Israele

 

Blocknotes

di Reuven Ravenna

 

Tra falchi e colombe

Ariè Falco: È ora che gli illusi si sveglino! La cronaca ci informa a ritmo quotidiano sugli accoltellatori degli attentati che ci colpiscono da mesi. Chi viene ad ucciderci, lo si sopprima senza indugi! E non ci si stanchi di denunciare l'Autorità Nazionale Palestinese che chiama eroi "shaid" i giovani terroristi, che consola le loro famiglie, mentre il mondo rimane ormai indifferente a questo più che centenario conflitto, insolubile. Il terrore ci ha colpito ben prima del'67, quando la Cisgiordania e la striscia di Gaza non erano state liberate dalle nostre forze. A proposito, abbiamo scacciato, loro malgrado, più di ottomila israeliani dalla strisca di Gaza, demolendo decine di località fiorenti, e il risultato: regime del terrore islamico di Hamas che abbiamo affrontato in due conflitti, senza aver ancora neutralizzato la minaccia di ulteriori round. L'acquiescenza del Presidente USA, quasi novello Chamberlain, non ha fatto che degradare il Medio Oriente, in primis con l'accordo sul nucleare con l'Iran che, con i miliardi che si ritrova, può, per il momento, acquistare armamenti sofisticati, per foraggiare il terrorismo contro "l'entità sionista" da cancellare e, fra non molto, entrare nel club delle nazioni prenucleari. E l'Europa? Una cieca politica, che impone l'etichettatura dei prodotti delle imprese ebraiche della Samaria e della Giudea e del Golan, pur essendo essa stessa obiettivo del terrore panislamico!

Yonà Colombo: Siamo tutti shoccati dall'Intifada dei coltelli, sempre paventando una escalation dagli esiti dirompenti e rinnovati mega conflitti, al sud e al nord, vedi le minacce di Hezbollah. Ma siamo sicuri di non aver perso concrete possibilità di sbloccare almeno la situazione? Chi si ricorda il discorso del Bibi nazionale alla Bar Ilan che auspicava la soluzione di "due Stati per i due Popoli" nei confini dell'Eretz Israel mandataria, “in trattative dirette senza condizioni preliminari" (e come giustificare la incessante costruzione di insediamenti nei territori contestati e la proclamazione di Gerusalemme indivisa perennemente capitale esclusiva dello Stato ebraico?). Si insorge quando veniamo accusati di realizzare una situazione sudafricana pre-Mandela, allorché i residenti ebrei degli insediamenti godono delle leggi della Keneset, mentre i due milioni e passa di palestinesi sono sottoposti ad uno status di controllo militare. Per non citare le continue iniziative parlamentari da parte della maggioranza di governo di sapore maccartista [vedi più avanti, ndr.] per affermare la natura ebraica dello Stato e combattere la minaccia araba dall'interno.

 

Riflessioni

A volte rimpiango i miei verdi anni nell'epoca della divisione tra i due grandi blocchi che si rispecchiava nelle analisi delle news "visti da destra o da sinistra". E mi preoccupa costantemente l'aspirazione di illuminare e far partecipi i miei interlocutori al di là del mare. Come possiamo illustrare la complessità non solo in Israele, ma nel mondo tutto, senza minimizzare processi storici in atto, o ignorarli per soggettività inevitabile? "La obiettività non esiste nella storiografia e nel giornalismo…". Come esternare la nostra preoccupazione per il trend crescente di chiusura xenofoba nei confronti dell'"Altro" ("tutto il mondo ci è contro"; assioma assoluto: antisionismo, forma attuale di antisemitismo, che si traduce alla critica di tutta la politica ufficiale israeliana) messa al confronto con le crescenti aperture verso l'esterno della mia Comunità di origine, atta a costruire ponti, impegnata al dialogo? E come ingaggiare la critica politica con argomenti spesso addotti da media forestieri, non sempre senza secondi fini, evitando di essere bollati di ingenuità, o perfino, di fungere da quinta colonna del Nemico in agguato?

 

Maccartismo?

Sul fronte interno assistiamo ad un’offensiva senza precedenti soprattutto da parte di parlamentari del Likud e del "Ha-bait ha-yehudì" (La Casa Ebraica, ex Nazional-Religiosi) per accentuare il carattere ebraico della società, a scapito del liberalismo democratico e della minoranza araba, rappresentata dalla lista unita, alla quale appartiene una frangia militante filopalestinese. È in discussione la legge per la sospensione del mandato di parlamentari che negano o ledono le fondamenta dello Stato, richiedendo una maggioranza di due terzi. È in esame una legge che richiede ad organismi quali per esempio la lega per i diritti civili di dichiarare le fonti di finanziamento da parte di governi stranieri e dall'Unione Europea, creando un’atmosfera di sospetto nell'opinione pubblica. E da parte di un gruppo che a suo dire è impegnato alla salvaguardia dell'"Anima" sionista della cultura, "Im Tirzu" (Se lo vorrete, citazione dell'appello hertzliano "Se lo vorrete, non sarà un sogno!") si accusa il fior fiore della intellighenzia di essere "Shetula'" (in libera traduzione: trapiantata da elementi antinazionali); per non parlare dei tagli a finanziamenti governativi a teatri che rappresentino testi ritenuti disfattisti e poco patriottici.

Reuven Ravenna

Febbraio 2016
Adar Rishon 5776