Storia

 

Didimo e Einstein
Le ondate xenofobe e quelle gravitazionali

di Emanuele Azzità

 

Le teorie scientifiche quando sono nuove hanno due aspetti interessanti. Il primo è la loro intrinseca novità e il secondo è come vengono recepite dalla pubblica opinione. Nel 1916 Einstein pubblicava la Teoria della relatività generale spalancando di fatto le porte di un universo che fino ad allora sembrava chiuso. Avete mai provato a mettere un topino in una gabbia e dopo qualche minuto liberarlo? Anche se la porta è spalancata l'animale avrà qualche esitazione a uscire poi, varcata la soglia, sparirà via con un balzo. Allo stesso modo si comportò la pubblica opinione con Einstein. Lo scienziato tedesco ebbe il Nobel per la Fisica nel 1925 non per la sua teoria, ma per aver predetto un fenomeno luminoso (la visibilità di una stella geometricamente nascosta dal Sole per effetto della curvatura dello spazio-tempo) durante un'eclissi di Sole nel 1921.

Per la maggior parte della gente, per quanto colta, la nuova fisica era incomprensibile. Oltretutto non c'era solo la Relatività, ma anche la Meccanica quantistica fondata da N. Bohr. Due concezioni del mondo apparentemente opposte fra loro, alla seconda delle quali pure Einstein aveva dato un determinante contributo. Non si trattava di filosofia astratta perché le conseguenze dello sviluppo delle conoscenze nel giro di pochi anni trasformarono il mondo. Si affermò anche una nuova forma di giornalismo, quello scientifico. Rinaldo De Benedetti, meglio conosciuto come Didimo o anche Sagredo, scomparso il 9 gennaio 1996, è da considerarsi il fondatore della moderna divulgazione scientifica italiana. All'ingegnere, giornalista e poeta cuneese dobbiamo, per esempio, il fortunato inserto Tuttoscienze della Stampa.

Einstein portava una novità non galileiana perché non fondava la sua teoria su un esperimento ma su presupposti teorici. Il suo impianto non era un laboratorio, ma una nuova strumentazione matematica elaborata dai matematici italiani Gregorio Ricci-Curbastro (1853-1925) e dal suo allievo Tullio Levi-Civita (1873-1941). Professore a 24 anni dopo una brillante carriera e onorificenze in tutto il mondo, Levi-Civita fu allontanato dall'Università nel 1938 in seguito alle leggi razziali perché ebreo.

Ogni fenomeno fisico andava visto "relativamente" a un sistema di riferimento. "Questa precisazione che ha dato il nome alla dottrina - scrive Didimo sul Corriere d'Informazione del 4 marzo 1949 - è stata goffamente interpretata e estesa a un relativismo morale a cui uno scienziato non poteva lontanamente pensare: e per questa via la dottrina ha potuto essere interpretata, da altri orecchianti, come materialistica". All'inizio Einstein, con la sua teoria, continuava l'autore nello stesso articolo, “furono presentati ora come tipici prodotti della mentalità teutonica, ora come espressione genuina dello spirito semitico, ora come gli equivalenti del marxismo nel campo scientifico, ora come strumenti reazionari della borghesia occidentale”. Quando nel 1921 il padre della Relatività si recò a Praga i Tedeschi Sudeti salutarono in lui il simbolo di una razza, quella tedesca ovviamente, che non avrebbe mai potuto essere soppressa. Didimo ricorda che “quando in quello stesso anno, lo scienziato si recò in America, in alcuni circolo fu attaccato come tedesco” e quando l'allora sindaco di New York propose che gli fossero consegnate le chiavi della città, un magistrato si oppose dichiarando che non aveva mai sentito parlare di quello scienziato pretendendo che fosse il sindaco Fiorello La Guardia a spiegare la Relatività. Il viaggio di Einstein a Parigi, l'anno successivo, scatenò estesi malumori tra i nazionalisti. “L'Accademia discusse a lungo se dovesse ricevere o no un tedesco; trenta membri di essa dichiararono che se Einstein fosse entrato nell'aula essi ne sarebbero usciti (e ve ne furono poi tra essi che molto si distinsero nel collaborare con i nazisti vent'anni dopo), tanto che Einstein declinò in anticipo l'invito”. Un'accoglienza ben diversa gli fu invece attribuita pochi mesi dopo a Shangai dagli studenti e dagli insegnanti delle scuole tedesche che lo salutarono cantando “Deutschland Deutschand, über alles”! “Gli scienziati tedeschi stessi, nella maggior parte, erano orgogliosi di lui come di un connazionale” continua Didimo nel suo articolo sul Corriere d'Informazione citando una frase che il fisico Wien avrebbe detto a Rutherford: “la teoria della Relatività è cosa che voi anglosassoni non capirete mai perché essa richiede un gusto squisitamente germanico per la speculazione astratta". Invece le cose cambiarono molto rapidamente e Einstein dovette scappare all'estero. I nazisti cancellarono il suo nome dalle università e dalle associazioni, i suoi beni furono confiscati e i suoi libri bruciati in pubblico. Era il duro prezzo che lo scienziato doveva pagare per essere un ebreo cittadino del mondo, un moralista e un pacifista filantropo. Oltre che un uomo di scienza era anche, a modo suo, un politico. Come ricorda su La Stampa del 21 giugno 1965 Rinaldo De Benedetti-Didimo, “Einstein, la cui voce era ascoltata ormai anche al di fuori del suo campo di studi, indicava già fin d'allora come la scienza, mentre veniva liberando l'uomo dall'eccessivo ingrato lavoro muscolare, abolendo quello che rimaneva dell'antica condizione degli schiavi, veniva promuovendo nuovi straordinari mezzi di distruzione, e anche (con la riproduzione a stampa della parola e la diffusione di essa con la radio) offriva la possibilità di ridurre anime e corpi di moltitudini a nuove schiavitù”.

Commentando una teoria alla quale Einstein si dedicò successivamente, quella del “Campo unificato”, sul Corriere della Sera del 28 dicembre 1950 Didimo scrive “Nella teoria generale della relatività Einstein superò una ad una le enormi difficoltà concettuali che gli si paravano dinanzi e le superò con ingegnosità pari all'audacia ricorrendo agli strumenti matematici più astratti e più arditi (...); veniva così ad assorbire come un caso particolare la teoria di Newton (la fisica classica - n.d.r.), la quale restava valida in un certo limitato dominio”. Con essa si dava “soprattutto una sistemazione ai fenomeni gravitazionali che determinano e regolano i movimenti dei corpi nello spazio dove la materia dà origine a campi gravitazionali". Qualcosa di simile avviene anche nelle cariche elettriche che, oltre ad essere costituenti fondamentali dell'architettura di un atomo, producono muovendosi delle onde. Onde elettromagnetiche, appunto. E la gravitazione? Non potrebbe succedere che anche le masse in movimento generino delle onde gravitazionali? A tal riguardo la speranza di individuarle ha animato negli ultimi decenni astrofisici e cosmologi. Qualche settimana fa, a cento anni esatti dalla Relatività generale e a venti dalla morte di Didimo, gli scienziati hanno dimostrato che esistono!

Emanuele Azzità

 

Il trionfo di Mordechai - Disegno di Lele Luzzati

 

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