Israele

 

Blocknotes

di Reuven Ravenna

 

Scenari

Non solo in tempi di elezioni gli israeliani sono continuamente sottoposti a previsioni catastrofiche di pubblicisti, politici e semplicemente nelle conversazioni della gente nei caffè o negli incontri casalinghi. La realtà mediorientale è inequivocabile e le notizie che riceviamo sono la conferma come non esistano zone separate, in una globalità planetaria. Israele è "una villa nella giungla", una barca "in gran tempesta" circondata da nemici che senza remore vogliono la distruzione dello Stato Ebraico. I popoli del mondo, in primis l'Europa, e i "leader del mondo libero"non ci capiscono fino in fondo. Per moventi tattici, captiamo a volte voci arabe moderate nei nostri confronti. Le "anime belle", anche quelle ebraiche, criticano la politica e gli avvertimenti del governo della destra, per malafede o per inguaribile ingenuità. L'unica democrazia nel Levante, per difendersi, necessariamente deve prendere provvedimenti d'emergenza nei confronti di quinte colonne all'interno, suscitando le critiche degli antisionisti, versione aggiornata dell'eterno veleno antisemita. Queste le argomentazioni di "destra".

D'altro campo, a mia memoria, non ricordo una così acuta preoccupazione per l'involuzione dell'atmosfera pubblica: intolleranza, scetticismo e soprattutto una netta tendenza a tacitare posizioni moderate o critiche, tacciate di "disfattismo" e di "odio di se stessi", qualora si denunci l'empasse del processo di pace ("non abbiamo partner") o il deterioramento nei rapporti fondamentali con gli USA di Obama. In una situazione di Stato binazionale,con milioni di sottomessi quasi senza diritti, con una continua erosione de facto del clima democratico e crescente xenofobia verso gli arabi israeliani.

Come reagire? Molti si rassegnano contrapponendo ai dilemmi la rimozione delle riflessioni inquietanti: "Tanto nulla potrà cambiare", "È il nostro destino, da sempre.”, “Chi vivrà vedrà".

Dissonanze

Non solo il mio status di doppia nazionalità mi ha reso alquanto sensibile agli stati d'animo, alle mentalità e alle prese di posizione qui, in Israele, e nella mia Comunità di origine, in una perenne attenzione, si può dire, al quotidiano. Con assoluta identificazione plaudo alla costante, vigile, ferma battaglia della leadership comunitaria, nazionale e locale, contro il negazionismo, gli atti e le esternazioni degli antisemiti di varia natura, le discriminazioni di tutte le minoranze, in un aperto dialogo con gli "altri".


Sefer Torà a Gerusalemme
(foto di Piero De Benedetti)

 

L'ebraismo americano, a quanto risulta dalla demografia, è la diaspora più grande. Da decenni l'appoggio allo stato ebraico è stato motivato anche per comuni ideali dei diritti umani,di pluralismo democratico (a parte il non riconoscimento israeliano delle correnti non ortodosse), insomma un’agenda "liberal".

Ultimamente si nota una discrepanza soprattutto nelle fasce giovani tra il trend liberal, critico di determinati aspetti della politica governativa israeliana (la continua costruzione di insediamenti in Cisgiordania, per esempio) e l'appoggio "senza se e senza ma" dell'establishment più conservatore delle Comunità. Come evitare una frattura, gravida di conseguenze esiziali, senza scomuniche e con la consapevolezza del comune destino?

 

Messianesimo

"Erez Israel non è una cosa esteriore, un possesso esteriore per una Nazione, solamente uno strumento per una finalità di un raggruppamento. Erez Israel è una entità essenziale connessa in un vincolo vitale con la Nazione, legata con qualità intrinseche con la propria realtà." da Orot (Luci)  di Rav Avraham Itzhak Kook, primo Gran Rabbino di Erez Israel. L'ispiratore di migliaia seguaci, tra le forze operanti nella società israeliana, all'avanguardia nell'insediamento in tutti i territori sotto controllo israeliano, le più tenaci oppositrici ad un riconoscimento politico di una entità statale palestinese.

 

Vigilia

Prima giornata di marzo. Giovedì, Purim, e, a Gerusalemme, venerdì. Il diciassette, le elezioni per la Keneset e mentre scrivo il nostro Premier sta volando verso gli USA dove, a suo dire, metterà, a viso aperto, il mondo, e, soprattutto, il “leader dell'Occidente” in guardia sulle conseguenze di un accordo con l'Iran degli Ayatollah che sta diventando, se non lo è già, un paese nuclearizzato. Da elettore israeliano, devo ammettere che finora la campagna non è stata particolarmente infuocata. Di nuovo i temi del dibattito vertono sui problemi del quotidiano, il carovita, i prezzi proibitivi per l'acquisto degli alloggi o la serie di scandali di corruzione o a sfondo sessuale di politici e alti ufficiali della polizia (!!!). In più, quest'anno la critica, certamente non disinteressata, verte sul budget della famiglia, e in particolare della Signora Sara Netanyahu (a detta del Controllore dello Stato, e non solo), a spese del contribuente, che sovente non arriva alla fine del mese. Nel gran finale, al centro certamente la paventata bomba nucleare iraniana sarà l'argomento principale del dibattito pubblico, se, nel frattempo, non accadranno paventati eventi traumatici. I grandi Problemi, il conflitto israelo-palestinese, il crescente degrado della posizione di Israele sulla scena internazionale, il clima di intolleranza nella società, i rapporti tra Stato e "religione", il terrorismo islamico intercontinentale già alle nostre porte, sono quasi messi in sordina, per l'istintivo sentimento di rimozione che tutti noi percepiamo, consciamente o meno.

 

Reuven Ravenna

1 marzo, 10 adar