio perché mettono a
disagio. Io, però, oltre che a disagio sono anche un po’ irritato per tutta
questa vicenda delle rivelazioni dei nuovi storici. Penso che le ricerche da cui
sono sostenute siano serie e approfondite e che effettivamente rivelino aspetti
in parte nuovi, tali da richiedere una parziale revisione storica di quegli
anni. Tutto ciò certo non lascia indifferente la nostra identità e il nostro
rapporto interiore con Israele. Detto questo, l’insistenza sulla violenza
ebraica in funzione antipalestinese nel 1948-49 mi pare oggi un po’ sospetta;
non so se si può arrivare a condividere l’opinione di Emanuele Ottolenghi che
in un altro articolo (pubblicato sul web da “Kesher”, la newsletter di “Morashà.it”)
ci vede l’intenzione o almeno il rischio di delegittimare lo Stato di Israele
per preparare una futura entità binazionale. Forse Ottolenghi esagera, e
soprattutto questo intento va semmai attribuito ai colleghi oggi avversari di
Morris, che invece pare divenuto paladino di un’identità nazionale forte e
conquistata con la forza. Fatto sta che tutta questa insistenza attuale puzza un
po’ di propaganda, appare un po’ strumentale. Ecco, su tutto ciò le
riflessioni belle, nobili, altisonanti, eticamente “necessarie” di Billau di
certo mi disturbano, mi agitano interiormente (ed è questo che vogliono
ottenere), ma a essere sinceri mi danno anche abbastanza sui nervi. Mi pare che
siano il riflesso di una visione “assoluta”, secondo la quale l’ebraismo
in sé rappresenti “il bene” e gli ebrei “la bontà” e “la purezza”
manifestatesi nella storia: bontà e purezza sporcate orribilmente da cose
orribili come quelle compiute dagli ebrei israeliani nel 1948-49. Ma perché
dobbiamo ancora rivestirci del mito antistorico del “bene”, per poi
autoflagellarci o essere flagellati come malvagi se qualche evento o qualche
situazione interna ad un evento guasta quella bella immagine iniziale? La storia
è storia e i popoli sono i popoli: gli ebrei hanno commesso – all’interno
della storia – i loro errori morali, le loro colpe, come tutti, forse un po’
meno degli altri. Non è possibile giudicare la realtà con un criterio storico,
inquadrandola nell’insieme di un processo, razionale o irrazionale che sia?
Perché far pesare la giusta e netta condanna morale di alcuni orrendi episodi
su un’intera collettività? Perché farne un assoluto etico in negativo da
contrapporre a un altro (altrettanto improbabile) assoluto etico in positivo,
presi entrambi come principi di valutazione storica e di valore?
David
Sorani