Dunque è così anche in Italia? Serpeggia lodio contro lebreo? La guerra in Iraq ha prodotto oltre che una radicalizzazione e semplificazione di valori, concetti e scelte di campo, anche questo ritorno del rimosso? Limpero del male sono gli USA e il loro fedele alleato Israele? O secondo alcuni Israele è la lobby ebraica americana che esso controlla? Le vittime sono diventate carnefici? Un uomo, per altri versi stimabile e ammirevole, come Gino Strada può dire impunemente che i massimi pericoli dellumanità sono oggi rappresentati nellordine da USA, Israele e Russia?
È chiaro che si tratta di pericolose idiozie. Diremmo mai che lItalia è delinquenziale, razzista e fascista solo perché è governata da Berlusconi, Bossi e Fini?
Ma proprio in questi tempi in cui siamo sommersi da unorgia di informazioni prevalentemente inutili o inveritiere o di opinioni saccenti o insignificanti, non si dovrebbe perdere la capacità di esaminare la realtà e di giudicare i fatti con indipendenza e uso della ragione.
Ora la guerra in Iraq ha mostrato alcune verità difficilmente confutabili.
Si tratta di una guerra da tempo programmata, non autorizzata dallONU, perseguita in spregio ad una vasta opinione pubblica, nei confronti di un regime sicuramente tirannico e sanguinario; ma che fosse tale lo si sapeva da anni, e ciò non ha impedito di usarlo e di avere talvolta con lui un rapporto di complicità e connivenza.
Ad esempio, lo si è usato e foraggiato in funzione anti-iraniana e lo si è mantenuto in vita al tempo della guerra nel Kuwait.
È una guerra anche diretta da gente ignorante, che non conosce il paese contro cui combatte,
che pensava con euforico e illusorio semplicismo di vincere in pochi giorni, accolta da irakeni festanti, né ha previsto le conseguenze di questa guerra e cioè che linvasione di uno stato sovrano e luccisione di popolazioni innocenti avrebbe compattato il paese e le sue centocinquanta tribù a difesa della terra e dellidentità nazionale e prodotto una solidarietà nel mondo arabo, rafforzandone lestremismo e la tesi, minoritaria nellIslam, o meglio negli Islam, che si stia combattendo con lOccidente una guerra santa di civiltà e di religione.
Questa guerra sta poi producendo disastri e scempio di diritti umani oltre che la violazione del diritto internazionale, mentre qualsiasi persona di media cultura anche se priva delle informazioni in possesso della CIA, poteva prevedere che le cose si sarebbero incamminate esattamente su questa strada. Anzi un buon politico avrebbe dovuto avere imparato da tempo che era meglio non dare mai retta alle informazioni CIA.
Per altro non si può portare la democrazia in un paese, con le bombe a grappolo o i proiettili ad uranio impoverito, mentre non è vero che gli USA, che pur sono la più antica democrazia, abbiano sempre sostenuto le democrazie e combattuto le dittature, anzi spesso è accaduto il contrario.
Perché dico queste cose ovvie? Perché non le possiamo dimenticare per raccontarci la giornata di un ebreo che vada oggi per strada con la kippah in testa. Questa guerra è incivile e anche sbagliata e fa del male anche a noi ebrei della diaspora, come ad Israele.
Ora Israele non è riducibile al suo governo appiattito sullalleato americano. È un paese più ricco e diverso che comprende i partiti di opposizione, organizzazioni e gruppi della società civile, una cultura e una letteratura che rispecchiano una realtà ben più complessa e viva, e soprattutto non conformista e con progetti diversi per risolvere il conflitto palestinese. Ma non vanno ignorati il silenzio e la pregiudiziale svalutazione delle ragioni di Israele in quel conflitto, il che influenza ogni giorno negativamente il giudizio su questo paese. Va poi detto che in passato con unAmerica governata dai democratici, i quali non si sarebbero mai avventurati nei sogni petroliferi e di impero della destra repubblicana, anche allora Israele aveva trovato solo negli Stati Uniti e mai in Europa, unalleanza che gli garantisse la sicurezza di esistere e di sopravvivere.
Ora è legittimo pensare che per le ragioni che ho sinteticamente detto, la guerra porti nella regione mediorientale non già la democrazia, ma una instabilità e uninsicurezza ancora maggiore di quella attuale, una caduta di quei valori etici e politici che soli possono fondare una convivenza civile tra i popoli, una radicalizzazione dei rapporti e unulteriore incomunicabilità tra le genti, che non potrà che essere fonte di altri lutti e di altra infelicità. Ma è difficile pensare che lIsraele di Sharon possa avere una posizione sulla guerra diversa da quella del governo americano, e una sua autonoma posizione sulla situazione mediorientale. Tuttal più potrà seguire passivamente accadimenti che stanno fuori dalla sua possibilità di controllo e di influenza.
Quanto poi a ciò che avviene nel nostro paese è ben più misera cosa. In una parte della sinistra serpeggia unincapacità di distinguere tra diaspora e Israele e di comprendere la realtà dellebreo diasporico partecipe sia del paese a cui appartiene, dei valori in cui crede, nati dallilluminismo, dalla democrazia dal liberalismo e dal socialismo, sia del rapporto anche critico, ma millenario, con una terra e una cultura che si ispira alla Torah scritta e orale e che fa parte anchessa delle sue viscere e del suo intelletto. E questa incomprensione è colorata da residuati duri a morire, da stereotipi di varia origine: antigiudaismo cattolico, antisemitismo razzista e terzomondismo antisionista.
Per questo il ritorno serale dellebreo, con o senza kippah, porta con sé tristezza e inquietudine.
Tuttavia ciò non dovrebbe renderlo diverso da prima, quando il suo rapporto con la sinistra appariva facile e sereno, perché non sono i valori in cui crede che sono mutati, ma solo le persone o quanto meno alcune persone e gruppi che storicamente le incarnavano. Si tratta quindi, come per lantisemita, di fatti loro.
Emilio Jona, 3 aprile 2003