Israele

Blocknotes

di Reuven Ravenna

 

Strabismo

Non c’è rimedio! Ormai sono diventato un divoratore di notizie, in modo digitale, un occhio sull’attualità israeliana e l’altro sul mondo, e precisamente su quanto accade nel mio paese natale. Un’impresa sempre più pesante, per dir poco. E ad internet spento, rimango inviluppato in un amaro groviglio di riflessioni che si sovrappongono: siano gli sviluppi della politica italiana, siano le cronache degli incendi mediorientali, oppure gli scontri al vertice tra i fautori della Grande Israele e coloro che paventano un fallimento del tentativo di mediazione del Segretario di Stato USA e, dulcis in fundo, graffiti anti arabi su muri di moschee. E aggiungo i freschi e disgustosi episodi dell’antisemitismo italico. E mi coinvolge un preoccupato sentimento di fluidità, di inquieta attesa di fatti prevedibili o meno, ad un tempo. In una faticosa ricerca di un ubi consistam, per definire una presa di posizione non manichea, anche aperta all’autocritica, e, per quanto possibile, per non vedere la realtà in bianco e nero.

 

Proporzione

In momenti di avvilimento, subissato nei notiziari radiofonici o televisivi da cronache di violenza a tutti livelli, di stupri da parte di giovanissimi, di corruzione e di incidenti stradali con numerose vittime, in Erez Israel e in Italia, sono scioccato più per quello che avviene nel paese che ho scelto, di poco più di otto milioni di abitanti, al di qua della linea verde, che nella penisola di sessanta milioni di abitanti. Un pensiero razionale o un sintomo di unilaterale umanità?

 

Bilancio

Ho vissuto due terzi, al netto, della mia vita in Erez Israel. Sono israeliano con una doppia cittadinanza, che mi permette di partecipare alle elezioni dello Stato ebraico e, per la circoscrizione Asia e Oceania, a quelle della Repubblica Italiana. Come mi comporto politicamente, come reagisco ad azioni e opinioni che mi indispongono? Mi sembra che per lo più gli anni formativi siano la base del nostro modo di giudicare e di condurre i nostri atti privati e personali. E non sempre: senza far nomi, quanti hanno cambiato ideologie a 180 gradi, pur mantenendo entusiasmi e radicalismi delle origini in senso contrario! Io, nato alla fine degli anni bui e sopravissuto e cresciuto nel dopoguerra, mi sono formato nell’era della contrapposizione dei blocchi, cercando di vedere luci ed ombre, in entrambi. Nella difficile posizione di terza forza. Per questo chiedo un maggiore equilibrio, non “equidistanza,” a coloro che appoggiano Israele “senza ma e senza se”. Ben conscio delle storture e della malafede dei nostri nemici. La ricerca della verità, anche scomoda, è un’arma non meno valida delle “Cupole di Ferro”!

 

Il Centro Herzog

Per la seconda volta in un decennio, il Merkaz Jaakov Herzog, del Kibbuz Ein Zurim, dedica, al mercoledì, un ciclo di conferenze-testimonianze-proiezioni, all’Italia Ebraica. Per la numerosa partecipazione degli interessati, si è spostato l’incontro nell’Auditorium del Centro Comunitario di Kiriat Melachi’. Dalle feste fino a Shavuot, si passano in rassegna testi, fatti storici e si visionano filmati, riguardanti una specifica Diaspora. A Giugno si conclude con un “Seminario ambulante”, nel Paese trattato, guidati da guide di alta competenza. Nel 2014, dato il numero dei partecipanti, si stanno formando due comitive, che, in date differenti, da Roma saliranno l’Italia, soffermandosi nelle Comunità più rilevanti.

 

Discrepanze

La nostra vita è un susseguirsi di dilemmi e di contraddizioni. Vedendo in tv le scene delle dimostrazioni degli infiltrati/ rifugiati/clandestini nelle strade di Israele e quelle dei centri di raccolta in Italia, mi pongo una domanda, senza pronta risposta: è lecito trattare questi esseri umani quasi fossero fuorilegge pericolosi, che provocano ulteriori pericoli demografici allo Stato, contravvenendo al dettame della Torà circa il Gher, o farci paladini dei diritti dell’Uomo nella Diaspora e in Erez Israel e nello stesso tempo (se non troviamo altre soluzioni) invocare l’espulsione di eritrei e sudanesi verso i paesi da cui sono fuggiti? E non dimentico che nel novembre del’43 sono stato anch’io, bambino ebreo braccato, un infiltrato nella ospitale (non sempre) Confederazione Elvetica…

Reuven Ravenna

 30 gennaio - 29 Shevat