Libri

 

 

 

L’arca di Saba

 

di Enrico Bosco

 

 

A ravvivare la memoria della vita e della poesia del poeta Umberto Saba provvede l’autrice che, in questo libro, ne sottopone a una analisi estremamente minuziosa la biografia e l’opera.

Come avverte l’autrice, la sua ricerca ambisce a completezza per quanto attiene alla recensione del pur parziale materiale esaminato, sia esso pubblicato in vita o in mortem, nell’intento di ricostruire la biografia del poeta e il racconto della sua costante ricerca del senso della vita, procedendo alla ricognizione del repertorio” bestiale” esibito dalle silloge e stampe, dalle Poesie, dal Canzoniere 1900 - 1921, dalle plaquettes  Ammonizione e altre poesie del 1932, fino alle edizioni del secondo Canzoniere 1900 - 1954, compresa quella postuma del 1965.

L’analisi si incentra, quindi, tutta sull’amore di Saba per gli animali, soprattutto i cani, gli uccelli e la capra “dal viso semita”: “Il poeta, come il fanciullo, ama gli animali che, per la semplicità e nudità della loro vita, ben più degli uomini, obbligati da necessità sociali a continui infingimenti, avvicinano a Dio, alle verità cioè che si possono leggere nel libro aperto della creazione” tanto da poter concludere, con i versi del poeta, che

 

… se bene un giorno spesi,

se fra i ciechi mortali

                         alcun poco discerno, è perché appresi

                                            coi fanciulli a parlar, con gli animali.

 

L’assorta contemplazione degli animali diventa, nella poesia di Saba, la via per attingere la presenza incombente del divino nel mondo e, d’altronde, sotto il profilo formale, manifesta il deliberato ricorso a tecniche di composizione distintive della tradizione stilistica ebraica. Essa si fa evidente nella componente biblica della poesia-preghiera “A mia moglie” che si configura come un vero e proprio canto religioso, un salmo individuale di lode in forma di una tehillà, con indiretto richiamo alla poesia dei Salmi, del Cantico dei cantici e dei Proverbi.

Per questa via il poeta Umberto Poli - figlio di madre ebrea e di padre convertito all’ebraismo - che assunse poi il nome di Saba (in ebraico, saggio, nonno) sembra riscoprire la propria innata ebraicità nutrendo - come conclude l’autrice - “la propria ispirazione di quei miti o fatti leggendari della tradizione giudaico scritturale che ne aveva incantato di luminose visioni la fantasia fin dalla fanciullezza”.

 

Enrico Bosco

 

Marzia Minutelli, L’arca di Saba. “I sereni animali che avvicinano a Dio”, Ed. Leo S. Olschki, 2018, pp. 327, € 29

 

 

Share |