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Israele - Elezioni 2015

di Israel De Benedetti

 

Israele andrà alle urne il 17 marzo prossimo. Il governo attuale si è dimesso (dopo poco più di due anni in carica) causa le divergenze sul Bilancio e la proposta di legge che riafferma essere Israele lo stato del popolo ebraico e annacqua il carattere democratico del paese a danno delle minoranze. Netanyahu che in passato aveva approvato a malincuore il programma di Bilancio presentato da Yair Lapid, ministro del Tesoro, ha deciso di bocciarlo. Lapid e la Livni si sono pronunciati assolutamente contro il progetto di legge sullo stato ebraico, progetto che ha sollevato la disapprovazione da parte di intellettuali e uomini politici a cominciare dal presidente della repubblica Rubi Rivlin. Questo progetto di legge aveva lo scopo di limitare la sovranità della Corte Suprema togliendole il potere di prendere in esame decisioni della Kenesset per decretare se sono o no compatibili con la Carta dei Diritti dello Stato di Israele. In parole povere il Parlamento potrà decidere a maggioranza contro i diritti delle minoranze, cosa contraria alla Carta.

Netanyahu si è affrettato a silurare il ministro del Tesoro e il ministro della Giustizia (Tzipi Livni) ha presentato subito anche le sue dimissioni, accompagnate da quelle di tutti i membri del governo dei partiti di Lapid e della Livni.

In realtà la coalizione governativa che si è sfasciata, ha avuto una vita molto difficile, tra la svolta a destra di Netanyahu (che ha suscitato anche malumori nel suo partito), per dimostrare all'elettorato di essere il vero rappresentante della destra oltranzista e il barcamenarsi di Lapid e della Livni contrari alla virata a destra. In effetti il governo nella migliore delle ipotesi è rimasto per due anni senza una linea politica, specie nei confronti dei palestinesi. Il Likud di Netanyahu è ora un partito che si allontana sempre più dalla ideologia di Jabotinski. Non avrei mai pensato di rimpiangere le posizioni politiche di Begin, di Dan Meridor e di tanti altri (non ultima il Ministro della Cultura, Limor Livnat, che non si presenterà alle prossime elezioni) uomini politici difensori ad oltranza della democrazia e fautori di un comportamento leale nei confronti dei palestinesi. La direzione attuale del Likud, con Bibi in testa, si distingue per un nazionalismo estremista che ha portato Israele a trovarsi del tutto fuori dal consenso internazionale, non esclusi gli Stati Uniti.

Ovviamente il mondo dei partiti è in pieno fermento. La prima novità è stata la scissione del partito sefardita religioso, Shas, che si è diviso in due tronconi: Eli Yshai ne è uscito per dare vita a un partito religioso e destrorso, mentre Ariè Dery continua a guidare lo Shas come partito religioso di centro. I due leader non potevano lavorare assieme e questa è stata la soluzione trovata. Non è certo possibile fare previsioni se questa scissione porterà a un numero maggiore di eletti nelle file dei due partiti o ne diminuirà il numero.

Tzipi Livni invece è entrata nella lista del Partito Laburista e Bughi Herzog, leader del partito, e lei condurranno una campagna elettorale che pare possa aumentare il numero degli eletti.

A fine dicembre la polizia ha fermato una trentina di membri del partito Israel Beitenu di Lieberman (tra cui il vice ministro Faina Kirschenbaum) con l'accusa di passaggio di bustarelle nella divisione di fondi statali. Parte dei fermati sono rimasti agli arresti, altri, tra cui il Ministro, sono stati rimandati a casa. La polizia sostiene di aver completato così una inchiesta durata più di un anno, Lieberman dichiara che sempre sotto le elezioni qualcuno trova modo di accusare il suo partito e questa è una manovra politica.

Nell'ultimo giorno dell'anno si sono tenute le elezioni primarie del Likud; a parte la vittoria scontata di Bibi come leader del partito, la lista dei primi 20 "papabili" è un po’ meno estremista del previsto: i più accaniti nazionalisti non sono nella lista dei probabili eletti, a parte la Miri Regev che è riuscita ad avere uno dei primi posti.

Ora siamo a febbraio e una settimana fa sono state presentate le liste definitive dei candidati. Sorpresa numero uno: Bibi ha aggiunto alla sua lista (in un posto papabile) Benny Begin, figlio di Menachem, uomo di destra ma politico onesto e serio, difensore della democrazia. In questo modo Bibi cerca di attirarsi i voti degli anziani del partito.

Altra sorpresa: Habait Hayehudi, partito di destra religioso, che aveva inserito nelle sue liste un ex giocatore di calcio, non religioso e dalle idee non esattamente di destra, a poche ore dalla presentazione della lista l'ha silurato. Ishay, dimessosi dallo Shas invece, per paura di non superare la quota minima, ha messo nella sua lista Baruch Barzel un ex kahanista, destrorso e pericoloso.

La lista di centro sinistra della Livni e di Herzog ha presentato una lista con attuali parlamentari della Avodà e della Tnuà, ma anche molte persone nuove, giovani e anche donne

Gli arabi hanno raggiunto un accordo tra i loro partiti: si presentano in lista unica e hanno buone probabilità di aumentare il numero dei loro deputati, contrariamente a quanto auspicato da quelli che avrebbero voluto (come Lieberman) aumentare la quota minima per fregarli.

Oggi come oggi Lieberman e Lapid nei sondaggi vari non raggiungono buoni risultati, mentre i due partiti di massa, il Likud e la sinistra socialista, mantengono uno stato di parità, un giorno con un voto in più un giorno con uno in meno.

Attualmente i due grandi partiti, invece di combattersi sul piano ideologico fanno a gara a chi trova nell'altro più magagne, e si mette in ballo perfino il comportamento di Bibi e moglie nella direzione della loro casa

Sembra chiaro fin da adesso che per fare il nuovo governo ci sono due possibilità: un governo di unità nazionale, coalizione dei due grandi partiti, oppure un governo di destra o di sinistra a seconda delle posizioni che prenderanno i piccoli partiti: Lapid, Shas,. Lieberman e Kahlon. Saranno alla fine questi quattro partiti a condizionare il nuovo possibile governo. Attualmente cambiano indirizzo a seconda dei sondaggi: quando il Likud appare con più seggi, Shas, Lieberman e Kahlon dichiarano la svolta a destra, se i sondaggi mostrano invece che il centro-sinistra potrebbe avere la maggioranza non escludono un loro appoggio.

Ovviamente in tutti questi giorni i mass media si sono occupati della partecipazione di Bibi alla seduta del Senato Americano il 3 marzo per pronunciare un discorso a favore delle sanzioni contro l'Iran. Bibi è stato invitato dal Presidente del senato (repubblicano) ma si è ben guardato da informarne Obama. Conseguenza: parte dei senatori democratici, offesi da questo atto, hanno dichiarato che diserteranno la seduta. Obama e il segretario di stato Kerry non incontreranno Bibi. Più di un politico in Israele ha dichiarato che il discorso di Netanyahu in queste condizioni sarà controproducente e otterrà dal senato meno consensi alle sue proposte. Ma Bibi insiste e se ne frega se gli fanno osservare che questo atto, due settimane prima delle elezioni in Israele, ha anche un aspetto di propaganda elettorale. Ieri - 9 febbraio - il Primo Ministro ha dichiarato che è suo dovere presentare al Senato Americano le posizioni di Israele prima che le nazioni occidentali firmino con gli iraniani un accordo pericoloso per tutto il mondo e in particolare per Israele. A quanto pare non si prepara a scendere dall'albero su cui è salito e le conseguenze per Israele non saranno delle più felici. Ma Bibi potrà dire di non aver paura di Obama.

Questo è tutto per ora e chi vivrà vedrà.

 

Ruchama 10-2-2015

Israel De Benedetti

   

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