Israele

 

Rav Melchior e gli arabi israeliani

di Reuven Ravenna

 

Nell’ultima e-mail trasmessa ai suoi simpatizzanti, il Rav Michael Melchior ha dichiarato di non essere pervenuto ad un accordo con una determinata lista per una sua candidatura e che, di conseguenza, continuerà, come negli ultimi anni, ad agire nei suoi molteplici impegni extra-parlamentari. Il curriculum di Rav Melchior è di tutto rispetto. Rav della Norvegia, coordinatore dei Benei Akivà nella Diaspora, e dopo l’alyà nel ’86, in varie vesti, egli fu attivo in diversi fronti. Avendo aderito, dopo l’assassinio di Rabin, alla formazione dei religiosi moderati Memad, venne eletto poi membro della Keneset, ricoprendo, in seguito, la carica di viceministro per la diaspora, e nella sedicesima legislatura funse da Presidente della Commissione dell’educazione della Camera. Tra le leggi da lui patrocinate, è di particolare importanza l’istituzione del nuovo settore delle scuole comuni a datim e “laici”’. Rav Melchior si è segnalato per le sue battaglie a favore dei bambini disabili, per i dialoghi, all’interno tra “religiosi” e non osservanti, e in campo internazionale, ha partecipato ad incontri interconfessionali. Ultimamente ha condotto, con successo, la campagna affinché le royalities che perverranno dallo sfruttamento dei giacimenti di gas al largo delle coste israeliane vengano destinate dallo Stato, in grande misura, per finalità sociali.

Ma, se fosse lecita una graduatoria di merito, porrei al vertice la fondazione del “Forum per l’accordo civile per le relazioni tra ebrei e arabi”. Per la settima volta, si è tenuto, a metà dicembre, a Giaffa, presso il Centro Arabo-Ebraico, il Convegno Annuale dell’Istituzione. L’incontro è stato di particolare importanza, dato l’approssimarsi delle elezioni. Faccio notare che l’intervento di politici della maggioranza è stato un segno positivo, certo non del tutto disinteressato, aggiungendo altre voci ai tradizionali esponenti arabi e dei partiti del centrosinistra.

Rav Melchior, che presiedeva il Plenum, ha sottolineato come, nonostante le difficoltà, i pregiudizi, e la situazione geopolitica, ci si renda conto come non è più possibile emarginare il 20 per cento dei cittadini non ebrei, formato da musulmani, drusi e circassi. Abbiamo sentito le “tradizionali” doleances dei deputati arabi sulle discriminazioni nell’erogazione dei fondi pubblici alle località abitate dalle minoranze, sulle espropriazioni di terre, sul preoccupante intensificarsi di una mentalità “razzista”, in larghe fasce ebraiche, nel contesto della polemica “Stato Ebraico e democratico o Stato di tutti i cittadini”. Da destra si è criticatao l’intereresse,quasi esclusivo, dei parlamentari arabi per i temi inerenti il conflitto israelo-palestinese a scapito della legittima preoccupazione per i problemi dei propri elettori e l’ostilità nei confronti della proposta di un servizio civile per i giovani esentati dall’arruolamento in Zahal.

Ho assistito ad un panel riguardante l’inserimento degli arabi israeliani nei diversi settori socioeconomici, strumento fondamentale per la parità e la formazione di un’identità. Ne ho tratto una visione bilanciata, senza l’illusione di rapidi, stupefacenti progressi, ma, nel contempo, un quadro non del tutto nero. In determinati settori, come nella medicina pubblica, la presenza araba è particolarmente significativa, ma la disoccupazione dei laureati è sempre alta. Nelle zone della Galilea si sono fondate industrie elettroniche, che vedono una crescente collaborazione ebraico-araba. Ma si denunciano reticenze nelle assunzioni in impieghi e posti di responsabilità, non sempre motivate da argomenti inerenti alla sicurezza. In conclusione, uscendo dal convegno, sintetizzando, mi sono emerse alla memoria due affermazioni del passato: “Il dilemma degli arabi cittadini di Israele consiste nel dissidio tra l’appartenenza allo Stato che si trova in conflitto con i loro fratelli”, e “La maturità e il livello etico dello Stato Ebraico, espressione della Minoranza per eccellenza nella Storia dei popoli, verrà giudicata come, a sua volta tratterà le minoranze nel suo seno”.

Reuven Ravenna