Ricordi

 

Una vita: da Torino a Gerusalemme
Linda Levi Valabrega 1914-2014

 di Reuven Ravenna

 

Vi sono persone che costituiscono incancellabili frammenti della memoria, conosciute direttamente oppure tramite ricerche, racconti e rievocazioni. Linda centenaria! E rivado a tanti e tanti incontri e colloqui, dal mio primo sabato, in assoluto, nella casa di Derech Hevron, che frequentai in innumerevoli visite nel corso degli anni e nei campeggi alpini negli indimenticabili giorni della FGEI. Ricordi indissolubilmente legati a quelli di Leo. Così non posso scindere il ricordo diretto da quanto ho appreso rovistando carte d’archivio, rileggendo articoli di vecchi giornali e guardando il Cd che Yaalà ha così felicemente prodotto. Tutto un mondo riemerge dalla biografia individuale, una ennesima storia del secolo ventesimo. Linda, nata pochi mesi dallo scoppio della Grande Guerra, figlia unica di una famiglia della borghesia ebraica, cresce nella Torino che dopo i sussulti del conflitto e ancor più del dopoguerra, sembrano acquietarsi negli anni Trenta, con la normalità del Regime dittatoriale, strettamente legata alla tradizione sabauda, condizionata dalla grande industria che la caratterizza. La giovane studiosa entra in un ateneo di alto livello, formandosi una personalità intellettuale che la accompagnerà per tutta la sua esistenza. Una città che sotto il solido conformismo ospita gruppi intellettuali di opposizione, che saranno individuati e neutralizzati a metà degli anni Trenta. La ragazza Valabrega partecipa come altri giovani alle attività della Comunità, dove il nipote del Rabbino Capo, Bolaffio, la vedrà e ne verrà affascinato, legandola in una unione che perdurerà “Fin che morte…”. Una unione che sin dall’inizio comporterà decisioni “rivoluzionarie”, l’abbandono del mondo europeo, borghese, per le incognite della Palestina mandataria, per seguire ideali di palingenesi ebraica e sociale, iniziando un cammino di lotta quotidiana per l’esistenza in un Paese di pionieri, con una famiglia in crescita, con un compagno insofferente alla normalità pur in ricerca di sistemazioni stabili. E allora si rivela la donna coraggiosa, madre e moglie, in un rapporto coniugale non facile, e, ne sono testimone, basato su un vincolo, nonostante le crisi, di forti sentimenti d’affetto e di ammirazione. Linda, parallelamente alla shelihut di Leo in Italia, divenne nel febbraio del ’49 la direttrice didattica della Casa Hans Beyth, nelle vicinanze di Tivoli, per i bambini superstiti della Shoah, in procinto di salire in Erez Israel, rivelando doti di responsabilità, di educatrice e di insegnante, come anni prima, da professoressa di lettere in un liceo di Gorizia, e, poi, rientrata a Gerusalemme, da docente di ragazze in materie di professionalità femminile. Linda mi ha accolto con signorilità di vera lady piemontese, sempre ordinata, arricchendo gli ospiti della sua ricca intellettualità e di acute osservazioni al riguardo della situazione. Non nascondo le critiche alle mie bizzarrie e ai miei difetti, accompagnate da parole di incoraggiamento. E, il più delle volte, accanto a Leo, in scene eternate in una pagina da antologia del “Viaggio in Israele” di Mario La Cava.

Giugno ’67. Torno a Gerusalemme dall’Italia, a dieci giorni dal termine della guerra. Mi affretto a Via Hevron. Trovo Leo silenzioso, che mi accompagna alle registrazioni di canti liturgici in Città Vecchia, finalmente accessibile. Apprendo che Linda è all’Ospedale. È gravemente ferita. Per un incidente automobilistico sulla strada di Gerico. Con amici era accorsa alle Grotte di Qumran, spinta dalla sua inarrestabile curiosità culturale. Ho capito che Leo voleva distrarsi col registratore dall’attanagliante angoscia. Di lì a poco Linda ci ha lasciati. Ho incontrato Leo negli anni successivi, fino all’ultimo, e ho più che percepito il trauma della perdita, nella sua decadenza fisica e psicologica.

“Muore giovane chi è caro agli dei”, citando un verso che forse sarebbe piaciuto a Linda, cultrice di classicità. La lady infaticabile insegnante di taglio e cucito, intellettuale ed elegante signora, e, riandando ad una foto di un antico Purim torinese, splendida Regina Ester, che conquistò il compagno della vita.

 

Reuven Ravenna

 

4 gennaio 1914 - 4 gennaio 2014

   

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