Italia

 

Apriamo il dibattito

di Anna Segre

 

Leggendo la lettera di Giuliano Della Pergola avevamo avuto l’impressione che le sue critiche riguardassero solo per caso (e forse inconsapevolmente) un rabbino non ortodosso; argomentazioni come le sue, che negano validità a ogni interpretazione del testo biblico che non si limiti a una mera contestualizzazione storica, avrebbero potuto colpire ugualmente qualunque articolo scritto da rabbini ortodossi che Ha Keillah ha pubblicato nei suoi quarant’anni di vita o potrebbe pubblicare in futuro. Se si considera “ridicola” qualunque interpretazione che si discosti dal senso letterale della Torà, a nostro parere, si mette in discussione l’intera tradizione ebraica. Ed è questo il punto essenziale che a noi premeva di sottolineare, al di là dell’occasione contingente che aveva generato la lettera. Abbiamo parlato di “approccio tradizionale” perché certamente Rav Cipriani dal suo punto di vista (che ovviamente non tutti condividono) con le risposte che ci ha dato intendeva inserirsi nel solco della tradizione ebraica. In coda all’intervista avevamo chiaramente sottolineato che Rav Cipriani non è un rabbino ortodosso. Nella risposta a Giuliano Della Pergola abbiamo ritenuto che questa informazione fosse superflua. Ci scusiamo con i lettori se la necessità di sintesi ha generato qualche confusione.

Ha Keillah è l’organo di un gruppo (il Gruppo di Studi Ebraici) che opera nell’ambito della Comunità di Torino, che naturalmente è una comunità ortodossa; quindi, nell’organizzazione delle proprie attività e nella partecipazione alla vita comunitaria, si attiene alla tradizione ortodossa dell’ebraismo italiano. Tuttavia come giornale ebraico abbiamo sempre ritenuto nostro dovere dare conto di tutte le forme di ebraismo presenti nel mondo (anche di quelle Reform e Conservative, minoritarie in Italia e in Israele ma largamente maggioritarie in molti Paesi). Va detto peraltro che talvolta fatichiamo a cogliere una linea di demarcazione così chiara e netta come quella descritta da Rav Di Segni: il mondo ebraico ortodosso è tutt’altro che monolitico, così come non sono monolitici il mondo Reform e quello Conservative; su alcuni temi vediamo discrepanze molto più evidenti all’interno di ciascuno di questi mondi (per esempio tra modern orthodox e charedim) che tra un mondo e l’altro. È vero che dietro le apparenti somiglianze c’è un approccio sostanzialmente diverso (come spiega Rav Di Segni); resta comunque il fatto che per dare conto di ciò che accade oggi nel mondo ebraico non possiamo limitarci alle sole realtà italiana e israeliana.

La nostra scelta redazionale di intervistare sul tema delle unioni tra persone dello stesso sesso un rabbino non ortodosso ha avuto all’origine da una serie di motivazioni: Rav Cipriani è un nostro collaboratore; un redattore aveva già sentito in passato una sua conferenza sul tema; ci interessava dar conto di un contesto come quello francese in cui le unioni civili tra persone dello stesso sesso sono già legali da molti anni. Oltre a queste ragioni, però, non possiamo negare che da parte nostra ci sia anche un certo disagio per la posizione del rabbinato ortodosso (almeno in Italia) sul tema delle unioni civili. O, meglio, per il silenzio imbarazzato e l’assenza di un dibattito serio e approfondito. Non dubitiamo che nei confronti di singoli individui ci siano stati effettivamente comprensione, rispetto per le persone, dialogo, rimozione di attitudini che spesso sono più sociali che halakhiche; ma pubblicamente non è emerso quasi nulla.

Rav Di Segni nega che si possa andare dietro all’urgenza dell’attualità, ma siamo sicuri che in passato questo non sia mai accaduto? Siamo sicuri che l’halakhà nel corso dei millenni non abbia mai subito l’influenza dei valori, delle convinzioni, delle conoscenze scientifiche presenti nelle società in cui gli ebrei vivevano? Noi abbiamo qualche dubbio. Anzi, talvolta abbiamo il sospetto che, per non andar dietro all’urgenza dell’attualità del mondo di oggi si tenda ad attaccarsi strenuamente a posizioni prese per andar dietro all’urgenza dell’attualità di secoli fa.

Ci ripromettiamo comunque di ritornare su questi temi nei prossimi numeri e auspichiamo che si apra un dibattito.

Anna Segre

Il digiuno di Ester - Disegno di Lele Luzzati

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