Torino

 

Agli iscritti

 di Alda Guastalla

 

Ha Keillah ha deciso di pubblicare questa breve dichiarazione di un Consigliere di minoranza presentata nell’Assemblea degli iscritti alla Comunità di Torino del 15/01/2014 perché, il Presidente, Beppe Segre, si è rifiutato di allegarla, come richiesto, alla sua relazione ed al Bilancio preventivo 2014, inviati a tutti gli iscritti col Notiziario di febbraio.

 

 

Non potendo essere presente questa sera dal momento che mi ero presa un impegno per oggi prima del rinvio dell’assemblea, ho scritto queste poche righe che chiedo vengano poi inviate a tutti gli iscritti insieme alla relazione ed al bilancio preventivo 2014. È infatti fondamentale che sia informato di quanto sta succedendo nella nostra Comunità anche chi non è presente questa sera.

La situazione in Consiglio non è minimamente migliorata rispetto allo scorso anno, anzi, se possibile, è sempre più catastrofica. Tutto ciò che riguarda l’Ufficio rabbinico, settore certamente strategico per il futuro della Comunità, è gestito da un numero ristrettissimo di membri della maggioranza, grosso modo da un triumvirato: non solo non vengono informati delle decisioni prese (comunque poche e normalmente assai tardive) i consiglieri di minoranza ma nemmeno più la maggior parte dei consiglieri di maggioranza. Si sono, in teoria, ribadite esistenza e composizione di una commissione per affrontare i numerosi e gravi problemi dell’Ufficio rabbinico (reperimento del rav Rashi [rabbino Capo], avvio della scuola rabbinica del Nord Italia, designazione di un rabbino di riferimento approvato dalla Consulta rabbinica per l’espletamento di quanto di competenza del rabbino capo il cui posto è vacante dal mese di luglio, gestione delle incombenze ordinarie quali kasherut, corsi ecc.), ma non solo questa Commissione non è mai stata convocata, ma nemmeno si viene aggiornati in maniera ufficiale su quanto gli oligarchi hanno portato avanti. Le cose si vengono a sapere per caso, in modo indiretto, da pettegolezzi, incontri casuali ed il Presidente ci conferma poi solo quello che noi gli comunichiamo di sapere; ma il fatto più strabiliante è che ieri sera in Consiglio si è stupito delle nostre rimostranze perché questo modo di comportarsi è per lui perfettamente normale e corretto. Argomenti di vitale importanza vengono ignorati o occultati e su cose del tutto insignificanti ci si confronta approfonditamente.

Il bilancio preventivo, in particolare per quel che riguarda sia le entrate (rimborso da parte della Comunità di Milano per i due giorni di lavoro di rav Somekh presso quella Comunità) sia le uscite (stipendi di ipotetici rabbini non meglio identificati) riporta dati non discussi, non condivisi e forse nemmeno molto attendibili: sono ipotizzati lo stipendio per l’intero anno di rav Somekh e per sei mesi un secondo stipendio da rabbino capo; questo significa che il possibile rabbino capo con cui i consiglieri si sono già incontrati ha cambiato idea ed è disposto ad accettare l’incarico, rav Somekh ancora presente? E quindi mancherebbe comunque un vice? Qual è il razionale di questi conti?

Per questo motivo (le mie critiche non coinvolgono Andrea Levi, estensore materiale del bilancio) mi sono quindi astenuta nella votazione riguardante l’approvazione del bilancio preventivo da parte del Consiglio.

Sono poi uscita deliberatamente alle 0,05 prima che venisse posta in votazione la relazione perché la discussione aveva assunto toni kafkiani: continuava a non essere modificato il testo che riguardava il rapporto con rav De Wolff su cui si era appena deliberato, rimanevano delle dichiarazioni di principio totalmente disattese fino a questo momento, ecc.

Potrei continuare e scrivere un romanzo ma mi fermo qui. Concludo manifestando il mio totale scoramento. Non credo che in questa situazione, in cui ci si sente continuamente presi in giro, sia possibile lavorare in modo proficuo. Dopo aver rimesso i miei incarichi avevo deciso di riprenderli a seguito di impegni della presidenza a cambiare il modo di operare. Purtroppo questi impegni non sono stati minimamente mantenuti; il caos gestionale mi pare ingovernabile ed in questa situazione non mi è possibile lavorare in modo sereno.

Alda Guastalla