Lettere

 

 

Libertari, squadristi e teste di maiale

 

All’interno del mondo ebraico conflitti e contrapposizioni tendono spesso ad esasperarsi. Israele non fa eccezione. Basti ricordare il clima di intimidazione, denigrazione e violenza che nel 1995 portò all’assassinio del primo ministro Yitzhak Rabin, per mano di un fanatico religioso ebreo, spinto al gesto omicida proprio da quel clima di odio e di rabbia.

Negli ultimi mesi, in Italia, e soprattutto a Roma e Milano, dove la presenza ebraica è più consistente, si sono registrati fatti clamorosi. Ebrei come Moni Ovadia, Gad Lerner, Giorgio Gomel, da sempre impegnati nel salvaguardare i principi di libertà, uguaglianza e solidarietà, sono stati isolati ed hanno espresso (o tentato di esprimere) le loro critiche, in nome di questi principi, all’establishment ebraico italiano, in genere appiattito sulle politiche del governo israeliano, e poco capace di elaborare un pensiero autonomo.

Effettivamente, nelle nostre comunità si evita in genere, anche con buon senso, di affrontare temi politici, per timore di eccessivi contrasti, quando invece un serio e civile confronto, anche sui temi più scottanti, potrebbe permettere una migliore comprensione dei grandi mutamenti geopolitici nei quali, volenti o no, ci troviamo coinvolti.

D’altra parte, alcuni gruppi di ebrei, molto motivati ed efficaci, si sono ben organizzati, soprattutto a Roma, per impedire ad altri ebrei di parlare, e di esprimere liberamente le loro convinzioni e le loro idee. Quando si tappa la bocca a qualcuno con la forza e gli si impedisce di esprimere idee contrarie è evidente che si tratta di una profonda incapacità di ascoltare e di confrontarsi e c’è, di fatto, un rifiuto delle regole democratiche, che proprio sul libero confronto delle diverse idee si fondano. In questo caso si può parlare di squadrismo. Il fatto che esistano degli ebrei squadristi italiani è paradossale e molto difficile da accettare, ma purtroppo è una realtà con la quale dobbiamo fare i conti.

Poi sono arrivati i fascisti veri, quelli che ci spediscono le teste di maiale. I nostri piccoli squadristi certo non possono competere con i fascisti veri, sul piano dell’ignoranza, della volgarità, della violenza e dello squallore. Ma è anche certo che i fascisti veri non ci aiutano a facilitare i processi democratici ed a favorire un utile confronto all’interno delle nostre comunità. Ci riempiono soltanto di nuove angosce e paure, ma non riusciranno mai a mettere del tutto a tacere la minoranza della minoranza.

Sandro Ventura

 

 

 
dal volume The Shape of Content, 1957
(Ben Shahn)
 

 

                           

    

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