Memoria

 

 

 

Ute Lemper, songs for eternity

 

di Bianca Bassi

 

 

Indimenticabile davvero quest’anno, per chi vi ha potuto assistere con ingresso libero al Conservatorio Statale Giuseppe Verdi di Torino, l’iniziativa del Consiglio Regionale del Piemonte presieduto da Nino Boeti, per celebrare la giornata della memoria 2019. Il concerto, intitolato “Songs for Eternity”, è stato tenuto anche al teatro Toselli di Cuneo. Il bel libretto di accompagnamento La musica dell’Olocausto - Suoni e canzoni dai lager porta impressa la firma del Comitato della Regione Piemonte per l’affermazione dei valori della Resistenza e dei principi della Costituzione repubblicana. L’obiettivo di tutti i partner che hanno costruito le due serate piemontesi di Ute Lemper e dei quattro straordinari musicisti che l’hanno accompagnata, Vana Gierig pianoforte, Daniel Hoffman violino, Gilad Harel clarinetto, Romain Lecuyer contrabbasso, è quello di “non dimenticare mai e di avvicinare i giovani all’eredità della Storia attraverso il linguaggio universale della musica. Proprio per trasmettere alle nuove generazioni il dramma della Shoah perché non si ripeta più”. Il tutto esaurito al Conservatorio conferma che l’arte e la musica di qualità sono straordinari strumenti per trasmettere valori, ideali e memoria arrivando al cuore delle persone. Ute Lemper ci ha donato un concerto- recital sublime e profondo. È una donna bionda, alta e snella, capace di trasmettere le sua bellezze, quella esterna e quella interna. È competente, dolce, rigorosa, dotata di memoria prodigiosa e di sobria e significativa gestualità teatrale, elegante nel suo portamento ma anche quando si flette sulle ginocchia in ricordo delle vittime, geniale e versatile nella sua capacità di produrre i suoni più variati con la voce, creando persino con la giusta misura di aria nella guancia il suono di un sassofono.

Ute, cantante e attrice tedesca nata a Munster nel 1963, era già stata a Torino su invito del Teatro Regio nel 2008, portando il pubblico in un viaggio introspettivo nel quale affioravano i ricordi dei cabaret di Berlino e di Chicago, del jazz come della canzone d’autore. Sono più di trent’anni da quando a Parigi Ute Lemper ha vinto il Molière award per il Cabaret. Ebbe allora una telefonata di tre ore con Marlene Dietrich, scomparsa quattro anni dopo; e fu dalla loro lunga conversazione che poi nacque “Rendez-vous with Marlene“. Ute ha appreso molto dalla divina, che morì nel 1992, pochi giorni prima che Ute debuttasse a Berlino con lo spettacolo “L'Angelo Azzurro” e allora qualcuno cominciò a chiamarla "la nuova Marlene". Tuttavia lei tende a distanziarsene anche a causa del differente contesto storico in cui si sono trovate a vivere e a esibirsi. D’altra parte Ute vive ora nell’Upper West side di Manhattan, New York, e ha fatto del Café Caryle dell’ East side la sua seconda casa. Ha quattro figli, due dal primo e due dal secondo marito. Nella serata al Conservatorio, intrattenendo il pubblico italiano un po’ in inglese e un po’in francese, racconta come, essendo nata dopo la guerra, sposata ad un uomo ebreo, a New York da oltre vent’ anni, lei si consideri da sempre e per sempre legata alla storia dell’Olocausto e ritenga suo dovere etico onorare la cultura del popolo ebraico e stimolare la riflessione sulle tragiche vicende delle persecuzioni e della Shoah.

Nel Cabaret ha iniziato la sua carriera cantando i lavori di Kurt Weill (1900-1950), il compositore e musicista tedesco che dovette lasciare la Germania per vivere e lavorare negli Stati Uniti. Su di lui e in suo onore ha creato la show “A walk on the Weill side” che racconta di quando Weill nel 1918 alla fine della prima guerra mondiale andò a Berlino, l’incontro con Bertold Brecht, la sua umiliazione da parte dei nazisti, l’esilio in Francia, le composizioni musicali in quel paese e quelle successive, americane. Kurt Weill nel 1935 si rifugia negli Stati Uniti con la scusa di supervisionare la prima di un suo lavoro con Max Reinhardt e Franz Werfel, dedicato alla storia del popolo ebraico, che venne rappresentato l'anno seguente con il titolo “The Eternal Road”. Ma la durata di cinque ore lo rese troppo faticoso perché il pubblico lo potesse apprezzare. Ute Lemper ha a sua volta registrato due album dedicati a Kurt Weill e si è man mano dedicata a ricercare, musicare, cantare e mettere in scena i brani e le canzoni scritti da donne e uomini nelle terribili condizioni di persecuzione, reclusione nei ghetti e vicinanza alla morte nei campi di concentramento e sterminio nazisti.

È un impegno che aveva già assunto nel 1987 quando era stata protagonista di una grande serie Decca dal titolo “Entartete Musik”, la musica degenerata, che presentava i compositori ebrei e la loro musica bandita dai nazisti. Ute fa riferimento anche al ricercatore italiano Francesco Lotoro che si dedica da anni alla trascrizione di canzoni e musiche scritte nei campi di concentramento. Con “Songs for Eternity” persegue lei stessa questa missione, catturata lei stessa dalle storie che si celano dietro ciascuna di queste canzoni. Ha studiato così un libro unico nel suo genere, una raccolta di canzoni di Vevel Pasternak del 1948, che raccoglie canzoni dei Ghetti e dei campi di concentramento così come il canzoniere di Ilse Weber, pubblicato in Israele negli anni ‘90 dal marito sopravvissuto ad Auschwitz. Entrambe le raccolte afferma esserle state donate dall’ amica Orly Beigel, messicana-israeliana, figlia di un sopravvissuto all’Olocausto. Quella che nel bel libretto di accompagnamento della Regione Piemonte viene definita Musica dell’Olocausto fu composta da discriminati e perseguitati, nei ghetti e nei lager, nella città di Teresa (Terezin), dove venne concentrato un nucleo importante di artisti che si applicarono a diverse arti, figurative oltre che musicali. Furono ritrovati anche i disegni dei manifesti che pubblicizzavano concerti ed opere di intrattenimento per i nazisti persecutori, le scenografie delle opere, i balletti, il jazz. Nella sua presentazione appassionata e rigorosa di “Songs for eternity” Ute ci ha offerto da brani storici come “Lili Marleen”, a canzoni scritte per lei da Burt Bacharach, ai brani di Kurt Weill e di Edith Piaf, che Marlene interpretava. È giusto pertanto ricordare qui chi sono gli autori cui Ute ha voluto rendere omaggio e quali i canti che dovremmo tramandare per l’eternità.

Bianca Bassi

 

Una giovane donna del Ghetto di Vilna la cui canzone fu forse cantata nel trasferimento insieme ad altre centinaia di ebrei verso il villaggio di Ponar.

Zumer Tog - Era un giorno d’estate.

Julius Rosenbaum di Magdeburg, Germania, un cantante molto popolare e un grande intrattenitore. Diede vita nel campo di transito di Westerbork con altri musicisti e cantanti al “miglior cabaret di Olanda”. Fu poi deportato ad Auschwitz e scrisse fra l’altro Auf der Heide - Nella Brughiera.

Selma Meerbaum Eisinger, nata a Cezernowitz, morì nel campo di lavoro di Michailowska. Una sua amica, Renee Abramowic, riuscì a scappare e quando giunse in Israele trasse dal suo zaino il libro di poesie di Selma. Tra queste: Der abend - La sera.

Ilse Weber nacque nel 1903 a Witkowitz, pubblicò tre libri di poesie e storie e un libro di fiabe ebraiche prima del 1933. Nel 1939 viveva a Praga con la famiglia e i figli. Dal 1942 divenne un’infermiera del campo di Theresienstadt e lì creò per bimbi e malati nuove melodie, a volte solo per voce altre con accompagnamento della chitarra. Canzone Ich wander durch Theresienstadt - Io vado errando per Theresienstadt.

Victor Ulmann fu un grande compositore, pianista e direttore di opere, allievo di Shoenberg; deportato nel 1942 a Theresienstadt. Lì continuò a comporre e lasciò tutta la sua opera ad un amico che la portò in Inghilterra. Nel 1944 fu ucciso ad Auschwitz. Nel 1970 la sua opera “L’imperatore di Atlantide” fu per la prima volta rappresentata ad Amsterdam. Canzone Magarit Kelech - Come le Margherite.

Shmerke Kacserginsky e Alek Volkoviski: il primo fu un poeta che dedicò la vita a raccogliere canzoni in yiddish sia prebelliche che poi dei ghetti e dei campi di concentramento. Ne raccolse e conservò 250 e nel 1948 furono raccolte in un libro scritto interamente in yiddish. Il secondo era un bambino di 11 anni che sopravvisse. Il canto Shtiler shtiler - Zitti Zitti fu composto nel ghetto di Vilna nel 1943 e musicato da Alek.

Hirsh Glik a 21 anni, nel ghetto di Vilna, scrisse quello che divenne poi il celeberrimo canto associato all’insurrezione del ghetto di Varsavia, Zog nit Keynmol - Non dire mai, che divenne l’inno della resistenza attiva ebraica contro il nazismo.

Il ritornello suona così: non dire mai che questo è il tuo ultimo cammino, anche se le nuvole bloccano la luce del giorno. Questo è il giorno al quale aneliamo, sorgerà e verrà e i nostri passi ancora risuoneranno: siamo qua!

 

 

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