Israele
rapiti
di
Anna
Rolli
Martedì 15 gennaio, in mattinata, a Roma, presso la sala stampa della
Camera dei Deputati si è tenuta una conferenza stampa, organizzata da
“Quaderni Radicali”, che può essere vista integralmente sul sito internet: www.agenziaradicale.com.
Lo scopo della conferenza era quello di richiedere al nostro governo un
intervento umanitario a favore dei tre soldati israeliani rapiti nel giugno e
nel luglio 2006, Gilad Shalit, di diciannove anni, sul confine di Gaza, Eldad
Regev e Ehud Goldwasser, rispettivamente di 26 e di 32 anni, sul confine del
Libano.
Le organizzazioni responsabili del sequestro, Hamas ed Hezbollah, finora,
non hanno rispettato nessuno dei diritti umani garantiti ai prigionieri di
guerra dalle leggi internazionali e dalla convenzione di Ginevra, esattamente
come precedentemente accaduto con il pilota israeliano Ron Arad che è diventato
nel suo paese e nel mondo il simbolo di tutti i prigionieri di guerra ai quale
viene negato ogni diritto umano.
Preso prigioniero nel 1986 da Hezbollah,
quando aveva poco più di venti anni, di lui non si è saputo più nulla.
Poi, la testimonianza di tre diplomatici iraniani fuggiti dal loro paese,
uno dei quali ha affermato di averlo incontrato in una prigione nei pressi di
Teheran. Ron, che è anche malato di cuore, sopravviverebbe tra torture di ogni
genere, e gli ayatollah avrebbero fatto eseguire da un medico libanese un atroce
intervento chirurgico per impedirne la fuga, l’incisione della nervatura del
midollo spinale che provoca la paralisi dalla vita in giù. A tutt’oggi sono
le uniche informazioni che abbiamo e, purtroppo, sembrerebbero attendibili.
Riflettevo poche settimane fa in un articolo scritto per presentare la
conferenza stampa:
“Le prigioni israeliane, come quelle di tutta Europa,
non sono certamente un bel posto. Sono un posto però dove tutti gli
imprigionati hanno diritto ad un regolare processo, dove le visite della Croce
Rossa Internazionale avvengono regolarmente, è sempre presente un medico in
infermeria e i detenuti seriamente malati vengono trasferiti in un ospedale.
Sono un posto dove tutti escono dalle celle durante
le ore d’aria e i detenuti non in regime di isolamento possono
frequentare la biblioteca, leggere e studiare. Inoltre i familiari sanno
in quale luogo e in quale prigione si trova il loro congiunto, sono
costantemente informati del suo stato di salute e hanno diritto a visite
regolari e a tenere una corrispondenza. E chiunque può capire quanto tutto ciò
sia importante.
La condizione dei prigionieri di guerra, in parallelo, è regolamentata
sia in Israele sia in Europa dalla Convenzione di Ginevra, che garantisce a
questi ultimi gli stessi diritti di qualsiasi altro imprigionato, salvo,
ovviamente, le visite dei famigliari che fino a quando perdurano le attività
belliche non sono possibili.
Tutto quello che io ho descritto finora
non è altro che l’applicazione di un insieme di norme e leggi che gli
uomini si sono dati nel corso dei secoli e che costituiscono l’essenza della
civiltà e il superamento della barbarie, infatti la civiltà, in estrema
sintesi, consiste nella tutela dei
diritti umani dei più deboli. Nella tutela dei bambini, dei malati, delle
donne, dei poveri, dei prigionieri e delle loro famiglie....mentre la barbarie,
al contrario, consiste nella possibilità di calpestare tali diritti
impunemente.
Ora io vi domando: quale può essere lo stato d’animo di una famiglia
un congiunto della quale sia stato
rapito da un’organizzazione estremista islamica che non aderisce alla
convenzione di Ginevra e che, in nessun modo, riconosce e tutela i diritti umani
dei prigionieri, neppure quelli più elementari?”
Ovviamente risulta intollerabile per qualsiasi persona civile (e non
soltanto per me che in Israele ho visitato e parlato a lungo con i familiari dei
soldati rapiti*) il pensiero che qualcuno possa essere sequestrato e tenuto
prigioniero per lunghi anni, per il solo motivo di aver indossato la divisa
dell’esercito del proprio paese e nonostante non abbia commesso alcun reato e
non si sia macchiato di alcuna colpa.
La crudeltà del mondo nel quale viviamo è sconfortante, sappiamo però
che, insieme a tanti altri, siamo impegnati quotidianamente nel tentativo di
renderlo, per quanto possibile, migliore.
Quaderni Radicali, da sempre in prima linea sul fronte dell’umanità, del
progresso e della democrazia, vorrebbe che fosse richiesto a viva voce dal
nostro governo il diritto per i soldati israeliani rapiti di essere visitati
dalla Croce Rossa Internazionale e quello delle famiglie di essere informate
sulle condizioni di salute e di detenzione dei loro congiunti.
Nella speranza e nell’attesa che Ron, Gilad, Eldad e Ehud siano liberati e
possano tornare a casa, nel proprio paese, a riabbracciare i parenti e gli
amici, con la conferenza stampa, Quaderni Radicali, rappresentata dal direttore
on. Giuseppe Rippa, ha chiesto al nostro governo un intervento per rendere meno
disumana la loro condizione e quella delle loro famiglie, assieme alle
associazioni: Organizzazione degli arabi democratici liberali, Adei/Wizo,
Appuntamento a Gerusalemme, Associazione amici d’Israele, Centro di cultura
ebraica il Pitigliani, Keren Hayesod, Sinistra per Israele, Una rosa per
Israele, assieme ai rappresentanti delle famiglie dei rapiti, ai parlamentari
Giuseppe Caldarola, Furio Colombo, Olga D’Antona, Sergio D’Elia, al
presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati: Umberto Ranieri,
al presidente della Croce Rossa Italiana Massimo Barra e all’ambasciatore
israeliano S. E. Ghidon Maier.
Il giorno successivo, mercoledì 16 gennaio, la stampa nazionale ha dato
ampio risalto alla notizia degli arresti domiciliari della signora Mastella ed a
quella della lettera dei 67 docenti dell’Università La Sapienza di Roma a
proposito della visita del papa. Per la conferenza sui soldati rapiti non è
rimasto molto spazio.
L’avvenimento però, nonostante il “silenzio assordante” della stampa
nazionale, seguirà il suo iter parlamentare e porterà dei risultati.
Anna Rolli