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Gilets Jaunes. Mala tempora currunt

 

di Nata Rampazzo

 

 

Questo intervento tratta esclusivamente delle derive fasciste del fenomeno dei Gilets Jaunes (derive che sono senz’altro totalitarie, omofobe, razziste nei confronti dei migranti e degli immigrati) e sulle manifestazioni di antisemitismo. Certo, non tutti i GJ sono fascisti e molti di loro soffrono sia socialmente che psicologicamente.

 Questo movimento dei «Gilets Jaunes» è iniziato col rifiuto dell’aumento della «tassa interna per il consumo di prodotti energetici» (TICPE). Poi, le sue rivendicazioni hanno investito tutto il sistema fiscale giudicato ingiusto concentrandosi sull’aumento del potere d’acquisto. Se si assume la categoria per lo meno dubbia di «popolo», i GJ ne sono solo una parte minoritaria che si assottiglia di settimana in settimana. Nessuno nega la sofferenza di una parte della popolazione francese a causa della detta «globalizzazione». Quella parte che non è stata in grado di cogliere le opportunità che la mondializzazione offre.

Come non dimenticare che la Repubblica e le sinistre hanno dimenticato «les petits blancs» parcheggiati nelle periferie e nelle campagne desertificate? Chi non è «stanco di pagare le tasse»? Chi non si indigna per gli «approfittatori» e per i salari mirabolanti dei padroni delle multinazionali? Chi non vuole un mondo migliore e più giusto?

Purtroppo tali ragioni hanno ceduto il passo a rivendicazioni più politiche, spesso riprese dall’estrema destra o dalla sinistra nazionalista, come la richiesta di dimissioni del presidente Emmanuel Macron e l’introduzione estensiva della democrazia plebiscitaria per mezzo di referendum abrogativi capaci di modificare la Costituzione e bypassare le istanze della democrazia rappresentativa. In tale confusione politica ed ideologica, l’antisemitismo ha trovato un punto d’appoggio ed un terreno di coltura privilegiati.

Fin dai primi giorni di dicembre, si deplorano scene antisemite nello svolgersi delle manifestazioni dei «gilet gialli».

Nelle settimane successive alla manifestazione del primo dicembre, la violenza é diventata la protagonista indiscussa degli appuntamenti dei sabati «gialli». La violenza verbale li ha accompagnati contro i soliti capri espiatori, gli ebrei, gli arabi, i neri, i «politici», l’Europa, gli intellettuali, i migranti, i ricchi, i poliziotti, i giornalisti, i banchieri e chi più ne ha più ne metta.

Altrettanti temi di propaganda spicciola che hanno favorito la convergenza dei «rossi» e dei «neri» sotto la bandiera gialla dei GJ.

È così che le frange fasciste, naziste, cattoliche oltranziste, gli autonomi di estrema sinistra, i trotzkisti, gli stalinisti del PCF, i socialisti nazionalisti della France insoumise ed altre componenti di tal genere si sono ritrovate insieme dalla stessa parte della barricata. Un bell’esempio in miniatura del vecchio diciannovesimo secolo…. L’ideologia totalitaria e nazionalista dei «gilet gialli» è sufficientemente ambigua e vaga affinché possa essere ripresa a proprio conto da vari leader di estrema destra e di sinistra: da Marine Le Pen a Florian Philippot, passando da Laurent Wauquiez, François Ruffin e Jean-Luc Mélenchon. Non bisogna dimenticare che 40% delle intenzioni di voto dei GJ alle prossime elezioni vanno all’estrema destra xenofoba.

La superficialità dell’analisi del fenomeno sionista delle sinistre europee ha generato dei mostri difficili da combattere.

La lotta di classe é stata relegata in soffitta. Le rivendicazioni salariali e per una vita più libera e migliore non sono più di moda. La supplica del suddito diviene ferocia popolare in una pantomima che, a parole, vuole ricalcare il terrore giacobino. Poco importa se Macron ha lanciato con un certo successo un grande dibattito nazionale su tutti i temi evocati dai GJ. Ciò che vogliono i più esagitati tra i «gialli» è la caduta rovinosa della democrazia rappresentativa parlamentare e la destituzione, truculenta se possibile, di Macron.

La sensazione di disagio non si dissipa. Cospirazioni e slogan antisemiti sono sbocciati ovunque. I «fascisti » francesi di tutte le sfumature di nero hanno indossato i giubbotti gialli. Alain Soral (ex PCF, oggi si definisce nazional-comunista) si veste in giallo. Dieudonné M’bala M’bala (lartista antisemita dichiarato, «razzialista» e fondatore del Partito Antisionista), con i suoi fan, che partecipa ai cortei facendo il saluto nazista si dipinge in giallo. Troneggiante sulla copertina del settimanale Paris Match, Hervé Ryssen (fascista e antisemita militante), figura di spicco del movimento e ripetutamente condannato per razzismo e antisemitismo, gira pure lui in giallo.

Un centinaio di «gilet gialli» intonavano il ritornello della «quenelle» sui gradini di Montmartre. Inventata da Dieudonné, la «quenelle» non è altro che il braccio teso nazista rivolto verso il basso per non incorrere in sanzioni. Il musicista Stephen Ballet si fa riprendere mentre incoraggia i manifestanti a capire che «il vero pericolo sono gli ebrei».

Un membro della «République en Marche» è trattato da "youpin" (ebreo in senso dispregiativo) su molti siti GJ e su striscioni dove si qualifica Macron come «la prostituta degli ebrei». Verso Natale certi video spiegano che «Il popolo ebraico celebra le sue feste (Hanukkah) mentre i francesi non hanno nulla da mangiare». Ci sono anche graffiti sui muri delle città, banderuole sulle autostrade con insulti antisemiti tra cui quello di «Macron = Sion».

Attivissimi sui social network, i GJ ed i loro infiltrati antisemiti si nutrono di favole complottiste. Favole in cui spicca sempre il famoso fake Protocolli dei savi di Sion.

Un passato che non passa

 

La Francia è un paese in cui molti ebrei in esilio furono protetti. Ma, durante la seconda guerra mondiale, non solo il governo collaborazionista di Vichy applicò delle leggi razziali contro gli ebrei, ma molti ebrei francesi e stranieri furono arrestati con zelo dalla stessa polizia francese e consegnati agli aguzzini nazisti. Molti di loro furono eliminati nei campi della morte. Il mostro antisemita non ha mai abbandonato la Francia.

Dopo l’ondata di assassinii degli anni ‘80 perpetrati da commando palestinesi, negli anni 2000, i terroristi islamici hanno preso la leadership delle esecuzioni di ebrei.

Non dimentichiamo tra i più efferati l’uccisione barbaramente eseguita di Ilan Halimi (vedi mio precedente articolo su HK); lo sterminio di quattro ebrei in un supermercato kasher; il selvaggio assassinio di quattro bambini a Tolosa, quello della anziana Mireille Knoll nel 2018 e la defenestrazione di Sarah Halimi. In due sabati alcune sinagoghe sono state chiuse, cosa mai vista prima.

L’antisemitismo che aleggia trai i GJ accelera la riflessione di molti ebrei francesi che valutano l’ipotesi di fare la loro alià. Tra il 2000 ed il 2017, 55049 ebrei hanno fatto l’alià, ha dichiarato Marc Knobel, storico e direttore degli studi del Crif, molti di più di quelli del periodo tra il 1970 e il 1999, periodo durante il quale sono partiti 48097 ebrei. Mentre sto scrivendo, il ministro dell’interno Christophe Castaner ha annunciato che gli atti antisemiti sono aumentati di 74% nel 2018. «L’antisemitismo si espande come un veleno. Attacca, fa marcire gli spiriti, uccide» ha dichiarato a Sainte-Geneviève-des-Bois, dove due alberi piantati in memoria di Ilan Halimi, giovane ebreo ucciso nel 2006, sono stati tranciati.

Sabato 16 febbraio nel quartiere di Montparnasse a Parigi, Alain Finkielkraut, figlio di emigrati polacchi sopravissuti della Shoah, filosofo e accademico francese, è stato vittima di insulti antisemiti e fischiato a margine della manifestazione dei Gilets Jaunes. Finkielkraut si trovava in boulevard de Montparnasse quando un gruppo di Gilets Jaunes lo ha riconosciuto. I manifestanti gli hanno rivolto insulti a carattere antisemita come: “sporco ebreo”, “bastardo sionista”, “torna a casa tua in Israele”, o “la Francia ci appartiene”… e altre nefandezze. Il giorno dopo l’aggressione verbale dei gilet gialli, il filosofo Alain Finkielkraut ha detto: “Ho sentito l’odio assoluto, e purtroppo non è la prima volta”.

Nel complesso, la tolleranza in Francia per l'incitamento all'odio antiebraico è elevata. Spesso definiti come «un termometro della società in crisi», gli atti antisemiti vengono spesso minimizzati invocando il loro carattere «culturale», l’immagine dellantigiudaismo islamico o ancora l’etnicizzazione e la razializzazione crescente della società civile. Ricordando questi meccanismi si sottolinea quanto la Shoah si riferisca alle persecuzioni di ieri come quelle di oggi e di domani. In tal senso l’antisemitismo in Francia potrebbe non aver ancora raggiunto la fase la più acuta.

Concentrarsi sulla violenza antiebraica permette di comprendere i fenomeni di discriminazione e disumanizzazione di minoranze progressivamente ritratte come nemici assoluti che si affermano in settori molto diversi della società.

Nata Rampazzo

 

 

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