Scuole

 

Memoria ad Oulx

 di Bruna Laudi

 

L’Istituto Des Ambrois di Oulx è veramente speciale: composto da strutture cilindriche, circondato da una catena di montagne innevate, ospita sia indirizzi liceali che tecnici e professionali e tutti i docenti, a partire dal Dirigente, sono impegnati ad organizzare le attività di istituto per superare le barriere di pregiudizio che tradizionalmente aleggia sulle scuole superiori (al Liceo classico studia la borghesia con un futuro di classe dirigente, nelle scuole professionali ci sono solo studenti mediocri ecc…). In occasione del Giorno della Memoria sono stata invitata a parlare ai ragazzi delle quinte e all’incontro hanno partecipato circa novanta ragazzi di tutti gli indirizzi.

Da un po’ di tempo sono perplessa rispetto a questa giornata, perché a volte ho la sensazione che si sia trasformata in un rito obbligato: Elena Loewenthal ha espresso in maniera molto articolata questi dubbi aiutandomi a chiarire i miei pensieri. Tra l’altro, non essendo per motivi generazionali una testimone diretta, ho la sensazione che i miei racconti perdano di efficacia.

So poi che i ragazzi sono bombardati da messaggi contraddittori attraverso i social network, dove girano le “verità” più strampalate e le più subdole teorie complottiste. Mi sembra che sia sempre più difficile far prevalere discorsi razionali su pregiudizi emotivi radicati.

La mia esperienza di insegnante mi ha anche convinta, col passare degli anni, che gli studenti hanno perso la capacità di ascolto e che non ha senso trattarli come soggetti passivi su cui riversare informazioni e conoscenze. Solo la partecipazione e il coinvolgimento personale sono motori per l’apprendimento, che diventa così “attivo” e quindi più efficace.

Alla luce di queste riflessioni ho proposto al prof. Gorza, che mi ha contattata per Oulx, di affrontare l’incontro utilizzando le tecniche del “cooperative learning”, per coinvolgere gli studenti e stimolarli alla riflessione e alla discussione.

L’incontro è durato complessivamente tre ore: nella prima ora sono intervenute due insegnanti del liceo che hanno raccontato la loro esperienza di visita allo Yad Vaschem ed al Museo ebraico di Berlino. In particolare una delle due docenti si è soffermata sul significato di memoria e memoriale per la tradizione ebraica, ha citato le domande dell’Haggadah di Pesach per spiegare come, per gli ebrei, sia importante la memoria degli eventi. È poi intervenuto il prof. Gorza che ha fatto un’analisi molto sintetica ed efficace della nascita del nazismo e del potere della propaganda.

Col prof. Gorza avevamo concordato quattro domande su cui far lavorare gli studenti, che abbiamo scelto perché strettamente legate alle criticità che emergono nel pubblico dibattito relativamente alla Giornata della Memoria:

1. In un secolo (1914-2014) le guerre hanno provocato 130 milioni di morti, perché celebrare in particolare la Shoah? qual è la sua specificità?

2. È giusto rendere reato il negazionismo?

3. Quando è giusto violare la legge? Quando l’obbedienza non è una virtù?

4. È giusto chiedere al popolo ebraico una sensibilità etica maggiore nelle questioni che riguardano il rispetto dei diritti umani e i rapporti con la differenza, in virtù delle sofferenze passate?

Abbiamo suddiviso l’assemblea in gruppi di quattro ragazzi ciascuno e, ad ogni gruppo, abbiamo consegnato quattro fogli, ciascuno con una domanda diversa. L’attività prevedeva una fase individuale, in cui ogni studente rispondeva sul foglio nella parte inferiore alla domanda ricevuta, poi piegava il foglio e lo passava al suo vicino e contemporaneamente riceveva un foglio con una seconda domanda a cui rispondeva e così via: alla fine ogni studente ha risposto a quattro domande e su ogni foglio c’erano quattro risposte.

Conclusa questa fase i ragazzi discutevano all’interno dei gruppi e concordavano per ogni domanda una risposta che tenesse conto anche delle differenti opinioni. Successivamente abbiamo cominciato ad intervistare i diversi gruppi sulle risposte date e sono emerse una serie di considerazioni molto serie ed approfondite. I docenti presenti hanno avuto un ruolo estremamente positivo, perché hanno accettato di mettersi in gioco, hanno aiutato i ragazzi a capire meglio il significato delle domande e, durante il dibattito, hanno fornito preziosi stimoli cercando di fare emergere le contraddizioni in alcune risposte, sollecitando i ragazzi ad una maggiore precisione nella definizione del loro pensiero. In un periodo conflittuale come quello che stiamo vivendo è stato commovente vedere dei diciottenni che esprimevano punti di vista diversi con correttezza e rispetto reciproco. Le differenze tra un indirizzo di studi e un altro erano impercettibili, per lo più erano relative alla proprietà e alla ricchezza lessicale, certamente non alla profondità dei contenuti.

Il tempo, come sempre durante questo tipo di attività, è volato, tutti gli studenti sono stati collaborativi e, durante il dibattito, non sono mancate le occasioni per raccontare degli episodi, per rimarcare la verità storica attraverso narrazioni del vissuto familiare. Un’esperienza che mi è sembrata costruttiva e priva di retorica di cui sono veramente grata agli insegnanti e agli studenti del Des Ambrois.

Il lavoro non si è concluso con l’incontro del 28 gennaio, ma gli insegnanti hanno progettato per i giorni successivi dei seminari di approfondimento sulle tematiche emerse, come per esempio quali argomenti contrapporre ai negazionisti.

 

Bruna Laudi

disegno a volume A Treasury of Yiddish Stories, 1958
(Ben Shahn)