Ombre e luci

 

Elogio della complessità

di Bruna Laudi

 

Si perdoni l’approccio logico - matematico, dovuto ad una tara professionale. In matematica i teoremi sono costituiti da tre parti ugualmente fondamentali e strettamente connesse: l’ipotesi, la tesi e la dimostrazione. Le ipotesi sono le condizioni preliminari accertate come vere, la dimostrazione è una successione di passaggi logici che porta in modo inequivocabile alla tesi, che perde di senso se non è rigorosamente dimostrata.

Ad esempio si può facilmente dimostrare che, dati due numeri pari, la loro somma è sempre un numero pari. Se però si ponesse per ipotesi che la somma di due numeri pari è un numero dispari, si costruirebbe una teoria dei numeri completamente distorta. Analogamente chi ragiona per pregiudizi, pone alla base delle sue argomentazioni ipotesi per nulla verificate, su cui costruisce collegamenti logici che portano a tesi necessariamente false.

Negli esempi di seguito riportati, le ipotesi su cui si costruiscono i ragionamenti sono pregiudizi, premesse date per certe, per dimostrare le proprie tesi.

Il meccanismo non è nuovo, il popolo ebraico ne è stato vittima per secoli: quante restrizioni si sono trasformate in pregiudizi in questa inversione di paradigmi logici! Agli ebrei era proibito possedere beni immobili e potevano esercitare solo alcuni mestieri (commercio, prestito di denaro, ecc.)? Da qui l’accusa di essere usurai, e via via detentori della finanza mondiale. Gli ebrei dovevano vivere in ghetti, isolati dagli altri? Ecco il pregiudizio secondo il quale formano un’enclave a sé, si aiutano fra di loro. E si potrebbe continuare associando restrizioni e pregiudizi. Il tutto comporta un’analisi complessa della storia dell’antisemitismo.

Un altro problema è il rifiuto della complessità: si desiderano risposte semplici e chiare, in qualche modo rassicuranti. Si ama avere certezze, si preferisce il leader politico che parli per slogan.

Spesso capita di sentirci chiedere “perché nella storia antica e recente ce l’hanno con gli ebrei?”: chi fa questa domanda desidera una risposta semplice, immediata, in linea con le semplificazioni cui si è abituati. Invece questo è un chiaro esempio di complessità, che richiede il richiamo a una pluralità di fattori.

Ai giorni nostri, gli avvenimenti ci sopraffanno: si passa da un attentato a una minaccia di guerra. Le persone cercano risposte e tendono a privilegiare argomentazioni lineari: causa - effetto. Sui social network è un fiorire di commenti, di notizie prese indifferentemente da siti attendibili come da siti faziosi, se non indecenti. L’importante è darsi certezze, attraverso categorizzazioni o complottismi di vario genere. L’analisi di una realtà complessa viene risolta con semplici slogan, come le pulsioni regressive delle folle scatenate dai dittatori nei comizi che spingono alla morte propria ed altrui. Indispensabile, in questi “ragionamenti”, è la ricerca del nemico, a volte riconoscibile in un popolo, in un’etnia o in una religione.

In tutto questo spesso si ha l’impressione che ci sia una perdita di senso: ecco qualche altro esempio.

Siamo vittime del terrorismo islamico? Fioriscono le accuse generalizzate all’Islam, i musulmani vengono invitati alla dissociazione pubblica per distinguere i “buoni” dai “cattivi”, ci si dimentica quante migliaia di vittime musulmane abbia mietuto in vent’anni la ferocia terrorista.

Arrivano migliaia di profughi che fuggono dalla guerra, dalla fame, dal terrore? Si scatena la rabbia e la frustrazione di chi si sente attaccato nella sua identità: a parte le solite considerazioni sul fatto che gli immigrati “rubano” il lavoro agli italiani, circolano le voci più incredibili circa presunte regalie delle amministrazioni cittadine che, trascurando i “nostri” poveri, darebbero casa e aiuti economici ai migranti.

Per non parlare della crisi economica, delle oscure trame della “finanza mondiale”. È interessante, a questo proposito leggersi qualcosa sul fantomatico Gruppo Bilderberg (il nome la direbbe lunga…), che riunirebbe esperti di finanza e giornalisti di alto livello europei e americani in incontri rigorosamente riservati e, per questo motivo, è oggetto di sospetti terribili di oscure macchinazioni finanziarie. E proseguendo su questa linea, l’Isis sarebbe una creatura israelo-statunitense, creata per destabilizzare governi “scomodi”, poi sfuggita di mano.

L’esperienza di questa difficoltà di comunicazione ci deve indurre a riflettere su quanto sia importante adottare un approccio analitico di fronte agli eventi del nostro tempo: purtroppo però la difficoltà, nella maggior parte dei casi, sta nella mancanza di conoscenze. Ma allora, per lo meno, asteniamoci dal giudizio!

 

Bruna Laudi

                                        

Lucian Freud, ritratto,2001 (a sin.) e acquaforte