Un discorso di Emanuele Artom

 

Un ebraismo cosciente

di Emanuele Artom

 

Proponiamo ai lettori di Ha Keillah questo testo probabilmente inedito di Emanuele Artom, che Franco Segre ha trovato in forma dattiloscritta in casa propria. Lo riteniamo di estremo interesse perché dà conto del clima della nostra Comunità colpita dalle leggi razziali.

 

Tra le molte riunioni della nostra biblioteca, quella di quest’oggi è, sotto un certo aspetto, la più importante e la più significativa, perché con evidenza simbolica precisa il nostro programma di cultura ebraica.

Noi, che ci eravamo proposti di svolgere tra i giovani la nostra attività, ora la estendiamo ai giovanissimi con la valida collaborazione del Rabbino, del preside e degli insegnanti della scuola, ai quali porgiamo i nostri più vivi ringraziamenti. Si risponde così nel modo più degno di noi alla legislazione antisemita. Da quando fummo come professori e come discepoli espulsi dagli Istituti dello Stato in omaggio a una teoria razzistica che nel suo stesso nome tradisce il più brutale materialismo, molti ebrei, che di ebraico hanno solo gli antenati, che con noi hanno solo in comune la sventura di essere soggetti agli stessi decreti, sostengono che la nostra scuola non deve avere un indirizzo spirituale ebraico, e la vorrebbero perciò una scuola razzistica, un ghetto, un rifugio di reietti, che insieme alla disgrazia di essere cacciati dagli altri sopportano quella di dover vivere insieme. Costoro infatti, che assimilano tutte le tendenze del mondo esterno, da una parte hanno anche assimilato il razzismo, e dall’altra si rifiutano di dare ai giovani un’educazione ebraica che non conoscono e non sentono il bisogno di conoscere. Noi invece che amiamo indistintamente tutti gli uomini, che li consideriamo uguali per nascita, qualunque sia la loro patria, la loro stirpe, la loro religione, che solo li distinguiamo per i meriti e per i vizi personali o per la civiltà e l’educazione che li hanno formati, noi crediamo che gli ebrei soltanto dopo uno sforzo di elevazione culturale e morale siano diversi dagli altri.

Questo ci insegna la Bibbia, dove si impara che non basta la discendenza da Abramo perché Dio consideri Israele il popolo eletto, ma è necessaria l’integrale obbedienza alla legge.

Casualmente la mattina in cui si svolgevano i temi venne alla nostra scuola un ispettore dell’Ente Nazionale Istituti Medi; non so se egli si sia accorto entrando nelle classi che gli alunni stavano scrivendo dei componimenti di argomento ebraico; ma spero di sì, perché sarei lieto che questo funzionario avesse compreso che le scuole medie israelitiche sono frequentate non solo da ottimi professori e da ottimi alunni, come dimostrano i risultati finali, ma da un gruppo di individui accomunati da un’augusta e divina civiltà quattro volte millenaria. Una civiltà della quale i cristiani non hanno notizia perché le pubblicazioni antisemite la tengono ben celata e la nasconde anche la maggior parte di noi, per viltà, per ignoranza.

La civiltà, è bene ricordarlo agli ebrei assimilati, che formò nello scorso secolo la coscienza di quei grandi che contribuirono così notevolmente al progresso spirituale, politico ed economico dei popoli che li emanciparono.

Adunque è nostra aspirazione formare a Torino un ebraismo cosciente, di modo che ogni ebreo della nuova generazione abbia una cultura ebraica uguale a quella generale, eliminando la vergognosa espropriazione che si osserva in quasi tutti gli ebrei italiani, di modo che ogni ebreo per tutta la vita abbia presente una sicura guida di giustizia nella Torah, un eletto esempio di coraggio nella storia dei suoi impavidi antenati.

I temi del concorso di cultura ebraica sono particolarmente significativi: il primo verte sulla festa di Pasqua, cioè sulla protezione che Dio concede al suo popolo quando esso è perseguitato da signori potenti e malvagi; il secondo sulla maggiorità ebraica, cioè sui doveri che l’ebreo assume entrando nel numero, il terzo sulla promulgazione dei Dieci Comandamenti, cioè sulla Legge fondamentale, che Israele ricevette da Dio, che ha trasmesso e ancora ha da trasmettere agli uomini.

Agli allievi che hanno vinto i modesti premi della Biblioteca e ai loro genitori inviamo le nostre più vive congratulazioni con l’augurio che per tutta la vita essi continuino a consacrare all’ebraismo le doti della loro intelligenza e del loro cuore.

 

Emanuele Artom

 

Letto alla Biblioteca ebraica il 14 maggio 1940 distribuendo i premi di cultura ebraica per il Ginnasio