Israele

 

1934: Gerusalemme e Tel Aviv,
attraverso gli occhi di un attento
raconteur

di Davide Silvera

 

Nel settembre del 1934, durante una pausa delle ostilità tra ebrei e arabi, il filosofo e storico delle idee Isaiah Berlin (1909-1997) trascorre un mese in Palestina. Durante e dopo il soggiorno manderà alcune lettere ai suoi genitori e a dei conoscenti, dove esprime le sue impressioni su quanto ha visto. Lo stile di Berlin è estremamente colloquiale, e grazie a precise e vivaci pennellate riesce a descrivere in maniera puntuale le diverse situazioni. La base è Gerusalemme, da dove parte per diverse escursioni, visitando, tra l’altro, Safed (una città incredibile…), Nablus, dove assiste ad una parata auto-motociclistica della Polizia inglese (noiosa da morire ….) e il Mar Morto (bellissimo e terrificante...). A Gerusalemme alloggia alla Pensione Romm, in King George Avenue, preferendola all'allora nuovissimo Hotel King David (Recentemente ci sono stati dei problemi all'hotel, tutti gli impiegati ebrei sono stati licenziati, questioni sindacali, quindi è impopolare per gli ebrei alloggiarci in questo momento…. In un'altra lettera Berlin aggiunge: Vuoto, caro e comunque ci vado a mangiare…).

Di Gerusalemme scrive: Gerusalemme è una città veramente meravigliosa & la Moschea di Omar di una bellezza indescrivibile & la città vecchia è come le Mille e una Notte, asinelli & campane, oscuri anfratti dove cammelli bendati girano intorno lentamente macinando sesamo & il tutto per appagare il medievalista più fantasioso, gli Arabi a volte semplicemente meravigliosi…

Dopo una visita all'Università Ebraica, sorta una decina di anni prima della sua visita, scriverà: La biblioteca dell'Università è splendidamente fornita...Ci sono più testi di Filosofia che a Oxford (dove Berlin studiò e insegnò parecchi anni della sua vita).

Di ritorno da una gita in Transgiordania (l’attuale Giordania), in compagnia di Thomas Hodgkin, un funzionario del Servizio Civile britannico in Palestina, Berlin racconta: Cavalcavamo a dorso di asino, e quando tornammo a Gerusalemme, era Venerdì pomeriggio, i pii ebrei ci presero a sassate. Vengono immediatamente in mente le odierne sassate contro le macchine che inavvertitamente viaggiano di Sabato nei quartieri ultraortodossi della città santa. Niente di nuovo sotto al sole

Durante la visita in Palestina, Berlin incontra decine di personalità, soprattutto ebrei, ma non solo, tra cui Gershom Scholem. Si incontra anche con Ahmed Shukri Taji, un milionario arabo. Di lui scrive: Padre di un mio studente arabo, che da un lato vende terre agli Ebrei & dall'altro si oppone fermamente alla cosa. In un'altra lettera scriverà: Ho pranzato con un antisemita siriano di nome Antonius (George Antonius, autore de Il Risveglio Arabo, 1938), un uomo delizioso, raffinato, estremamente colto, astuto e senza scrupoli. Un nemico formidabile. Voglio incontrare tutti. Se potessi, pranzerei anche con il Mufti (leader religioso e politico degli arabi durante il mandato Britannico. Noto per la sua feroce opposizione alla presenza ebraica in Palestina, diventerà un alleato di Hitler).

Ma a colpire di più il lettore di oggi sono forse le riflessioni di Berlin su Tel Aviv, che contava allora solo 25 anni di vita.

In una lunga lettera ai suoi genitori, scritta dal King David, Berlin scrive: Tel Aviv è orribile - come il Klondike - immaginatevi una massa di cercatori d’oro ebrei che invadono il posto - alcuni vivono in case, altri in baracche, catapecchie, palazzi di latta - strade rumorose, sporche, troppo strette per mancanza di spazio - gli ebrei non hanno gusto. In un’altra lettera aggiungerà: A Tel Aviv, a parte il gelato, non c’è niente di piacevole.

Di ritorno ad Oxford, tre mesi dopo, la sua opinione su Tel Aviv appare decisamente cambiata: Tel Aviv incredibile, così mi immagino il Klondike, piena di corsa all’oro, costruita letteralmente sulla sabbia, con più telefonate pro capite al giorno perfino di New York, solo 100.00 abitanti, ma con il ritmo di una città di 600.000, calda, appiccicosa, il mare così pieno di gente che neanche lo vedi, i rifugiati tedeschi che brulicano con le loro cartellette sottobraccio facendo affari dovunque capiti - nei caffè, sugli autobus, nelle cabine in spiaggia, in mare, ovunque meno che nei loro uffici, il poliziotto che dirige il traffico con un bastoncino che agita come fosse una bacchetta da direttore di orchestra, usando l’ebraico quando è calmo ma un chiassoso e passionato Yiddish quando si agita, tutti gli automobilisti che urlano dando consigli, insultano, ridono come greci o siriani, oramai levantinizzati, bloccati all’improvviso da una lunga carovana di cammelli, stupenda & come in una locandina turistica, guidati da un piccolo ebreo polacco con in testa una bombetta nera che emette suoni arabeggianti, imparati da un giorno all’altro, seguito da un gruppo di intellettuali, poeti, editori & simili, un’accademia itinerante che discute circa la possibilità di coniare una nuova parola, ecc. ecc. tutto così incredibile…

Nella stessa lettera, in cui la Tel Aviv degli anni ’30 è descritta in maniera così fantastica e viva, Berlin si lascia andare ad un’affermazione che forse sintetizza quello che ha visto e percepito nel suo mese in Palestina: Credo che gli ebrei di Palestina siano le persone più felici e tranquille che io abbia mai incontrato.

Davide Silvera
dragoman@zahav.net.il


Isaiah Berlin