Francia

 

La questione ebraica ancora e sempre
Testimonianza di un ebreo francese

di Alain Nutkowicz

 

Quando un mio amico, di origine italiana, mi ha chiesto di scrivere un articolo per un giornale ebraico italiano, a seguito degli avvenimenti che si sono svolti lo scorso gennaio in Francia, ho accettato immediatamente. Gli scambi di opinione che ho con lui dimostrano che i nostri punti di vista sono molto vicini. Per comprendere meglio questi fatti orribili, mi sembra necessario riprendere la loro cronologia e le diverse sensazioni che mi hanno attraversato.

Per quanto mi concerne e interrogandomi su ciò che ho provato a seguito di questi tragici episodi, mi sono accorto che ero avido della più piccola informazione.

L’assassinio dei giornalisti e del personale di Charlie Hebdo testimoniava una volontà di punire delle persone che avevano osato esercitare la loro libertà d’espressione senza per questo derogare alle leggi francesi. La stessa volontà punitiva era testimoniata dall’uccisione di poliziotti in modo orrendo: sparare nella schiena ad una poliziotta municipale che aiutava la redazione di un CID, dare il colpo di grazia ad un poliziotto già a terra, ferito e senza difesa; senza dimenticare la morte dell’altro poliziotto nell’esercizio delle sue funzioni di protezione a Charlie Hebdo.

Queste violenze mi colpiscono in quanto cittadino francese.

Infine, a qualche ora dallo shabbat, un individuo - lo stesso che aveva ucciso la poliziotta - uccide o prende come ostaggi in un negozio kasher tutti quelli che si trovavano perchè erano ebrei o supposti tali.

In quel momento, il mio essere ebreo aveva subito un colpo violento: in tre giorni, la mia coscienza d’uomo appassionato di libertà, di cittadino e di ebreo era stata mortificata.

Il mio amico italiano voleva che gli precisassi la mia percezione, in quanto ebreo, degli assassinî antisemiti à l’Hypercasher. Dopo quei tragici fatti, tutti i media e quelli più importanti in particolare, hanno realizzato dei réportage, dei dossier, degli articoli, sulla comunità ebraica in Francia. Sono stati enunciati punti di vista diversi, complementari e contraddittori. Pensatori, e intellettuali hanno partecipato ai dibattiti e hanno proposto (e propongono) riflessioni sulla situazione attuale. In ogni caso, le analisi rimangono parziali ed incomplete e non possono esprimere la realtà di quello che provano gli ebrei francesi: possono lasciarne intravedere soltanto una parte.

Una certezza: nessun uomo politico e nessun intellettuale potrà indicarmi come devo pensare ed agire. Allo stesso tempo, come gli ebrei francesi non sono un’entità monolitica così il contenuto di questo articolo è soggettivo.

A seguito di quanto sopra, posso affermare di essere stanco delle generalizzazioni abusive sull’ebraismo e sugli ebrei. I pregiudizî hanno la vita dura e creano sempre dei danni. Io sono più che stanco di essere catalogato all’interno di schemi definiti da altri.

Durante e dopo questo orrore mortifero e antisemita, c’è stato choc, ma non stupore; venti malsani impestavano l’atmosfera da diverso tempo. L’inventario degli attentati in Francia degli ultimi quarant’anni dimostra che nella loro grande maggioranza questi attentati prendono di mira gli interessi israeliani o ebraici e uccidono degli israeliani o degli ebrei. I loro autori non hanno mai fatto confusione a questo proposito: sapevano il perché delle loro azioni. D’altronde, nei media arabi, gli ebrei e gli israeliani non sono sempre separati, direi proprio il contrario.

Intorno agli anni 2000, insensibilmente le cose sono peggiorate con violente spinte eruttive.

Un noto umorista si è trasformato in un militante politico la cui ossessione è quella d’inventare battute e accuse contro gli ebrei. I suoi fan lo sostengono ciecamente qualunque cosa faccia o dica e lo trasformano in un martire della libertà d’espressione giustificandolo con l’affermazione che l’odio contro la comunità ebraica è pura fantasia.

In un altro contesto - ma non sarà poi lo stesso? - intellettuali e partiti politici di estrema sinistra condannano per principio Israele e ne desiderano la scomparsa senza valutarne le conseguenze. L’estrema destra negazionista, a sua volta, si diletta nella sua avversione e nella sua ripugnanza per tutto ciò che è ebraismo e sionismo.

Le analisi di tutti questi gruppi si alimentano di disinformazione e di teorie del complotto.

Leggendo gli studi storici di Léon Poliakov, ci si accorgerà che l’antisemitismo del XIX secolo era un prodotto sia del pensiero rivoluzionario sia dell’estrema destra cattolica e nazionalista. Oggi bisogna anche aggiungere l’islamismo radicale.

Uno degli aspetti che reputo fra i più insopportabili della condizione ebraica, come abbiamo visto prima, è l’essere etichettati, cioè essere definiti dall’esterno, sentirsi imporre una maniera di essere ebrei, essere ritenuti persone che pensano e agiscono secondo schemi dati. È anche vivere nell’inquietudine, nella necessità di proteggere i luoghi di culto e culturali, le scuole soltanto perchè sono delle scuole ebraiche.

Altro punto sgradevole, la domanda ripetitiva: cosa significa essere ebreo? Cosa vuol dire essere ebreo? Qualunque sia la risposta che viene data, l’interlocutore spesso la rifiuta e delimita il concetto di “ebreo” secondo i suoi pregiudizî e la sua ignoranza. Come far comprendere che gli ebrei formano un popolo ed una comunità religiosa, ma anche una comunità di destino; che è possibile essere un ebreo religioso o ateo?

Oggi, come ieri, rivendico il mio essere ebreo come io lo sento; e questo non mi ha mai messo in opposizione con le leggi del mio Paese. Ma soprattutto, nessun essere umano può essere ridotto ad una sola identità, poichè, in realtà, egli ne porta in sé una moltitudine.

Io sogno un mondo nel quale gli antisemiti di qualunque specie e di qualunque origine, di cui gli ebrei nutrono involontariamente i fantasmi di odio, ci lascino definitivamente in pace e spariscano da questa terra: ma ecco che sprofondo nelle chimere e nel fantastico. La realtà è più sordida, l’antisemitismo ritrova un nuovo vigore e la sua presenza è assordante. Questa estate, nelle strade di Parigi, nel corso di una manifestazione anti-israeliana si è gridato “morte agli ebrei”. Alcuni hanno sostenuto che si è trattato solo di un incidente minore dovuto a dei provocatori.

Mentre scrivo queste righe, a Copenaghen uno scenario simile a quello di Parigi si è appena verificato. Il tempo della fiducia, della benevolenza e della fraternità non è ancora all’ordine del giorno.

Bisogna sempre essere vigili, essere in piedi, resistere e combattere tutti i fermenti dell’inumanità.

 

Alain Nutkowicz

Disegno di Lucian Freund