Libri

 

Sinistra e Israele

di Enrico Bosco


Quando entra in gioco la discussione su Israele, la destra e la sinistra si azzuffano (non solo metaforicamente). Ciò è puntualmente avvenuto anche in occasione della presentazione del libro di Fabio Nicolucci.
L’autore riassume puntualmente l’alternarsi in Israele del sionismo legato al socialismo - che vede in Israele “il ponte tra Occidente e Oriente” - e di quello, nazionalista e revisionista dei neoconservatori (attualmente al potere con Netanyahu dopo la vittoria nelle elezioni del 1996, ripetuta nel 2009 e confermata nel 2013) che lo individua, invece come “sentinella dell’Occidente” nell’ambito dello “scontro di civiltà” ipotizzato da Huntington.
Passaggio avvenuto, anche, a causa del riconoscimento della accresciuta centralità del fenomeno terroristico islamico (“come il Comunismo, anche l’Islam militante vuole governare il mondo”) cui si oppone la concezione di un antiterrorismo morale che vira dal realismo difensivo e pessimistico a quello aggressivo, ottimistico e moralistico.
Nel libro, l’autore parte dalla concezione del rapporto tra sinistra e Israele inteso come “storia familiare” che si è interrotta traumaticamente e in modo innaturale a iniziare dal 1967 a seguito della guerra dei sei giorni contro gli arabi alleati dell’URSS (“un lungo amore improvvisamente interrotto”) e presenta un riassunto storico, complesso e articolato, degli avvenimenti e dell’evolversi della situazione politica.
L’esposizione è completa e analitica e arricchita da un complesso di note, di citazioni e di riferimenti bibliografici (peraltro piuttosto aggrovigliata e non semplice da seguire).
L’attenzione è centrata, essenzialmente, sul dibattito in Israele e negli USA; la parte dedicata alle posizioni della sinistra europea e italiana è piuttosto limitata e tende, comunque, a metterne in rilievo gli aspetti critici, determinati, a giudizio dell’autore, dal persistere nella sinistra di atteggiamenti improntati a formalismo giuridico ed economicismo.
Gli aspetti critici rilevati riguardano, soprattutto, in generale: l’ostilità verso Israele come parte dell’Occidente imperialista; una lettura del conflitto arabo-israeliano come contesa tra l’ebreo ricco e l’arabo povero; la difficile distinzione tra Israele, ebrei, comunità ebraiche; l’identificazione con il movimento nazionale di liberazione del popolo palestinese; l’applicazione all’atteggiamento di Israele della categoria dell’apartheid.
In particolare, viene ricordata l’osservazione di Massimo d’Alema che Hezbollah è “anche” un partito politico oltre che una organizzazione terroristica, affermazione che “può far presagire ulteriori politiche confuse della UE sul Medio Oriente” anche perché altri politici italiani (Amato, Cossiga) sottolineano che “molti ex comunisti come lui credono che ora il mito della Rivoluzione d’Ottobre è finito, il nuovo mito è rappresentato dalla Rivoluzione islamica”.
A tali critiche consegue la conclusione dell’autore improntata alla necessità di costruire un nuovo rapporto tra sinistra e Israele inteso come “Occidente dell’Occidente”: “…alla sinistra sarebbe necessaria una nuova legittimità identitaria… ottenibile solo passando dal precedente universalismo cosmopolita del secolo precedente, ormai generico e confuso, alla formulazione di un occidentalismo di sinistra… passando da una equidistanza sempre meno comprensibile per un Paese comunque in guerra… a una identificazione storica e culturale capace di riunire le diverse tradizioni per poterne più liberamente criticare le politiche”.


Enrico Bosco

 

Fabio Nicolucci - Sinistra e Israele. La Frontiera morale dell’Occidente - Ed. Salerno - 2013 - pp. 280 - € 12,90
 

    

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