Torino
Lo sapevano?
Riflessioni sull’intervista di Tullio Levi
di
Guido
Fubini
L’intervista rilasciata da Tullio Levi, Presidente della Comunità ebraica
di Torino, pubblicata sull’ultimo numero di Ha Keillah, offre l’occasione
per alcune osservazioni che da tempo mi frullavano per il capo ma che, nella mia
qualità di Presidente del Collegio dei Probiviri, avevo ritenuto opportuno fino
a ieri di lasciare tranquillamente frullare.
L’intervista lascia parzialmente in ombra i motivi che hanno portato alle
dimissioni del Presidente e dei Consiglieri di minoranza, provocando la
decadenza dell’intero Consiglio e l’obbligo di nuove elezioni.
In effetti dimissioni, decadenza ed elezioni non hanno portato alla revoca
del Rabbino Capo, come il Presidente avrebbe desiderato. Il Presidente e i
Consiglieri che l’ hanno seguito erano o no consapevoli dell’insussistenza
del “gravi motivi” che, a norma di Statuto, possono giustificare la revoca
del Rabbino Capo?
Se non lo sapevano, devono riconoscere di essere incorsi in errore. E questo
riconoscimento è la premessa per avviare nuovamente un dialogo:
la presa d’atto del 27 novembre da parte del Consiglio può costituire
quel riconoscimento che è la premessa della ripresa del dialogo. È una mano tesa che la minoranza ha il dovere di
accettare e di stringere.
Se invece lo sapevano, le dimissioni che hanno portato alla decadenza
dell’intero Consiglio e le nuove elezioni comunitarie si inquadrano in un
disegno nuovo volto a ribaltare politicamente il Consiglio della Comunità per
una politica che non era stata annunciata esplicitamente nel corso della
campagna elettorale ma che può forse trovare una indicazione nell’intervista
con Tullio Levi pubblicata nello scorso numero di Ha Keillah.
Tullio Levi esclude che la nuova politica investa la scuola in nome di un
preteso laicismo e ne prendiamo volentieri atto. Non so se e in che modo il
Consiglio della Comunità potrebbe (e cioè abbia la forza ed il diritto di)
influenzare i contenuti didattici. Ma questo è un altro discorso che potrebbe
essere la premessa di una nuova battaglia non già di procedura ma di contenuti.
Guido Fubini