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Torino decide

di Emilio Hirsch

 

Dopo una pausa lunga otto anni, una lista appoggiata dal Gruppo di Studi Ebraici e dal nostro giornale è di nuovo maggioranza nel consiglio della Comunità di Torino. Il risultato è sorprendente perché tutt’altro che scontato. La lista Beiachad, vincitrice delle elezioni con 7 candidati eletti su 7 presentati, è, nonostante l’ampio appoggio del giornale e del GSE, una debuttante. Per la prima volta, il GSE ha presentato una lista programmaticamente di compromesso, con candidati di varia estrazione culturale e di diverse competenze ed esperienze comunitarie e lavorative. A dimostrazione di quest’obiettivo, la commissione elettorale del GSE, di cui ho fatto parte, ha scelto di presentare un ventaglio di nomi pescando non solo all’interno dei suoi membri ma anche al di fuori, premiando capacità, competenza e dedizione. Non ultima è stata la volontà di uscire dagli schemi di contrapposizione che ormai da troppi anni minavano la coesione della Comunità. Questa intenzione a molti è apparsa come una debolezza e, fortunatamente, i risultati smentiscono quelli che temevano una lista fiacca e poco coesa. Al contrario, i candidati sono stati in grado di cementare un forte legame e di riuscire attraverso nuove strategie di comunicazione a rompere una breccia nelle diffidenze reciproche e nelle piaghe dei rapporti tra fazioni che hanno avvelenato molta vita comunitaria negli ultimi dieci anni.

La vittoria così inattesa e marcata si situa quindi nel serio tentativo di riconciliare e di aprire nuovi spazi di dialogo e partecipazione. A rinforzare questo proposito è il fatto che la lista Beiachad si è presentata appoggiando un unico candidato presidente, Dario Disegni, che è altrettanto sostenuto dalla lista di minoranza. Nonostante le discussioni con quest’ultima si siano protratte fino alle urne e la sua scelta di correre da sola abbia fatto fallire il tentativo del GSE e della sua commissione elettorale di arrivare ad una lista unica di coalizione, si spera che una figura di riferimento come Presidente ed una maggioranza chiara possano favorire un futuro percorso comunitario democratico, fattivo ed incisivo. Sarebbe ciononostante importante che il Presidente riuscisse a mantenere i rapporti equilibrati tra le due liste per porre realmente fine alle incomprensioni e ad ai nervosismi, nonché per inaugurare un periodo di trasparenza e chiarezza.

I problemi che il nuovo Consiglio dovrà affrontare sono enormi: dalla sistemazione delle finanze al completamento di importanti opere di adattamento e rilancio dei beni immobili, dal potenziamento della scuola al rafforzamento degli studi rabbinici, dal coinvolgimento dei giovani alla concreta risoluzione dei problemi legati all’assimilazione, ai matrimoni misti ed al vistoso calo demografico. Con l’espressione di questo consiglio, la comunità ora deve dimostrare di essere cambiata, di aver fatto tesoro delle esperienze passate e di voler veramente aprire le finestre e cambiare l’aria.

Nonostante gli sforzi di ogni parte in lizza, la percentuale dei votanti, attorno al 55%, non può essere considerata un successo. Una larga parte degli iscritti della Comunità continua a non identificarsi in essa. Il compito più difficile sarà dialogare con questa parte, provare a ricomporre il tessuto sociale in un momento in cui l’allarme generato dal risorto antisemitismo e dall’antisionismo, sua controfigura, creano maggior consapevolezza di un comune destino.

Emilio Hirsch