Torino
Scuola
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Irene Tedeschi Segre
Facile sparare a zero sulla scuola: non insegna, non coinvolge, non educa,
poi ritirare la mano: gli insegnanti sono stupendi, impegnati e preparati. Forse
si parla in generale perché qualcuno intenda. Forse. Mi sembra giusto,
comunque, rispondere e precisare.
Cominciamo dal fondo.
Nelle nostre classi il rispetto per ciascuno, e non solo per i figli di
matrimonio misto, ma per tutti, è di rigore. Questo vale per gli allievi fra
loro e per gli insegnanti e la classe nei loro reciproci rapporti. Senza
distinzione ma anche senza confusione fra chi non è ebreo, chi lo è e chi lo
vuole diventare.
Risaliamo le critiche.
La lingua.
Certo, sanno poco. Ma quali sono i nostri mezzi?
L’inglese si impara ad una scuola di lingue più soggiorni all’estero più
canzoni più computer ecc.
L’apprendimento dell’ebraico è ristretto invece alle circa tre ore di
scuola (si potrebbero aumentare certo, ma allungando ancora l’orario
scolastico), la collaborazione delle famiglie è minima, inesistenti gli stimoli
esterni a parte la lettura delle Tefilloth al Tempio.
Stiamo ora sperimentando tecniche nuove che creano proprio l’ambiente
ebraico (inteso come lingua) e che sembrano dare ottimi risultati.
Terzo punto.
Qui il dissenso è grande e forte. Nella scuola, e ormai la mia esperienza
è lunga, gli alunni ebrei vivono il loro ebraismo con intensità, piacere e
vivo interesse. Ne capiscono i principi e la ricchezza di significati.
Finita la scuola, l’impegno perché ciò che è stato costruito non vada
perduto, passa alle famiglie.
Fatto il Bar/Bath mitzvà, il lavoro è lungo e, anche se ormai per
l’ebraismo si è adulti e quindi con obblighi e doveri, la maturità ancora è
lontana.
L’età è difficile e la non condivisione giornaliera con i coetanei rende
tutto un po’ più complicato ma le fondamenta esistono. Il compito ora è dei
genitori coadiuvati, naturalmente, dalle istituzioni comunitarie.
Ultima considerazione.
Se “… non vi è dubbio che obiettivo primario…
debba essere l’insegnamento dell’ebraismo e dell’ebraico”,
perché sui gadget della famosa festa non compare la bella scritta in ebraico
“Scuola ebraica di Torino” come sulle magliette originali?
Poteva essere un buon inizio: parlo ebraico,
leggo ebraico, vado alla scuola ebraica.
Irene Tedeschi Segre