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Dov’è la Menorah?

di a.s

 

L’editore Skira ripropone in traduzione italiana un testo del 1937 di Stefan Zweig, Il candelabro sepolto, sul mistero che avvolge la Menorah portata via dai romani al Tempio di Gerusalemme (come ci mostra l’arco di Tito); tra il sacco di Roma da parte dei vandali di Genserico e la Bisanzio di Giustiniano, sono narrate le vicende degli ebrei, la loro apprensione per il destino del candelabro, continuamente depredato ma in qualche modo tutelato dal proprio stesso valore, e i tentativi per recuperarlo. Altrettanto interessante la postfazione di Fabio Isman, che illustra (anche con l’aiuto del Rabbino Capo di Roma Riccardo Di Segni) ciò che sappiamo veramente sul destino della Menorah al di là delle molte leggende fiorite su di lei. Una storia che potrebbe offrire lo spunto per un film di Indiana Jones, che nel racconto di Zweig è invece declinata in modo ben diverso, tra profonda religiosità e ingenue illusioni di miracolosi ritorni, tra segni interpretati come divini e riflessioni sul destino del popolo ebraico. Più volte gli ebrei sono descritti come un popolo devoto all’invisibile, destinato ad essere dominato dagli altri e per questo incapace di violenza (ricordiamo che il testo è stato scritto prima della nascita dello stato di Israele e nell’imminenza della Shoah). L’autore, proveniente da una famiglia ebraica non osservante, si lascia scappare qualche errore (a parte le volute e legittime variazioni rispetto a ciò che effettivamente si sa della Menorah): per esempio, curiosamente, a un certo punto pare confondere Amman con Mordechai. È vero, come scrive Isman nella postfazione, che il libro contiene molti elementi ebraici, per esempio il bambino che domanda, e che avrà poi un ruolo centrale nella vicenda. Quello che descrive, però, è un mondo ebraico cupo, autoritario (comandano i rabbini e gli anziani, le donne praticamente non compaiono), privo di ironia, in cui si fa davvero un po’ fatica a identificarsi. Era questo l’ebraismo che Zweig conosceva? Era così che immaginava i suoi antenati di 1400 anni prima? Rimane il fascino di una vicenda misteriosa, di un punto di vista insolito su fatti e personaggi che solitamente non colleghiamo con la storia ebraica, e anche di una conclusione inattesa, che sottrae per sempre la Menorah dal rischio di diventare un idolo. In effetti se proviamo a immaginare cosa succederebbe se il candelabro venisse ritrovato, quali rivalità solleverebbe, quali polemiche nascerebbero su dove collocarlo, viene la tentazione di pensare che in fondo è meglio che rimanga nascosto.

a.s.

 

Stefan Zweig, Il candelabro sepolto, postfazione di Fabio Isman, traduzione di Anita Rho, Skira 2013, pp. 184, 15

    

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