Roma

 

Perché percuoti tuo fratello?

Cronaca dei fatti di via Balbo

 

 di David Calef

 

Il 14 gennaio Hans Jonas e JCall-Italia hanno organizzato la presentazione del libro Sinistra e Israele - la Frontiera Morale d’Occidente di Fabio Nicolucci nei locali resi disponibili dalla comunità ebraica di Roma in via Cesare Balbo.

Alle 20:20 entrando nella sala grande dove stava per cominciare la presentazione di Sinistra e Israele, il colpo d’occhio era notevole. Sala piena in ogni ordine di posti. Molte decine di persone in piedi.

Ho avuto subito l’impressione che ci fosse qualcosa che non quadrava. Erano presenti almeno una settantina di maschi adulti per lo più tra i 25 e i 40 anni i quali non sembravano essere lì in quanto voraci lettori di libri o cultori dei rapporti tra Sinistra e Israele. Forse - mi sono detto - non erano lì per ascoltare gli oratori.

Prendo posto in prima fila. Gli oratori stanno ancora chiacchierando tra di loro ed io ne approfitto per andare nell’atrio e posare i volantini di JCall sul tavolo che ospita copie del libro di Fabio Nicolucci. Visto che la serata non inizia, traccheggio tra la sala e l’atrio. Quando guardo di nuovo il tavolo con le copie del libro, i volantini erano già spariti. Mi viene il sospetto che la documentazione di JCall non possa andare a ruba nel giro di due minuti. Mi accorgo infatti che i volantini sono finiti nel cestino della spazzatura.

Mentre torno in sala noto un uomo sulla sessantina seduto nella penultima fila proprio mentre viene riconosciuto da cinque persone che gli urlano contro “tu sei Marco Ramazzotti Stockel”. Neanche il tempo di capire cosa sta succedendo e vedo quei cinque che trascinano di peso Stockel, membro della rete Ebrei contro l’occupazione che aveva partecipato alla Freedom Flotilla, fuori dalla sala. Chi dirige le operazioni urla che MRS “non ha diritto di stare in quel luogo”.

Non so niente di MRS, ma la sua espulsione non mi pare di buon auspicio per la serata. Che comincia proprio in quel momento. Lucia Annunziata invitata da Hans Jonas e JCall a moderare l’incontro parla per pochi minuti evocando episodi del “disallineamento tra Sinistra e Israele” risalenti alla sua adolescenza. Poi dà la parola al primo oratore, Emanuele Fiano (deputato del PD) che prendendo spunto dal libro dice fra l’altro che “Israele è l’Occidente dell’Occidente”, “apparentemente i palestinesi sono la parte più debole”, “non si può essere di sinistra se non si ama Israele”. Applausi molto calorosi da una buona parte del pubblico.

Riprende la parola Lucia Annunziata, la quale, forse per bilanciare Emanuele Fiano le cui parole avevano gratificato una parte del pubblico (applausi e grida di consenso), racconta che “la posizione di D’Alema su Israele è meno grossolana di quella che viene raccontata”. Il pubblico resta molto freddo.

Sono le 21. Annunziata sta terminando il suo secondo intervento quando i motivi di una così sorprendente affluenza alla presentazione di un autore sconosciuto ai più diventano chiari. In fondo alla sala otto tipi srotolano un grande striscione con la scritta Torna a Gaza Giorgio accanto a una foto del cane Lassie. Tutti e otto, insieme con le molte decine di persone che li circondano e molti altri nella platea sorridono soddisfatti e compiaciuti di se stessi.

Pochi minuti più tardi, una ventina di persone, sempre in fondo alla sala, dispiegano manifesti con la scritta Non dimentichiamo la famiglia Fogel sullo sfondo della bandiera israeliana1. Pochi minuti più tardi uno dei venti si stacca dal gruppo, attraversa la sala e viene a dare uno dei manifesti a Giorgio che lo mette in tasca senza dire una parola.

Subito dopo questa esibizione, Lucia Annunziata dà la parola a Lucio Caracciolo, il quale non ha neanche il tempo di completare due frasi che viene interrotto. Dal fondo della sala viene chiesto di potergli fare una domanda. Segue un po’ di trambusto perché la moderatrice e gli oratori non capiscono una richiesta così bizzarra. Le domande di solito si fanno dopo gli interventi.

L’Annunziata negozia abilmente con i postulanti e ottiene di far continuare Caracciolo. Il direttore di Limes riprende il suo intervento. Pochi secondi dopo la sua affermazione “Israele è impopolare in Europa Occidentale” provoca una mini-sommossa. Da una parte Caracciolo viene accusato di essere causa lui - insieme ai media - di tale impopolarità, dall’altra gli viene contestata l’affermazione al suono di “Israele impopolare? Come ti permetti di dire simili bugie?”.

La canea è tale che Emanuele Fiano si alza in piedi e alza la voce per superare gli schiamazzi di coloro che sono lì per impedire il regolare svolgimento della serata. “Sono figlio di un sopravissuto di Auschwitz e non mi era mai capitato in ambiente ebraico di vedere nulla di simile”. L’evocazione di Nedo Fiano riesce - a fatica - a sortire l’effetto sperato. La sala comincia a calmarsi.

Sono le 21:25, la cagnara è scemata, ma non abbastanza da permettere a Caracciolo di riprendere. Uno dei capoccia dei settanta il quale aveva già diretto l’espulsione di MRS si avvicina al tavolo degli oratori, prende il microfono davanti all’Annunziata e permette a Caracciolo di continuare a parlare.

Caracciolo continua l’analisi del libro di Nicolucci. Dieci minuti di tempo e dal fondo della sala viene sbraitata la richiesta di porre domande a Caracciolo. Lucia Annunziata ne concede due: la prima è di un giovane che chiede quali siano le fonti su cui Caracciolo basa la sua affermazione sull’impopolarità di Israele. Con una seconda domanda viene chiesta ragione di un articolo di Limes (a firma Lorenzo Trombetta) in cui gli Hezbollah sono descritti non solo come gruppo terrorista. A questo punto della serata al lato sinistro del tavolo degli oratori ci sono almeno dieci tipi in piedi con le braccia conserte che scrutano torvi Caracciolo e la parte del pubblico che lo ascolta senza condannarlo preventivamente. Se qualcuno seduto in sala esprime frustrazione per il clima d’intimidazione verbale e fisica, partono insulti e tentativi di aggressione. Più volte nel corso della serata è possibile osservare la seguente scena: uno più emotivo degli altri si scaglia contro qualcuno del pubblico colpevole di aver manifestato rispettoso dissenso, con la mimica o il giudizio “squadristi”, nei confronti della sopraffazione con cui i settanta dettano l’agenda della serata. Tre o quattro compari dell’emotivo si sforzano di trattenerlo. Poi i ruoli s’invertono: uno dei “buoni” si scaglia contro un’altra malcapitata e viene trattenuto dall’emotivo del round precedente. Un’impeccabile sceneggiata poliziotto buono - poliziotto cattivo. L’impressione è che la consegna sia non fare male a nessuno e che ogni tanto qualcuno dei settanta non la rispetti del tutto.

Caracciolo risponde a entrambe le domande, un po’ sconsolato per essere costretto a citare i sondaggi secondo cui Israele non gode di grande favore popolare in Europa. Quando osa aggiungere che Israele non si definisce giuridicamente come Stato Ebraico la contestazione e le urla lo interrompono per l’ennesima volta.

Lucia Annunziata ridà la parola a Fabio Nicolucci che per descrivere l’atmosfera della serata parla di” “atmosfera frizzante” e di “tensione dialettica” e poi fornisce un buon esempio di cosa intenda lui per Sinistra, rimproverando la stessa “di non aver mai capito l’unilateralismo di Sharon”.

Nel programma della serata era previsto che Giorgio Gomel (per JCall-Italia) e Tobia Zevi (per Hans Jonas) avrebbero preso la parola dopo gli oratori. Ma Gomel ha rinunciato da tempo a prendere la parola. Tobia Zevi viene al contrario invitato - da uno dei settanta - a prendere la parola ma esclusivamente per attaccare Caracciolo. Ma c’è anche chi - sempre tra i settanta - non vuole che gli si dia la parola. Tobia Zevi esita comunque a prenderla visto che al co-organizzatore è impedito di parlare.

Riprende la parola l’On. Fiano il quale menziona anche lui la tensione della serata giustificandola con “l’eccezionalità della comunità ebraica di Roma, la più antica della diaspora...” e ricordando l’assassinio del piccolo Stefano Taché.

Quasi tutti applaudono fragorosamente il riferimento a Stefano Taché. Non tutti e soprattutto non Gomel. Una signora a cui ciò non è sfuggito urla additandolo al pubblico disprezzo. Le urla della signora innescano ulteriori schiamazzi e ingiurie nei confronti di Gomel e di JCall, negazionisti (sic), e, naturalmente, odiatori di Israele. Ricompare per qualche attimo lo striscione anti-Gomel, ricompaiono i manifesti. La presentazione è ormai un bailamme deplorevole di grida e minacce a senso unico.

Conclude la serata l’intervento di Fabio Nicolucci che non commenta neanche incidentalmente il clima di intimidazione che ha caratterizzato la serata ma trova il tempo per ricordare ben quattro volte al pubblico che il libro è in vendita in sala. Non un cenno, invece, al fatto che ai due organizzatori della serata, uno dei quali - Gomel - gli siede di fronte, è stato impedito di parlare. Un ultimo accenno dell’Annunziata a dare la parola a Tobia Zevi provoca un tumulto tale da far capire a tutti che ora di andare a casa.

A serata ufficialmente conclusa, la sala resta semi-piena. Fiano e Gomel sono accanto al tavolo degli oratori insieme al consigliere della comunità ebraica di Roma Victor Magiar il quale per tutta la serata ha tentato di contenere le aggressioni, verbali e non. Fiano, Gomel e Magiar sono protetti dalla scorta di Fiano e dal servizio di sicurezza della Comunità Ebraica. È a questo punto che una signora aggredisce al collo una donna colpendola poi con un calcio che provoca un trauma che richiederà una visita ambulatoriale il giorno dopo e una terapia. Pochi minuti dopo uno sconosciuto colpisce senza motivo un’altra donna. Passano pochi istanti e una giovane donna viene bloccata mentre sta scattando foto che riprendono uno dei tanti tafferugli che hanno scandito la serata. Pare sia proibito scattare foto, ma la giovane donna non se ne dà per inteso. Io mi avvicino per sapere cosa sta succedendo: vengo apostrofato a male parole e mi viene chiesto se ho scattato foto. Rispondo di non capire a che titolo mi si fa la domanda e questa appare come un’ammissione che le foto le ho fatte. Lo sconosciuto chiama alcuni amici per sequestrarmi il telefonino. Da quel momento per i seguenti dieci minuti sono indicato a più riprese come “quello che ha fatto le foto”. Un gruppetto fa la mossa di passare alle mani per poi soprassedere - di tafferugli in sala ce ne sono anche altri - finché questi scatti - mai fatti del resto - non vengono più considerati degni di interesse. È chiaro che la sala è considerata proprietà di chi ha gestito nei fatti la serata.

Fiano esce scortato dai due uomini della scorta mentre Gomel esce accompagnato dal servizio di sicurezza della Comunità.

Tornando a casa penso al clima squadristico della serata e alla sua plausibile premeditazione - da giorni lo spazio Facebook che raccoglie il dialogo tra membri della comunità ebraica romana ospitava messaggi intimidatori nei confronti degli organizzatori di JCall e Hans Jonas. E mi viene in mente il Talmud:

“Perché il primo Tempio è stato distrutto? A causa di tre cose malvagie: idolatria, adulterio e assassinio. Ma il secondo Tempio dove la gente era occupata a studiare Torah e compiere buone opere ed atti di carità perché è stato distrutto? La risposta è: A causa dell’odio senza motivo, e l’odio senza motivo è un reato grave come le tre grandi trasgressioni dell’idolatria, dell’adulterio e dell’assassinio” (Yoma 9B).

David Calef

Presidente JCall-Italia

 16 febbraio 2014

 

 

1 Giorgio Gomel è considerato da parte della comunità ebraica un traditore e ripetutamente tacciato di negazionismo, nazismo e filo-terrorismo per aver scritto il 18 maggio 2011 una lettera al mensile Shalom che recita tra l’altro: “Itamar, dove la famiglia Fogel è stata poche settimane fa assassinata, è da molti anni uno degli insediamenti, che oltre ad essere illegali dal punto di vista del diritto internazionale, è tra i più assurdi per la geografia e la storia politica, …. I coloni che vi si sono insediati non sono innocentemente e sentimentalmente i ”nostri fratelli”. Frase molto infelice, ma che non giustifica le orribili colpe che vengono attribuite a Giorgio Gomel, profondamente affezionato all’ebraismo e a Israele.

 

 

Non avete convertito un uomo avendolo zittito, 1968
(Ben Shahn)