Cognomi
La famiglia Rossi
di
Conferenza al
Tempio Italiano di
Gerusalemme
“Guardati bene e sta molto bene attento a non dimenticare le cose che
i tuoi occhi hanno visto e che non si dipartano dal tuo cuore tutti i giorni
della tua vita; anzi le farai conoscere ai tuoi figli ed ai figli dei tuoi
figli” (Deuteronomio, 4, 9).
In questa asserzione ho trovato la ragione della ricerca sulle origini della
mia famiglia paterna con l’intento di farle conoscere ai miei discendenti.
Ho avuto il privilegio di essere nata nella famiglia Rossi,
in ebraico MeAdumim, una delle famiglie nobili
deportate da Tito come trofeo di guerra a Roma, dopo la conquista della Giudea,
come si legge nei libri che trattano della distruzione di Gerusalemme e della
Giudea Capta.
Ho appreso questa notizia la prima volta da mio padre, quando ero ragazzina
e mi ricordo con che orgoglio mio padre parlò quel giorno a tavola. Non ho
valutato seriamente la cosa in quel tempo, ma le sue parole mi tornarono alla
mente quando ci stabilimmo a Gerusalemme, nel 1939 e me le ripeté. Solamente
però quando cominciai ad interessarmi di genealogia, scoprii che le parole di
mio padre non erano semplicemente una “storiella”, ma avevano un significato
storico di rilievo. Mi dispiace di non poter più dare relazione a mio padre su
quello che l’eco delle sue parole ha significato per me in seguito,
conducendomi a fare un’accurata ricerca sulla famiglia in vari archivi e
consultando numerosi scritti.
Il nome della famiglia MeAdumim
è stato tradotto in ebraico con De’
Rossi, ma non in tutti i suoi rami il De’ è stato conservato in
italiano, mantenendolo però in ebraico. Il cognome Rossi
è il più diffuso in Italia, ma per esser certi che si tratti di una famiglia
ebraica, bisogna avvalersi solamente di documenti degli archivi in cui è
annotata la parola “ebreo” accanto al nome e dei documenti conservati presso
le comunità ebraiche.
Quando mi trovavo a Roma, il compianto Rabbino Yehudà Pavoncello mi parlò
della sua certezza che il luogo di origine di questa famiglia deportata a Roma
era la zona vicina a Gerusalemme denominata Adumim, nome esistente ancora oggi.
Mi sono dedicata alla ricerca delle famiglie dei miei avi, dopo aver
pubblicato quella sugli Artom. In seguito a questa esperienza, non ho potuto
infatti frenare il mio desiderio di consultare gli archivi in cerca di documenti
concernenti la vita delle famiglie dei miei genitori e nonne: MeAdumim, Ajò,
Consolo e Bemporad.
Ultimamente mi dedico principalmente alla famiglia MeAdumim,
perché è troppo complicato dedicarmi a quattro famiglie contemporaneamente. Ho
accumulato molti documenti e note attinenti a tutte le altre famiglie da cui
discendo, proponendomi di continuare ad occuparmene, se HaKadosh Baruch Hu me ne
darà la possibilità, dopo aver concluso quella dei MeAdumim.
Consultando archivi e biblioteche in varie città italiane e qui in Israele,
ho accumulato diversi quaderni di notizie che mi servono da guida per il mio
lavoro di ricerca.
Ho trovato tracce della famiglia MeAdumim in molte città italiane, prima di
tutto a Roma, ma anche ad Ancona, Ferrara, Firenze, Livorno, Torino, Cento,
Venezia, Trieste, ecc.
Non mi è stato possibile recarmi a consultare tutti gli archivi di queste
città, come avrei voluto, perché, residendo a Gerusalemme, le mie possibilità
sono limitate. Ciononostante, attraverso internet e la posta elettronica, riesco
ad arrivare a notizie di rilievo anche stando a casa davanti al computer.
Entusiasmante per me è stato ricevere copia di una lettera scritta a Ferrara
nel 1576 dal famoso rabbino Azarià
De’ Rossi, mantovano, ad un prelato di Novara. Questa lettera è
conservata in un archivio di Parma, a cui mi sono rivolta in seguito alla
lettura di una nota inserita in una pubblicazione consultata qui a Gerusalemme
in biblioteca.
Non posso elencare in questa occasione e in tempo limitato le tante notizie
che sono riuscita a mettere insieme durante tutti gli anni in cui mi sono
dedicata a questa ricerca, ma alcune credo possano interessare.
Ho trovato un’elegia del 13° secolo composta da Salomone De
Rossi, figlio di Moise,
figlio di Yekutiel da Roma, deceduto nel 1284.
L’elegia tratta di un terremoto dell’anno 1269 in Ancona. Questa è
probabilmente l’epoca in cui un ramo della famiglia si trasferì da Roma in
Ancona, mia città natale; i Rossi si diffusero e passarono successivamente a
Ferrara, Mantova, Torino, Venezia e anche a Trieste.
A questa famiglia appartennero personaggi illustri, per esempio: il poeta Immanuel Romano, detto Immanuel Giudeo, nel 13° secolo;
l’amanuense Paula Anav, moglie di Salomone De’
Rossi (l’autore dell’elegia di cui ho parlato prima); suo nipote Moise De’
Rossi, vivo nel 1373, autore del famoso Sefer HaTadir,
e tanti altri.
A Cesena è documentato un permesso datato 1459, emesso dal papa Pio II, in
cui si autorizzava l’esercizio della medicina ad Angelo De’
Rossi. Da questa stessa città partì con alcuni membri della sua
famiglia David Min HaAdumim. Egli arrivò a Safed
dopo molte peripezie di viaggio, descritte in una interessante lettera ai
famigliari rimasti in Italia datata 1535; fra l’altro, scrisse che suo figlio
fu preso prigioniero dai corsari e poi liberato a Cipro, che il cognato morì
invece a Zidone, e ancora altri particolari avvincenti. In questa lettera si
dice molto felice della sua vita a Safed e ne descrive i fiorenti commerci. La
constatazione più rilevante è quella sul clima, quando afferma che l’aria è
talmente buona da risanare completamente la salute sempre cagionevole di di sua
moglie.
A Roma, nell’Archivio Capitolino, ho trovato un documento notarile
interessante che tratta di Giulia
De Rossi. Il documento, senza data dell’anno, senza inizio né
fine, ma evidentemente stilato a metà del 16° secolo, ci fa notare che il
notaio cercava testimoni a proposito di questa Giulia,
proprietaria di una costruzione chiamata “torre” nella zona del ghetto, in
cui viveva una famiglia che da essa prese il nome “Della Torre”.
Dopo il decesso di Giulia
De Rossi, la proprietà passò alle monache di Panisperna. Ho
dedicato inutilmente molto tempo a cercare la fine di questo documento o almeno
altri documenti che trattino di questa Giulia
De Rossi, sperando di trovare almeno la sua paternità e la data
della morte. Ho rintracciato solo un documento che prova la sua proprietà. I
documenti relativi a queste monache furono dispersi durante il periodo
napoleonico, in seguito al cambiamento della loro dimora.
A Roma, all’Archivio di Stato, ho trovato una lista di banchieri ebrei,
fra cui sono ricordati anche alcuni De
Rossi del XVI secolo. Dopo questa epoca gli ebrei banchieri non
potevano più operare se non con i loro correligionari.
A Roma vivono ancora oggi dei Rossi
ebrei, ma parte di essi non hanno tradizioni così antiche, in quanto diversi
capifamiglia con questo cognome risultano convertiti in seguito a matrimoni con
donne ebree.
Nelle altre regioni italiane ricordo, fra i luoghi abitati da appartenenti
alla famiglia Rossi, anche Cento, dove viveva una fiorente comunità. Nei
rapporti di un convegno di studi storici tenuto in questa città nel 1993 sono
ricordati frammenti di documenti risalenti al XII secolo; esiste un cimitero
ebraico, dove ancora al principio del XX secolo furono seppelliti alcuni Rossi. Si ricorda inoltre che gli ebrei di Bologna, espulsi
dalla città quando questa passò sotto il dominio dello Stato Pontificio,
dovettero portar via con sé anche i resti dei loro morti e seppellirli a Pieve
di Cento.
In seguito non si possono omettere i nomi del famoso Azarià De
Rossi sopra ricordato, autore del Me’or
‘Einaim, nato a Mantova e deceduto a Ferrara nel 1578, come pure di
Salomone De
Rossi, il famoso compositore che visse alla Corte dei Gonzaga a
Mantova circa nella stessa epoca. Con lui visse anche la sorella conosciuta col
nome di Madama Europa, cantante nella stessa corte, sposata ad un David De’ Rossi da cui ebbe figli che vissero in Piemonte e
lavorarono come musici alla corte dei Savoia.
Spostandomi in Piemonte, ho trovato in Asti il documento del matrimonio di
una Vittorina De’ Rossi nell’anno 1816.
Era discendente dei Min HaAdumim di Mantova,
rifugiatisi in Piemonte a causa del passaggio della città dai Gonzaga agli
austriaci.
Mio bisnonno fu un altro Salomone
De Rossi, nato in Ancona nel 1832 e ivi deceduto nel 1903. Era uno
stimato Sofer (scriba), insegnante e officiante nella sinagoga di Ancona.
Possiedo sue fotografie, di cui una del 1869. Grande fu il cordoglio degli ebrei
anconitani quando morì.
Notizie di appartenenti ai Rossi
in tempi più vicini a noi. Nel Libro
della Memoria di Liliana Picciotto Fargion sui martiri ebrei uccisi
nei campi di sterminio nazisti sono elencati nove membri della famiglia Rossi. Fra loro desidero ricordare in particolare il
partigiano Walter Rossi (Min
HaAdumim), nato a Ferrara, conosciuto
col nome di battaglia ‘Zanzara’ a causa della sua gracile costituzione e
fucilato al Pian del Lot, vicino a Torino.
Un altro appartenente a questa famiglia ucciso dai nazifascisti fu Alfred De’Rossi, un avvocato di Tunisi, sionista,
paracadutato in Sicilia e ivi fucilato.
È molto difficile costruire un albero genealogico della famiglia MeAdumim senza interruzioni, perché i suoi membri vissero in
vari luoghi e i documenti sono sparsi in tanti archivi, così che sarebbe
necessario dedicare molto tempo alle ricerche su ognuno di essi. Mi è stata
molto più facile la ricerca della famiglia Artom, i cui componenti vissero
continuamente in Piemonte da prima del XVII secolo, quando arrivarono in Italia
dalla Germania, motivo per cui le loro tracce sono reperibili prevalentemente
negli archivi di questa regione.
Siamo a Gerusalemme, e quindi desidero finire il mio discorso con le parole
del Nachmanide (Rav Moshé ben Nachman), contenute in una lettera al figlio
Nachman: “Possa chi ha visto la distruzione di Gerusalemme, meritare di
vederne la completa ricostruzione quando la Divina Presenza ritorni a
Gerusalemme”. La famiglia MeAdumim ha visto la distruzione di Gerusalemme ed
è stata deportata nell’Impero Romano, da cui si sparse in vari paesi della
diaspora, ma, tornando come me a Gerusalemme, i discendenti coltivano la
speranza di vederne la completa ricostruzione quando ci meriteremo la Protezione
Divina.
Elena Rossi Artom