Libri

 

Gli occhiali di Tito

di p.d.

 

Si possono raccontare vicende pesanti con scrittura leggera; lo fa Adriana Altaras che ci racconta con tono vivace la storia della sua famiglia, intercalando il ricordo di vicende tristi, a volte tragiche con osservazioni argute e battute divertenti.

Nata a Zagabria nel 1960, la Altaras si è radicata a Berlino, dove vive con il marito, non ebreo, e due figli adolescenti, e svolge l’attività di attrice e regista.

Dopo la loro morte raccoglie i ricordi e gli scritti dei genitori, che elegge a suoi dibbuk: essi la guidano nella ricostruzione delle vicende di una famiglia partita da Spalato e Zagabria, e dispersa in Germania, Italia, Israele, Stati Uniti. Lei è nata “dopo”, ma porta il peso della storia dei genitori, partigiani combattenti nelle formazioni di Tito, costretti nel 1964/65 a lasciare clandestinamente la Jugoslavia perché criminalizzati dal regime comunista in quanto ebrei. La ricerca del passato la rende particolarmente sensibile alle incomprensioni, alle ingiustizie (per esempio l’espropriazione della tomba di famiglia a Zagabria), alle mistificazioni e al disconoscimento della storia (per esempio l’incredulità del pubblico di intellettuali a una conferenza tenuta a Wannsee sulla programmazione dello sterminio degli ebrei) in cui le capita troppo sovente di imbattersi.

In conclusione lei, ebrea del tutto assimilata, si avvicina all’ebraismo, un ebraismo profondamente sentito, anche se molto sui generis (le descrizioni dei preparativi per il bar mitzwà del figlio maggiore e del seder di Pesach sono esilaranti).

p.d.

 

Adriana Altaras, Gli occhiali di Tito -Storia rocambolesca della mia famiglia, Edizioni Alpha Beta Verlag 2012, pp. 260, g 18

    

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