Israele
Asti
incontra
Gerusalemme
di
Silvia
Romanin Jacur
“Gerusalemme era la città del re David, che ne fece poi la sua
capitale... e così fu sino alla distruzione del secondo Tempio per opera di
Tito, allorquando cominciò la diaspora”. Comincia da lontano l'architetto e
urbanista David Cassuto, per raccontare al pubblico astigiano di quella che
ormai sente anche un po' “sua” Gerusalemme. Perché, anche se di origini
fiorentine, la sua famiglia è legata fortemente a Israele e alla sua capitale
da lunga data, e lui stesso vi si trasferì con la madre, quando era ancora
molto piccolo. Sino a diventarne vicesindaco per cinque anni accanto ad Olmert,
allora Primo cittadino di Gerusalemme.
Con questo esordio Cassuto si presenta al pubblico e ai suoi ospiti,
Associazione Italia-Israele e Inter-Clubs Rotary Asti; e tra un flash e un
sorriso per la stampa, passa rapidamente a raccontare del livornese Moses Haim
Montefiore che, arrivato a Gerusalemme nel 1866, pensò di ovviare al
sovraffollamento della città facendo costruire per gli ebrei un nuovo quartiere
fuori le mura. Il “quartiere di Moses” rimase però a lungo deserto. A nulla
valse abbassare gli affitti: dovette arrivare a pagarli perché ci andassero ad
abitare e nonostante questo essi tornavano pur sempre a dormire in Città
Vecchia, ove convivevano con cristiani e musulmani. Quel legame viscerale con le
mura della Città Santa non impedì tuttavia la nascita di nuovi quartieri
ebraici fuori le mura (col tempo arrivarono a una settantina), mentre i
musulmani costruivano villette. Gerusalemme fu divisa in seguito agli scontri
fra esercito giordano e israeliano del 1948, ma con la Guerra dei sei giorni
(1967), fu nuovamente riunificata: “Voi non potete nemmeno immaginare quale
sia stata la felicità – dice ancora commosso Cassuto – di potersi
riabbracciare. Gli Arabi s’imbattevano per la prima volta nei semafori e -
ride - applaudivano entusiasti a ogni cambio di luci!”. Non vi era rancore fra
la gente comune: d'altronde erano sempre vissuti gli uni accanto agli altri;
anche se di religione diversa. Come succede ancora oggi all’Università dove
Cassuto è professore e Preside di Facoltà: sono russi, etiopi, israeliani e
palestinesi dei territori, sono 10.000 e vengono da tutto il mondo per studiare
nelle stesse aule e sugli stessi libri.
Come si può allora oggi difendere il muro? Il professore ne è fermamente
convinto: con il muro si è riusciti ad impedire l’ingresso dei kamikaze;
d'altra parte non manca la fiducia in un futuro migliore, quando cessata la
minaccia si potrà abbattere il muro e costruire nuovi ponti. “Gerusalemme è
di tutti coloro che le vogliono bene”, risponde Cassuto, “e se amministrata
dagli Israeliani, è e rimarrà sempre una città aperta a tutti”. È vero che
è ambita da tutte e tre le grandi religioni monoteiste, ma mentre per l’Islam
c’è anche e soprattutto La Mecca e per i cristiani Roma è regina, per
l’Ebraismo c’è un’unica città sacra e da 2000 anni tutti gli ebrei del
mondo pregano rivolti alle vestigia del suo Tempio.
Silvia Romanin Jacur