Memoria
Virginia Brandone Ambrostolo, Giusto d’Italia
di
Silvia
Romanin Jacur
Al tempo delle persecuzioni razziali, per ogni ebreo denunciato si
ricevevano 5000 lire, eppure nessuno degli abitanti di Cessole aprì mai la
bocca per far menzione di quegli “sfollati” che nel novembre del ’43 erano
arrivati in paese; nemmeno le figlie minori dei Brandone, che andavano ancora a
scuola, parlarono mai con nessuno di quegli strani “ospiti” che giravano per
casa. Erano in nove, racconta Delia Tedeschi, appartenevano a tre famiglie
ebraiche di Asti e di Genova, e cercavano rifugio: così Emilio e Virginia
Ambrostolo li sistemarono fra casa propria, la Cascina Tassera e la cascina di
Domenico e Luigia Brandone, genitori di Virginia, dove trovò asilo con i
genitori proprio Delia, che grazie a questi “Giusti fra le Nazioni” ci può
ancora raccontare questa storia.
Delia Tedeschi è tornata a Cessole lo scorso 3 febbraio per portare la sua
testimonianza e accompagnare con un tributo di riconoscenza la consegna della
medaglia d’oro al valor civile del Presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano alla signora Virgina Brandone, vedova Ambrostolo. Perché, com’è
scritto nel Talmud, “chiunque salvi una vita salva l’umanità intera”.
Anche Adriana Luzzati, rimasta poi sempre amica di Virginia, racconta di
quegli otto mesi di vita presso gli Ambrostolo: “In casa non c’erano né
acqua, né luce; loro lavoravano nei campi, mentre noi, che non potevamo uscire,
aiutavamo in casa”. Ci fu poi un attentato e la cascina vicina fu data alle
fiamme: non si poteva più rimanere lì e l’unica via d’uscita rimaneva la
Svizzera. E ancora una volta fu Emilio ad accompagnarli fin quasi al confine,
nel giugno del 1944.
Prima dei saluti delle autorità, ancora una nota commossa del dottor
Rizzoglio, migliore amico di Emilio Ambrostolo, cui muore la voce in gola per
l'emozione: “Egli mise in pericolo la vita propria e dei propri familiari, per
mettere in primo piano il dolore e le necessità altrui”. Infine un invito a
riflettere in questa Giornata della Memoria, ma non solo: “Nulla fa più bene
all’anima, che rendere un’anima meno triste”.
Silvia Romanin Jacur