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Ci sarebbe bastato

di Paola De Benedetti

 

Silvia Cuttin, con un approfondito lavoro di documentazione sia in Italia sia all’estero, racconta le vicende di tre giovani nel periodo tra l’estate del 1938 e la primavera del 1945, cioè dalla promulgazione delle leggi razziali alla fine della guerra.

Laci, Andi e Martino sono cugini, molto legati tra di loro, che trascorrono nel 1938 le loro ultime vacanze spensierate al mare; poi i destini li dividono.

Laci, già iscritto all’Università, procede negli studi e si laurea; nel settembre 1943, dopo un primo tentativo fallito, riesce a entrare clandestinamente con i genitori e uno zio in Svizzera, dove vivrà (lavorando per pagarsi l’ospitalità) fino alla fine della guerra e al rientro in Italia.

Martino, costretto ad interrompere gli studi, entra a lavorare nell’azienda familiare di importazioni di derrate alimentari, e nel corso delle sue escursioni in montagna entra in contatto con i partigiani che operano nell’entroterra; arrestato come politico, viene riconosciuto come ebreo e deportato, dopo una sosta alla Risiera di San Sabba, ad Auschwitz: la storia della sua deportazione, del lavoro alla banchina di arrivo dei convogli di deportati a Birkenau, i trasferimenti forzati verso ovest, la perdita di un caro amico che non regge la fatica delle marce nella neve, fino all’incontro liberatorio con gli alleati è raccontata in prima persona, una trascrizione, cui l’autrice non vuole aggiungere nulla di suo, di quanto Silvia Cuttin ha ascoltato da lui nel kibbuz Netzer Sereni dove Martino si è trasferito nel 1954 con la moglie e i due figli.

Andi nel 1939 è riuscito ad emigrare con la sorella negli Stati Uniti; dopo un inizio difficile riesce a inserirsi nella nuova realtà; nel 1944 si arruola volontario e viene destinato alla 10a divisione di montagna, che a dicembre si imbarcherà con destinazione l’Italia. Qui sull’Appennino bolognese il 3 marzo 1945, nel corso di una feroce battaglia sulla linea gotica, Andi cadrà colpito da una granata mentre porta soccorso a un commilitone ferito. Pochi giorni prima aveva ricevuto un encomio motivata da “la mancanza di paura, la volontà di condividere il pericolo e le competenti cure di un soldato ferito”.

Alle vicende dei cugini fanno da sfondo - e si intrecciano tra di loro - le storie delle loro grandi famiglie e della città di confine che le ha accolte, Fiume.

Le famiglie Lager e Goldstein (da cui discende la madre dell’autrice) provengono dalla Transilvania, già Ungheria e passata alla Romania con la fine dell’impero Austro-Ungarico. Fiume era il porto dell’Ungheria, così come la vicina Trieste era il porto dell’Austria; Fiume, che aveva già alla fine dell’ottocento una comunità ebraica organizzata, accolse negli anni venti del secolo scorso moltissime famiglie ebraiche: ne riferisce uno studio di Federico Falk che in un volume fuori commercio (recapitato ad Ha Keillah con il libro di Silvia Cuttin) ha raccolto le storie delle Comunità Israelitiche di Fiume e Abbazia negli anni tra il 1915 e il 1945: nella sola città di Fiume sono citate circa cinquecento famiglie.

Paola De Benedetti

 

Silvia Cuttin - Ci sarebbe bastato - Ed. Epika Edizioni 2011 - 19

 

    

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