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Fino al prossimo attentato
Intervista a Gianni Diena

 

Gianni Diena, ebreo torinese che vive a Parigi da molti anni, è l’autore dell’articolo pubblicato su questo numero di Ha Keillah. Il testo che segue è la trascrizione di un’intervista telefonica avvenuta il 13 febbraio 2015. Purtroppo il suo pessimismo ha avuto una conferma il giorno successivo a Copenaghen.

 

I lettori di Ha Keillah saranno interessati a leggere una testimonianza da Parigi sugli attentati di gennaio a Charlie Hebdo e al supermercato kasher. Tu abiti vicino alla sede di Charlie Hebdo, quindi parliamo prima di questi assassini.

Nel mio articolo non ho parlato dei fatti di gennaio. Non è quello il punto essenziale. Ho sentito gli spari, e davanti a casa mia adesso ci sono la polizia e mazzi di fiori. Ma sarei stato imbarazzato a parlare di queste cose, mi sembrava un atto di voyeurismo. Il fondo del problema non è quello. Parlare di queste cose è come fermarsi alla superficie dei fatti senza andare in profondità. Se abitassi dall’altra parte di Parigi mi faresti le stesse domande?

Confesso che mentre sentivo quasi in diretta la notizia della sparatoria sapendo che abitate lì vicino ero un po’ preoccupata per voi. Cosa avete pensato quando avete sentito gli spari?

Non abbiamo sentito la sparatoria all’interno della redazione, che è in una via laterale, bensì gli scontri a fuoco avvenuti all’esterno con il poliziotto che poi è stato ucciso. Prima abbiamo sentito un colpo e abbiamo pensato che ci fosse stato un incidente d’auto; poi ne abbiamo sentiti rapidamente altri e abbiamo capito che c’era qualcosa di anomalo.

Avete pensato subito alla redazione di Charlie Hebdo?

Non sapevamo che la redazione di Charlie Hebdo si trovasse lì

Non avevi la percezione che i giornalisti di Charlie Hebdo fossero in pericolo? Già in passato avevano ricevuto minacce.

Sì, ma una cosa sono le minacce, un’altra è pensare che possa accadere una cosa simile.

Il giornale ti piaceva?

No, perchè lo trovavo troppo, ed alcune volte inutilmente, trasgressivo, ma questo non giustifica affatto, evidentemente, l’assassinio. A titolo di semplice curiosità, il giornale aveva 10.000 abbonati; adesso ne ha 220.000 e la prima tiratura dopo l’attentato è stata di 7 milioni di copie.

Parliamo ora del supermercato kasher e della situazione degli ebrei in Francia : qual è il clima in questo momento?

Il problema non è se avverranno altri attentati ma quando. Però non si può vivere così, pensando continuamente che stia per capitare qualcosa; si va avanti normalmente. Adesso davanti alle scuole, sinagoghe, ecc. ci sono militari e polizia. Ma tutto questo costa molto, quindi sarà ridotto. Tra un po’ si tornerà alla normalità, fino al prossimo attentato (e non solo in Francia).

Io sono abbastanza pessimista sul futuro degli ebrei in Europa da qui a venti - trent’anni

Non vedi un futuro?

No, se non c’è una presa di coscienza generale della situazione.

Penso che in Italia, il problema sia meno acuto - per il momento almeno - ma a volte ci si nasconde il fenomeno. Bisogna trattare il problema alla base, non a posteriori. C’è una storiella (molto triste, ma significativa) che chiede che differenza c’era tra un ebreo ottimista e uno pessimista prima dello scoppio della seconda guerra mondiale; la risposta è che l’ebreo pessimista è andato a New York, l’ebreo ottimista è andato ad Auschwitz.

È vero che non si può generalizzare ma una cosa è certa: più si sottovalutano le cose e peggio è (o sarà).

L’attentatore di Nizza d’inizio febbraio, che poi è stato arrestato, ha detto di avere tre nemici: lo stato, la polizia e gli ebrei ... e non si può sempre dire che è un atto isolato!

Il clima tra gli ebrei è cambiato negli ultimi tempi?

È difficile rispondere a questa domanda, ma direi di sì, anche se non si può e non si deve generalizzare. Il succedersi di attentati e di minacce non è neutro nella visione che gli ebrei hanno della situazione. Persino alcuni, molto lontani da tutte le forme d’ebraismo, si sentono ormai implicati, al limite non a seguito di una riflessione personale, ma “forzati” dalle circostanze. L’efferatezza dell’assassinio di Ilan Halimi, gli attentati di Tolosa, di Bruxelles, del supermercato kasher, per non citare che questi, lasciano delle tracce.

È vero che gli ebrei tendono a lasciare la Francia?

Il numero di quelli che se ne vanno in proporzione non è altissimo (nel 2014 le partenze sono state 7000 su circa 500.000 ebrei francesi), ma è raddoppiato rispetto all’anno precedente (e nel 2012 erano stati solo 2.000). Si sono moltiplicati anche gli incontri di informazione per chi è intenzionato a fare l’alià. Va detto, però, che si parla di quelli che partono ma non di quelli che rientrano. È facile sapere chi parte (ci sono i dati della Sochnut, ecc.), non quanti rientrano.

Dunque, anche se significativo, lo vedi come un fenomeno ancora limitato. Però prima ti eri definito pessimista.

È pessimista in generale la mia visione del futuro dell’Europa, non solo per gli ebrei.

Oggi tra i musulmani i meglio organizzati sono gli estremisti. In Francia, gli ebrei hanno un Gran Rabbino e istituzioni ebraiche che parlano con lo Stato e rappresentano tutti. Per i musulmani c’è un organismo che dovrebbe avere peso ma in realtà non ce l’ha. Non c’è un Islam francese, è importato. Ho sentito dire che ci sono imam che si autoproclamano come tali. I discorsi nelle moschee sono in arabo, e alcune volte contengono incitazioni all’odio verso gli ebrei, o anche verso la Francia in generale. Degli Stati fondamentalisti arabi, come il Qatar, continuano ad entrare sempre di più nel tessuto economico francese.

Quali sono state le reazioni dell’opinione pubblica francese dopo i fatti di gennaio?

La manifestazione dell’11 gennaio è stata impressionante: prima di prendervi parte l’abbiamo vista passare sotto le nostre finestre; una folla oceanica, non avevamo mai visto niente di simile. Ma tutti sono concordi nel dire che se non ci fosse stato Charlie Hebdo non ci sarebbe stata una manifestazione così imponente, infatti dopo Tolosa non c’era stata nessuna mobilitazione. Anche Ha Keillah non ha avuto le stesse reazioni dopo gli attentati a Tolosa e Bruxelles, non è vero?

Nella manifestazione i cartelli “Je suis Charlie” erano decisamente di più di quelli con la scritta “Je suis Charlie, Je suis Flic, Je suis Juif”

In quali proporzioni?

A occhio direi che quelli con la sola scritta “Je suis Charlie” fossero circa il 60-70%

Dunque i cartelli che esprimevano anche solidarietà agli ebrei erano il 30-40% circa. Una percentuale non irrilevante

Sì. Mi dicono che nei telegiornali in Italia ne hanno fatti vedere meno di quelli che c’erano effettivamente.

Certamente, come hanno detto diverse personalità ebraiche (compreso il Gran Rabbino di Francia, su stazioni radiofoniche e televisive nazionali), se non ci fosse stata l'assassinio alla redazione di Charlie Hebdo, ripeto che non ci sarebbero state tutte le manifestazioni che hanno seguito e che hanno inglobato l'uccisione del poliziotto e dei quattro ragazzi ebrei. Tutti hanno detto che dopo Tolosa, per es., la Francia non si era molto mossa!

Qual è in generale l’atteggiamento dell’opinione pubblica francese verso gli ebrei?

In Francia c’è un antisemitismo abbastanza diffuso. Già decenni fa quando siamo venuti a vivere in Francia ci sembravano tutti amici degli ebrei, ma in realtà era in funzione antiaraba. Israele fa sempre notizia. L’estate scorsa si parlava molto di più del conflitto di Gaza che degli altri conflitti mediorientali o non - più che numerosi - con migliaia e migliaia di vittime, anche nella nostra stessa Europa !!

Quando vi sono state delle manifestazioni pro palestinesi, gruppi di giovani di origine araba hanno cercato di attaccare una sinagoga nelle vicinanze di casa nostra gridando “Morte agli ebrei!”

Ma i mass media francesi non si pongono il problema del rischio che gli ebrei lascino in massa la Francia?

Sono stati pubblicati molti articoli sul malessere degli ebrei francesi, ecc: gli ebrei fanno sempre notizia e fanno sempre vendere i giornali.

Però secondo te non c’è una reale presa di coscienza sul problema dell’antisemitismo?

I giornali di sinistra tendono a dire che tutto questo è dovuto alla situazione mediorientale…

Anche dopo questi ultimi attentati?

Sì. Questo per me è di una falsità assoluta. Gli attentati in Pakistan, Boko Haram, Daesh e le sue incitazioni a commettere attentati in Europa, per non fare che questi esempi, non hanno nulla a che vedere con la situazione israeliana. Su dei social network, blog, ecc. vi è anche chi dice che è stato il Mossad a fare l’attentato a Charlie Hebdo, c’è chi dice che il poliziotto non è realmente morto, ecc.

Come è stato vissuto dagli ebrei francesi l'intervento di Netanyahu?

Si sa: due ebrei, tre opinioni. C’è chi dice che è venuto per sostenere gli ebrei francesi e chi dice che è venuto perché il 17 marzo ci sono le elezioni, che è stata una mossa elettorale e che il suo discorso alla grande sinagoga era in realtà diretto agli israeliani. Non so dire quale sia la verità, comunque Netanyahu è stato accolto molto calorosamente dagli ebrei.

E quali sono state le reazioni al suo invito agli ebrei francesi ad andarsene?

In passato aveva fatto un discorso molto più duro, che in effetti era stato preso molto male dai politici francesi : era un’offesa al patriottismo francese. Questa volta è stato più diplomatico.

Come è stata giudicata dagli ebrei francesi la scelta di seppellire in Israele le vittime dell’attacco al negozio kasher?

Anche qui, due ebrei, tre opinioni. Alcuni l’hanno vista male: è stato un po’ come ammettere implicitamente che la Francia non fosse la loro patria. Ci sono state delle polemiche sul concetto di Patria, di Famiglia, di Tradizioni, di Religione, etc., ma nel complesso si era in quel momento in una situazione di "unione nazionale" e discutere di queste cose avrebbe incrinato questa facciata di unità. È stata anche data l’informazione che le quattro persone uccise sono state seppellite a Gerusalemme di fianco a quelle uccise a Tolosa, e questo ha dato una visione diversa della scelta operata.

 

a cura di Anna Segre

 

 

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