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Illusioni ed errori

 

H.K. è una rivista che si occupa solo indirettamente di politica, i suoi redattori non sono giornalisti a tempo pieno e l’area politica a cui fanno riferimento è nota e dichiarata e non è “estremista”, come si è letto in una ecumenica e discutibile analisi del voto ebraico in Italia, in un recente numero di Pagine ebraiche.
Ma è con sconcerto ed apprensione che guardiamo all’esito delle recenti elezioni.
Lo sconcerto riguarda l’indubbio successo del Pdl fondato sulle promesse fatte dal suo leader oggi, come in passato, grossolanamente irrealistiche e suggestive. Si tratta di un leader che in qualunque vecchia democrazia europea avrebbe dovuto da gran tempo dimettersi o essere dimesso dagli elettori, non fosse altro per le sue ben note disavventure giudiziarie. Che poco meno di un terzo degli elettori abbia espresso un voto a suo favore è un segnale significativo e inquietante dello stato della nostra democrazia.
La vittoria del Movimento 5 stelle, ben oltre le previsioni della vigilia, impone un discorso diverso. Al di là degli aspetti clowneschi, urlati e populistici del suo leader, questo movimento ha utilizzato nuove ed efficaci tecniche di comunicazione e di partecipazione dal basso e ha espresso e rappresentato una più che giustificata protesta su come è stata amministrata la cosa pubblica in questi anni nel nostro paese, sulla sua moralità, sui suoi costi e sui suoi clamorosi conflitti d’interesse, ma anche sulla disattenzione su temi essenziali, quale l’ecologia, l’utilizzo dei beni della collettività, lo scempio del territorio. Questo movimento tuttavia appare del tutto carente od offre risposte inadeguate sui temi economici, sulla sorte dell’Euro, sulla globalizzazione, sulla permanenza o collocazione del nostro paese nella comunità europea.
Si è poi assistito alla fine poco gloriosa dei magistrati che passano dalle aule della giustizia a quelle della politica nell’illusione di potervi trasferire il loro carisma o il loro potere, e a quella dell’economista saccente, caduto per l’infortunio di essersi attribuiti titoli accademici ambiti ma mai ottenuti (resta da chiedersi perché questa piccola vanità menzognera lo abbia perduto, mentre le menzogne ben più grandi di un altro leader politico lo abbiano favorito).
Quanto all’area politica a cui molti dei redattori di questa rivista fanno riferimento, essa è riuscita a sperperare il credito che si era andata guadagnando per il suo realismo, la sua mancanza di demagogia e la sua attenzione più alle sorti del paese che allo stretto interesse del suo partito. Ciò è avvenuto per l’illusione di poter gestire il largo margine di vantaggio che aveva sugli altri partecipanti alle elezioni con una campagna elettorale in sordina, senza parole d’ordine incisive e chiare, lasciando ai grillini l’esclusiva di una forte protesta e di proposte concrete sulla moralità e sugli sprechi della politica.
Ora venendo al futuro si può pensare che il movimento 5 stelle dovrà, entrando nelle istituzioni, uscire dalla protesta ed entrare in una fase propositiva e attiva. I suoi eletti sono giovani, perbene, incensurati, in buona parte nuovi e impreparati a gestire una macchina così complessa come l’amministrazione dello stato, e tuttavia interessati alla stessa non per loro tornaconto ma per ragioni morali e ideali. Essi dovranno imparare a conoscere e a gestire quella macchina, scontrandosi con una realtà dove non serve l’urlo e l’invettiva ma l’intelligenza e una cultura politica. Una novità senz’altro positiva è inoltre il significativo aumento della componente femminile nel nuovo parlamento.
Se così fosse ci dobbiamo augurare che il centrosinistra si mantenga fermo nel proposito di sfuggire all’abbraccio mortale che qualcuno già ventila e che gli offre il Pdl e apra un dialogo con il movimento su tutti quei temi su cui vi deve essere convergenza, cioè sulle giuste istanze di riforma di una cosa pubblica malata, corrotta e inefficiente, saggiando la volontà e la capacità di questo movimento di passare dalla protesta a scelte propositive. Se il movimento 5 stelle rifiutasse questa proposta se ne dimostrerebbe il carattere esclusivamente protestatario, velleitario e inconcludente e si potrebbe tornare a votare con molte ragioni e, c’è da augurarsi, con ben altra grinta e determinazione.
La confusione e l’incertezza dunque sono grandi, ma potrebbero anche essere salutari.
 

H.K.

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