Ricordi

 

Angelo Piperno

di Ariel Finzi

 

Il 28 gennaio è mancato Angelo Piperno, ben noto agli ebrei torinesi perché sempre presente e attivo nella vita della Comunità, sempre gentile e pronto a dare una mano a tutti. Lo ricordiamo con le parole pronunciate al suo funerale dall’amico Ariel Finzi.

 

L’espressione “Baruch Dayan Emeth” significa “Benedetto sei Tu Giudice di Verità” e, oltre al suo significato letterale, indica lo sgomento e l’impossibilità di esprimere commenti di fronte ad eventi come il lutto.

È molto difficile per me parlare qui oggi e, come a tutti noi, sembra di vivere in un incubo e che da un momento all’altro ci risveglieremo e tutto tornerà come prima.

Io conosco Angelo, o meglio Angelino come lo chiamavamo tutti, dai tempi dell’asilo, della scuola elementare, delle medie e del liceo.

Ricordo gli anni della Jeanseria in via Madama Cristina che era diventata un punto di ritrovo di tutti gli amici e dove noi ammiravamo le tecniche di vendita di Angelino che riusciva a vendere un paio di jeans anche alle persone che “mettevano solo la testa dentro al negozio” per chiedere l’ora.

Ricordo i Sabati sera spensierati con Jonathan, Davide, Laura, Gabriele, Ada, Sergio e Guido.

Ricordo il viaggio in Spagna del 1979 dopo la maturità e prima della separazione quando molti di noi, io compreso, andammo a vivere in Israele.

Poi arrivò il tempo dei nostri matrimoni e delle nascite dei figli: mia figlia Sara era all’asilo con Ruben proprio come lo ero io nella foto che rimarrà per sempre nel profilo Facebook di Angelo.

Seguì il periodo dei Bar e Bat Mitzwà dei nostri figli.

Io ho contribuito alla preparazione di Ruben e fu per me un’emozione fortissima, come se fosse stato mio figlio.

Angelo e la sua famiglia erano sempre con noi in tutte le occasioni importanti dell’anno: il Seder di Pesach e di Rosh Ha-Shanà, i compleanni e gli anniversari.

Soprattutto ricordo l’Angelo di questi anni, non più il ragazzo spensierato, ma l’uomo che aiutava tutti, la persona che quando poteva si faceva in quattro per aiutare non solo la sua famiglia, ma chiunque avesse bisogno di qualcosa.

Angelo era una presenza quasi scontata, una persona che c’era sempre in tutte le occasioni, un punto di riferimento.

Quando ieri riflettevo su cosa avrei detto oggi, ho pensato ovviamente alla Parashà che leggeremo questo Shabbath e mi sono accorto di quanto, incredibilmente e forse miracolosamente, troviamo sempre nella Torà degli spunti sulla nostra vita.

La Parashà di questa settimana, narra di un episodio che spesso viene considerato secondario o quasi marginale: Mosè, per amministrare la giustizia e con il suo grande entusiasmo, lavorava – letteralmente – “dalla mattina alla sera”.

Mosè si era praticamente messo in una sorta di vicolo cieco, in cui lui aiutava tutti e tutti gli chiedevano ulteriore aiuto. Ciò lo stava portando ad una situazione insostenibile nella quale rischiava di andare in confusione per il troppo peso e la troppa responsabilità di tutti sulle proprie spalle. Ad un certo punto, però, suo suocero Jethrò, si accorge di quello che sta succedendo ed interviene per dargli un consiglio: il suocero gli dice che tutto questo peso sulle sue sole spalle è troppo oneroso e gli consiglia semplicemente di farsi aiutare anche lui.

Moshè segue quasi completamente il consiglio del suocero.

È incredibile quanto questo episodio sia simile a ciò che è accaduto ad Angelo: forse noi tutti avremmo dovuto dare ad Angelo lo stesso consiglio ed offrirgli il nostro aiuto. Angelo ha dedicato la sua vita agli altri e forse è stato travolto dall’angoscia di non riuscire ad aiutare tutti.

Probabilmente Angelo è crollato di fronte a tutto il peso dei problemi degli altri che sentiva propri.

Tutti noi sappiamo quanto Angelo e Tina siano legati da oltre 40 di vita insieme, e ci sembra impossibile immaginare la loro famiglia senza di lui.

Ma più di tutti lo sarà per Tina, Micol e Ruben.

Carissimi Micol e Ruben, voi avete avuto la grande fortuna di avere un padre ed una madre eccezionali.

Tina è una delle persone più vere e più sincere che io conosca.

Sono sicuro che con l’aiuto di Hashem ritroverete la forza per andare avanti, e lo farete proprio grazie agli insegnamenti che vi ha lasciato Angelo, insieme alla sua forza e nobiltà d’animo e all’affetto che aveva per voi.

L’intera Comunità vi sarà vicina e faremo tutti del nostro meglio per restituirvi il bene che Angelo ha dato a noi.

Di Angelo rimane un grande insegnamento: che la Torà è anche e soprattutto aiutare il prossimo, non solo a parole, ma anche quotidianamente e con fatti concreti.

Baruch Daian Emeth

Ariel Finzi

   

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