Storie di ebrei torinesi

Migranti

 

 

Migranti, diritti violati
Intervista a Elena Rozzi

 



Elena Rozzi

 

Incontro Elena Rozzi in un bar non lontano da casa sua. È insieme ad uno splendido e socievole golden-retriever, che la barista lascia entrare. Elena parla velocissimo. Ha la voce di una che sa il fatto suo (chi sa il fatto suo ha una voce diversa). Impressionante è la sua proprietà di linguaggio. Fortuna che ho il registratore, ché solo col taccuino non riuscirei a starle dietro.

 

 

Come nasci? Le chiedo.

Sono figlia di Anna Brawer, che è stata docente di letteratura inglese all’Università di Torino, e di Alberto Rozzi, che era docente di ingegneria ambientale al Politecnico di Milano. Dopo il Liceo Classico D’Azeglio mi sono iscritta a Scienze Politiche, dove mi sono laureata. Sono ebrea, anche se non seguo granché le attività della Comunità. Mi occupo di immigrazione: ce l’ho nel sangue questa attività, i miei nonni materni Nella Errera e Shlomo Brawer si sono conosciuti perché prima della guerra mia nonna si occupava degli ebrei profughi.

Non tutti gli ebrei sono sensibili a questi problemi…

Mi fa male vedere che alcuni ebrei sono ciechi e non si accorgono delle analogie dei respingimenti, delle detenzioni e delle torture di oggi con quelle che ieri avevano preceduto le stragi antisemite. Per tutti i cittadini inoltre bisognerebbe fare campagne di sensibilizzazione, coinvolgere vicini di casa, parlare nelle scuole, organizzare manifestazioni pubbliche…

In compenso ci sono ebrei, come Soros, che aiutano i migranti…

George Soros è un affarista finanziario ultramiliardario ungherese di origine ebraica, che osteggia i regimi sovranisti dell’est europeo, appoggiando i movimenti democratici e progressisti di quei paesi. Ha donato molti soldi alle ONG che si occupano di migranti, e per questo è stato accusato di complottare per finanziare l’“invasione” del mondo occidentale da parte dei migranti. Si tratta di baggianate, di montature prive di fondamento che ricordano la diffusione del falso libello sui Savi di Sion…

Qual è la tua attività attuale?

Ora lavoro per due organizzazioni: INTERSOS e ASGI.

INTERSOS è un’organizzazione non governativa italiana a carattere umanitario, che in tutto il mondo soccorre popolazioni colpite da disastri naturali, guerre, carestie o persecuzioni, provvedendo con alimenti, acqua, protezioni e ripari, e promuovendo l’istruzione pubblica, specie per donne e bambini migranti. In INTERSOS sono responsabile dell’advocacy,  cioè delle attività volte a migliorare le norme, le politiche e le prassi al fine di tutelare i diritti dei migranti.

ASGI, Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, è una APS, un’associazione di promozione sociale non a fini di lucro che è nata 25 anni fa, ed è costituita soprattutto da avvocati, giuristi, operatori legali. Si occupa dei diritti dei migranti, dei richiedenti asilo, delle minoranze discriminate come i Rom. Promuove formazione e studi sulle leggi che regolano l’immigrazione e svolge attività tesa al miglioramento della normativa su questa materia. Ha svolto lavori sulle proposte parlamentari di modifiche alle normative, come sulla la legge Bossi-Fini, o su quelle recentemente discusse sul reddito di cittadinanza o sullo “jus soli temperato”. Abbiamo evidenziato ai parlamentari, per esempio, le eventuali violazioni alle norme nazionali, europee o internazionali sui diritti umani. L’ASGI ha più di 400 membri e vive grazie alle loro quote associative ed ai finanziamenti di fondazioni private ed Enti pubblici. La maggior parte del lavoro dell’ASGI è svolta dai soci a titolo volontario. Io sono responsabile delle attività a tutela dei minori stranieri. In parte sono stipendiata e in parte svolgo lavoro volontario. Un’altra attività dell’ASGI è promuovere “cause strategiche”, azioni legali in difesa di migranti o minoranze che sono stati oggetto di violazioni ai loro diritti. Le azioni legali possono essere mosse o presso tribunali ordinari a livello locale o presso tribunali di livello superiore, come la Corte Europea dei diritti dell’uomo, che è uno degli organismi di tutela più efficienti a livello mondiale. Nel 2017, per esempio, abbiamo fatto causa al governo italiano in difesa di minori non accompagnati che venivano tenuti in centri di accoglienza totalmente inadeguati, sovraffollati e senza servizi, in violazione delle norme internazionali a tutela dei minori.

C’è un’autorità mondiale  che punisca le violazioni delle norme sulla salvaguardia della vita in mare?

Non c’è. Le Nazioni Unite non hanno nessuno strumento giuridico che garantisca l’ottemperanza delle norme internazionali, che impongono non solo il soccorso dei naufraghi, ma il loro sbarco nel più vicino porto sicuro. L’unica autorità che possa intervenire in modo davvero efficace, in Europa, è la Corte Europea dei diritti dell’uomo, che è un organismo del Consiglio d’Europa, ed ha dei poteri fortissimi in caso di violazioni della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Cos’è il Consiglio d’Europa? Non è un’emanazione dell’Unione Europea?

No, non è da confondere con il Consiglio Europeo, formato dai capi di governo dell’UE. Il Consiglio d’Europa è nato con un accordo tra una quarantina di paesi, compresi alcuni che non fanno parte della UE, come la Turchia, la Russia e le Republiche Baltiche. Il suo compito è la salvaguardia dei diritti dell’uomo e la difesa della democrazia.

La conversazione è interrotta più volte da chiamate al cellulare di Elena. Discute e dà consigli legali sul sequestro in corso, effettuato su ordine del ministro Salvini, dei migranti sulla nave Sea Watch al largo delle coste catanesi.    

Questo ministro - prosegue - dà solo ordini a voce o con messaggi on line. Niente di scritto! La Sea Watch ha salvato dei migranti su una nave in avaria al largo della Libia, ha contattato i centro di soccorso dei paesi sicuri più vicini per sbarcare i migranti, ma senza successo. Si tratta di un sequestro di persona analogo a quello della nave Diciotti di qualche mese fa.

Tu sei avvocato?

Non sono avvocato, sono laureata in scienze politiche. Ho lavorato per una decina d’anni con la associazione Save the Children, come volontaria prima della laurea, poi come dipendente, e mi sono occupata soprattutto dei diritti dei minori stranieri in Italia. Ci ho lavorato fino al 2007, quando ho rinunciato ad un “ricco” contratto di lavoro a tempo indeterminato e me ne sono andata perché non mi ci trovavo più bene. Oggi faccio parte del consiglio direttivo nazionale dell’ASGI.

 Cosa si può fare per frenare quest’onda crescente di migranti, che sembra inarrestabile?

Una domandina così, da niente!...

Ovviamente investendo per migliorare le condizioni di vita nei paesi da cui fuggono, intervenire con azioni diplomatiche di organismi internazionali come le Nazioni Unite per bloccare o scongiurare guerre e genocidi. Questo non con interventi di tipo coloniale, ma coinvolgendo le popolazioni martoriate e supportando l’avvicinamento alla democrazia. Non sempre però il miglioramento del tenore di vita delle popolazioni povere serve ad arrestare gli esodi, a volte al contrario incrementa le emigrazioni. Il tema è complesso e non può essere risolto con uno slogan.

Ma è vero che i migranti dei barconi sono i più abbienti, che si possono permettere di pagare le tangenti e i riscatti ai trafficanti e ai torturatori?

I migranti che partono sui barconi non sono abbienti, sono dei disperati costretti a rischiare la pelle, a indebitarsi, vendere il bestiame, spendere tutti i risparmi della famiglia allargata per un viaggio verso l’ignoto, con la speranza di trovare un lavoro in un paese ricco e poter spedire i guadagni alla famiglia per ripianare i debiti. I trafficanti raggirano le ragazze, anche minori, nigeriane o della Costa d’Avorio, sequestrano loro i documenti e le obbligano a prostituirsi. Certo i più poveri, che muoiono di fame, restano inchiodati nelle loro baracche perché non riescono a mettere insieme le risorse necessarie per partire.    

Come è cambiato il soccorso in mare negli ultimi anni?

Fino a metà del 2017 il coordinamento della Guardia costiera italiana ha svolto un lavoro straordinario ed eccellente nel soccorso ai migranti. Da Minniti in poi (e non da Salvini) gli sbarchi sono diminuiti dell’80 per cento, perché il governo italiano ha stipulato accordi con il governo che controlla metà della Libia per bloccare le partenze o per far intercettare i barconi dai guardiacoste libici e farli rientrare. Le navi italiane adesso non soccorrono più i migranti in pericolo al largo della Libia. Lo fa fare ai guardacoste libici, che li riportano indietro, o a volte non intervengono neppure, e così i migranti affogano, come recentemente è successo a 120 naufraghi. Nel 2018 sono state riportate in Libia almeno 13.000 persone. La legge libica prevede che gli stranieri senza documenti siano imprigionati. Uomini, donne e bambini vengono tutti reclusi in centri di detenzione, sia governativi che gestiti dalle milizie. Senza cibo, senz’acqua, senz’aria i detenuti vengono torturati, e i trafficanti fanno sentire al telefono le loro grida alle famiglie, che sono costrette così a pagare per la loro liberazione. Minori accompagnati e non accompagnati, donne vengono stuprati, torturati, appesi per giorni, ustionati. Le tracce delle torture sono visibili sui corpi di chi riesce a fuggire, e sono state viste nel corso di processi a trafficanti di uomini. Tra quelli che vengono liberati dai campi di tortura, che vengono caricati dai trafficanti sui barconi e che riescono ad arrivare vivi da noi, molti vengono schiavizzati: gli uomini come lavoratori nei campi e le donne come prostitute.

Col Decreto Salvini cosa è cambiato?

Il Decreto Salvini ha abrogato il permesso di soggiorno “per motivi umanitari” che veniva rilasciato a chi chiedeva asilo, dopo l’esame della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale. La Commissione può riconoscere diverse forme di protezione: lo status di rifugiato, o la protezione sussidiaria nel caso di rischi di persecuzione o danno grave in caso di rientro nel paese d’origine. Prima del Decreto Salvini la Commissione poteva anche riconoscere la necessità di “protezione umanitaria”, per esempio a soggetti molto vulnerabili come i minori stranieri non accompagnati, oppure in caso di buona integrazione del cittadino straniero. Ora, abrogata la protezione umanitaria, un sacco di cittadini stranieri diventano irregolari: senza poter lavorare regolarmente, senza possibilità di affittare una casa, senza poter aprire un conto in banca, gli irregolari vengono buttati in strada in pasto alla malavita. Il Decreto, inoltre, impedisce ai Comuni di dare la residenza ai richiedenti asilo. Quest’ultima norma chiaramente discriminatoria ed anticostituzionale, ha sollevato molte reazioni anche da alcuni sindaci di città importanti come Palermo. Ma per ottenere la dichiarazione di incostituzionalità di questa norma recente ci vorranno anni, perché occorre che la Corte Costituzionale sia chiamata a pronunciarsi da un tribunale ordinario che ne metta in dubbio la legittimità costituzionale, su regolare denuncia. Finora l’accoglienza dei migranti avveniva in due modi diversi: i CAS, centri di accoglienza emergenziali, e i centri SPRAR, Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Il Decreto stabilisce che i richiedenti asilo ed i titolari di protezione umanitaria non possono più essere accolti negli SPRAR. Per esempio, in seguito allo sgombero del centro di Castelnuovo di Porto, cittadini stranieri titolari di protezione umanitaria anche in condizioni estremamente vulnerabili (ad es. persone vittime di torture), non potranno più essere accolti in altri SPRAR e perciò rimarranno per strada.

Salvini, Ministro dell’Interno, tagliando ogni possibilità di integrazione degli stranieri, otterrà un’Italia con più persone emarginate e a rischio di coinvolgimento in attività illegali. L’odio verso lo straniero salirà ancora, e allora si potranno finalmente scatenare pogrom in linea con la volontà popolare...

Altro che Decreto Sicurezza!

 

Intervista di David Terracini

 

 

Frontiera di Ventimiglia, mattino presto
(foto di Sara Elter)

 

 

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