Israele

 

Sharon, Aloni, Alon

 di Israel De Benedetti

 

In questo ultimo mese di gennaio sono morte tre figure di primo piano nella vita di Israele: tre figure che hanno lasciato nel paese una impronta indimenticabile: Ariel Sharon, Shulamit Aloni e Azaria Alon.

Sharon in effetti è mancato otto anni fa e questo averlo voluto tenere in vita come una mummia certamente non sarebbe stato mai approvato dallo stesso Sharon. Ormai è cosa passata ma le critiche in Israele non sono mancate.

Sharon aveva comprato una tenuta a otto chilometri da Ruchama, nei primi anni ’70 quando un allevatore di pecore merinos australiano era morto e i figli non avevano avuto nessuna intenzione di seguire le orme del padre. Da allora è stato un vicino perfetto che ha cercato, nel limite delle sue possibilità di mantenere buoni contatti con i vicini. L’allevamento dei cavalli (a Ruchama c’è da tempo una scuola di equitazione) e la possibilità di mettere in “pensione” da noi uno dei suoi cavalli per un certo periodo, hanno creato altri rapporti. I suoi due figli hanno studiato nelle nostre scuole e a volte sono saliti in un autobus dove c’erano ragazzini che tornavano da una dimostrazione con cartelli “Sharon assassino”.

Sharon aveva partecipato a Ruchama a un corso del Palmach nel 1947 e nell’agosto del 2002. ci è tornato una seconda volta, per visitare il nostro archivio. Sharon era allora primo ministro e la sua venuta è stata preceduta (con mio orrore di archivista) dall’apertura di tutte le cartelle e la loro ispezione in tre di quelle macchine che controllano i bagagli negli aereoporti. Non bastando questo, son stati smontati tutti i neon del soffitto e cani poliziotto hanno annusato dappertutto. A parte questi inconvenienti e la mia paura che le carte non tornassero al loro posto, la visita è stata cordiale; Sharon sperava di trovare da noi documenti inerenti alla prima Ruchama del 1912 e alla attività della clandestinità anti turca di allora. Speranza andata più o meno a vuoto.

Sharon si è sempre distinto per il suo agire impulsivo e diretto pronto a realizzare contro tutto e tutti (se occorreva) le azioni che a lui sembravano giustificate. Questo suo modo di agire è stata la causa della sua mancata nomina a capo di stato maggiore (carica da lui desiderata) e nel 1972 si è dimesso dall’esercito per dedicarsi alla sua azienda e per entrare in politica. La Guerra del Kippur, un anno dopo, l’ha visto comandare le divisioni che hanno passato il canale: anche questa sua decisione rapidissima (in contrasto con il parere di altri generali) è stata presa e portata a termine, nonostante le forti perdite nostre, ma ha rappresentato un elemento decisivo per la fine delle ostilità.

Tornato alla politica viene nominato ministro della difesa nel governo Begin e nella Guerra del Libano del 1982; fregandosi delle decisioni prese dal governo porta l’esercito oltre i 40 chilometri che erano stati previsti e approvati, fino alle porte di Beirut. Dopo la strage di Sabra e Shatila in cui l’esercito alle sue dipendenze non aveva saputo o voluto intervenire, la dimostrazione dei 400.000 a Tel Aviv chiede le sue immediate dimissioni e il ritiro delle truppe dal Libano.

Ancora una volta torna ad occuparsi delle sue pecore.

Dopo la caduta del primo governo di Netanyahu, riappare sulla scena politica, come un nuovo leader del Likud e forma il suo primo governo nel 2001.

 Finalmente arrivato al top Sharon evidentemente comincia a farsi una visione politica nuova della complessa situazione di Israele. Nell’estate del 2005 chiede al professor Sergio Della Pergola di fargli avere i dati statistici e le previsioni demografiche per gli anni futuri. I due si incontrano e Sharon si tiene le tavole che gli sono state presentate e che evidentemente confermano quello che lui cominciava a capire. Un anno dopo Sharon ordina (e riesce a far eseguire il tutto in maniera normale) il ritiro di tutti i coloni dalla striscia di Gaza e comincia a considerare la possibilità del ritiro di altre colonie. Sharon si rende conto della necessità di creare due stati per due popoli ma non si limita a fare dichiarazioni in questo senso: ora che ha preso la decisione la porta avanti infischiandosi dei compagni del suo partito e al posto del Likud, da lui abbandonato, crea il nuovo partito di centro, impegnato a cercare ogni strada per una pace. Purtroppo l’ictus lo coglie improvvisamente e Israele ha perso con lui ancora una volta una occasione per proseguire nella la via della pace.

Sharon, come prima di lui Ben Gurion, Begin e Rabin, era fatto della stoffa dei leader che quando sono convinti della giustezza di una politica hanno la forza e il coraggio di portarla avanti senza guardarsi alle spalle dalle opposizioni. Purtroppo dopo di lui Israele non ha per ora avuto altri capi di governo capaci di tanto per il bene del paese, ma uomini politici preoccupati solo di salvare il posto e quindi barcamenarsi senza far niente. Se Sharon avesse potuto continuare a governare in questi ultimi otto anni, invece di essere disteso in un letto d’ospedale, oggi Israele sarebbe forse stata molto più vicina alla fine delle ostilità.

 

Shulamit Aloni

Con la scomparsa di Shulamit, Israele ha perso l’enfant terrible della politica israeliana e la sinistra ha perso una dei suoi protagonisti di primo piano. Come Sharon, Shula una volta presa una decisione sapeva portarla avanti, combattendo contro tutto e tutti. Dopo aver insegnato per anni e condotto rubriche radiofoniche per Kol Israel, Shulamit viene eletta per la prima volta alla Keneset nel 1965, nelle file del Mapai, quattro anni dopo non viene rieletta. Torna alla Keneset nel 1974 e nel primo governo Rabin è ministro senza portafoglio. Caduto il governo, Shulamit è tra i fondatori del movimento “Pace adesso” e ne diventa uno degli esponenti di primo piano. Una volta lasciato il Mapai e dopo aver fondato il partito Raz che si unisce al vecchio Mapam per formare il partito Merez, alle elezioni del marzo 1992 si trova in testa al partito che ottiene 12 seggi, il massimo mai raggiunto dalla sinistra dal 1976 in poi. Nel secondo governo Rabin viene nominata ministro dell’Istruzione, per essere poi defenestrata per l’ostilità dei partiti religiosi che vedono in lei un Satana rosso. Passa a ministro della cultura. Nel 1996 il suo partito, Merez, elegge Yossi Sarid a sostituirla nella leadership e Shulamit lascia definitivamente la scena politica attiva in quello stesso anno.

Lascia gli incarichi ma non la ferma volontà di continuare a combattere con scritti, interviste alla radio e alla televisione per le sue idee.

Shulamit non è mai stata socialista nel senso ristretto della parola, ma è stata da sempre in prima fila nella lotta per affermare i diritti civili di tutti (soprattutto delle donne). Ha iniziato tra l’altro a segnalare e condannare le differenze di livello di vita tra i giovani nei kibbutzim e quelli delle periferie cittadine, ma soprattutto la sua lotta è stata quella di combattere l’ingerenza dei partiti religiosi, in tutti campi della vita e soprattutto nel campo dei diritti civili, a partire dal matrimonio solo e soltanto religioso. Da questi partiti è sempre stata vista come un acerrima nemica, tanto che uno dei primi rabbini di Israele ha dichiarato di essere pronto a ballare sulla sua tomba.

Sempre è stata in prima fila anche nella lotta per la pace e per il riconoscimento dei diritti del popolo palestinese. Dopo gli accordi di Oslo ha saputo trovare e mantenere buoni rapporti con personalità palestinesi, e alla sua morte Abu Mazen ha fatto avere alla famiglia le sue condoglianze. In tutte le manifestazioni per la pace, contro l’occupazione e gli insediamenti non mancava mai.

La sua perdita è un’altra sconfitta per tutti quegli israeliani, di sinistra o no, che continuano a voler difendere il carattere democratico del paese contro la politica antidemocratica della destra nazionalista e dei partiti religiosi.

 

Azaria Alon

Alon arriva in Palestina dalla Russia nel lontano 1925 e dopo aver terminato gli studi, entra a far parte del kibbuz Naan, dove rimarrà come chaver fino alla sua morte, un mese fa. Appassionato per la natura, flora e fauna del paese fonda nel 1953 la Associazione per la Difesa della Natura, Associazione da allora sempre attiva, che combatte una battaglia quotidiana per la difesa del territorio, contro la invadenza edilizia in ogni luogo, per proteggere fiori, piante e animali in pericolo di estinzione per colpa dell’uomo. La Associazione può contare sul suo attivo una serie di successi ecologici.

Nei suoi 94 anni di vita scrive libri e infiniti articoli e negli ultimi 30 e più anni conduce una rubrica settimanale alla radio sulla fauna e la flora di Israele.

Nel 2012 viene insignito del Premio di Israele per una vita dedicata alla difesa della natura.

Alon lascia dietro di sé un folto gruppo di discepoli e scolari che continueranno a combattere la sua lotta per una Israele più bella in tutti gli aspetti della natura.

 

Israel De Benedetti

 

 Ruchama, 3 febbraio 2014