Israele

 

Israele al bivio: democrazia o halakhà?

di Israel De Benedetti

 

Nel lontano 1949 siamo saliti in Israele per costruire un nuovo paese tutto nostro di libertà e giustizia. Ci siamo lasciati alle spalle gli anni della guerra e delle persecuzioni, un odio infinito per quello che avevamo visto e vissuto in Italia.

Da allora sono passati tanti anni e le generazioni si sono rinnovate, ma a noi vecchi sembra purtroppo di essere tornati indietro di sessanta e più anni.

Nel nostro paese, quel paese che abbiamo scelto per creare una società nuova e pulita, ora:

1- c'è chi fa festa per la famiglia araba di Duma bruciata viva.

2- un membro della Knesset sollecita un bulldozer che distrugga la Corte Suprema

3- un’alta esponente dei coloni dice alla radio "Non vale la pena di ammazzare il nostro presidente Rivlin, dato che lui non vale niente"!!!

4 - Il ministro dell’Agricoltura chiede che venga chiusa l’unità che si occupa di ebrei nei Servizi di Sicurezza (lo Shabbach è l'organo di stato per la lotta al terrorismo ed è organizzato in sezioni diverse tra cui la sezione araba e quella ebraica. Il ministro evidentemente pensa che non ci sono né ci saranno terroristi ebrei!)

5 - Il nostro primo ministro da sei mesi tiene nelle sue mani cinque ministeri.

Per oggi basta così, ma si potrebbero aggiungere altre e svariate realtà odierne.

Un paio d'anni fa all'inizio delle vergognose attività dei "ragazzi delle colline" (una banda di giovani delle colonie che si dedicano a bruciare oliveti arabi, a dare fuoco a una chiesa, ad alcune moschee e a una scuola di Gerusalemme mista per arabi ed ebrei e altre piacevolezze del genere) i capi del sionismo religioso li definivano erbe marce. Ora queste erbe sono diventate un bosco fitto fitto e io mi domando: questi giovani, nati nelle colonie, hanno alle spalle famiglie, educatori nelle scuole o nelle yeshivot? Nessuno dei genitori o degli insegnanti sa niente? Nessuno ha osato alzare la voce per condannare questi giovani malviventi e dare loro una brava lavata di capo?

Il nazismo agiva in nome di un uomo chiamato Hitler, questi agiscono nel nome del loro Dio, di cui sono gli esecutori materiali. Questo non è fascismo né nazismo ma un vero Daesh che si dichiara ebraico, ed è pronto a rovesciare il governo di Israele per crearne uno basato sulla halakhà. Questa è la meta e questi sono i mezzi. Per ora inneggiano alla morte di ogni arabo. Domani inneggeranno alla nostra.

E il governo cosa fa? Condanna, si dissocia, ma tutto a parole; purtroppo pochissimo si fa per la nostra difesa, per la difesa di uno stato ebraico, sì, ma anche democratico. I rabbini che incitano ad attaccare i goim continuano ad essere pagati dallo stato, con i nostri soldi che non ci sono per aiutare i poveri. Anche il rabbino di Zfat che ha scritto un libro per dimostrare che ammazzare un bimbo arabo è una mitzvà.

Si parla di mille o duemila delinquenti organizzati, pagati e protetti, ma la cosa più grave è che il partito del Sionismo Religioso, che non li accetta e li condanna, ha tuttavia varie fasce che non reagiscono, e, se non appoggiano, stanno a guardare.

Dobbiamo però anche sottolineare che varie e svariate personalità israeliane hanno espresso in questi mesi la condanna all'andazzo governativo. Scrittori, persone di spicco del mondo culturale. Professori e rettori di università e generali (in pensione) mettono in guardia su come questa politica possa portare alla rovina del paese. Sono voci importanti, ma sul piano politico il centro sinistra è più debole che mai e non riesce a formare un blocco consistente di opposizione.

Triste e doloroso seguire in Israele quello che succede, osservare giorno per giorno il logorio della democrazia. Forse ai nostri figli e nipoti si dovrebbe consigliare di lasciare questo paese. Ma verso dove andare? Forse verso la Groenlandia!!!!

O forse, e speriamolo con tutto il cuore, saranno loro a impuntarsi e a riportare il paese sulla via di un ebraismo umano, che riconosce e rispetta i diritti di tutti i cittadini.

 Israel De Benedetti - amareggiato