Israele
Non si può essere democratici e fascisti
a cura di Reuvèn Ravenna
Intendendo continuare lanalisi della realtà israeliana nella sua complessità e studiarne, in profondità, le tendenze e i processi visibili o sotterranei del suo divenire, abbiamo sottoposto al Prof.Mario Sznajder, docente alla facoltà di scienze politiche allUniversità ebraica di Gerusalemme, una serie di domande, che toccando lattualità, possono fornirci elementi di giudizio in unampia prospettiva.Il prof. Sznajder è uno dei maggiori esperti delle ideologie fasciste nel mondo, sia a livello della loro prassi che nel loro contesto ideologico.
HK - Le polemiche e i dilemmi provocati dalla possibile visita in Israele del Vice-Premier italiano, On. Fini, leader di Alleanza nazionale, post-fascista, ha riportato allordine del giorno ebraico la problematica dei rapporti con lestrema destra internazionale, spesso di matrice parafascista, che si esprime attualmente, negli atti e nelle dichiarazioni, con posizioni filoisraeliane. Come giudica, sia sul piano etico sia nel contesto della Real Politik la tesi che sostiene che lo Stato ebraico debba accettare ogni appoggio, senza "andare per il sottile"?
Prof. Sznajder - Avete ragione a sollevare il problema dei rapporti particolari che si stanno sviluppando tra la Nuova Destra, che talvolta assomiglia al Fascismo, o comprende temi e motivi fascisti, (specialmente per quanto riguarda temi etnici, di migrazioni e di nazionalismi) con Israele.
Per nostra sfortuna Israele si trova piuttosto isolato nel contesto del conflitto israelo-palestinese della seconda Intifada, e molti, in particolare nel governo e nel ministero degli esteri, sono tentati di considerare la destra neofascista un appoggio per Israele in questi tempi difficili. Lo stesso discorso vale anche per Fini e AN in Italia. Alcuni di noi, ricercatori del Fascismo e della politica in generale, hanno contrastato energicamente la tendenza allo sviluppo di relazioni siffatte.Le ragioni sono molteplici e importanti. Prima di tutto, lo Stato di Israele è stato fondato in relazione diretta con gli esiti dellOlocausto.Israele, nella sua fase pre-statale durante la Seconda Guerra mondiale, fece parte dellalleanza antifascista che sconfisse il Fascismo e il Nazismo, e questi due fatti (lOlocausto e lethos antifascista) costituiscono un unicum e non si possono separare. Ragione per cui, non è sufficiente fare dichiarazioni di essere inorriditi al riguardo dellOlocausto, dissociarsi dalla politica razziale del Fascismo o dichiarare che fu un errore, al fine di essere ben accolti in Israele.Inoltre, lantifascismo e lOlocausto costituiscono non solo la base fondamentale di Israele, ma pure dellethos sociale attuale. Questo dato di fatto, che costituisce uno dei pochi punti di consenso in seno al settore ebraico della società israeliana, non può venire distrutto per calcoli politici a breve termine, nel contesto degli appoggi internazionali alle posizioni attuali dellisolato governo di Israele.
In secondo luogo, come ho più volte spiegato, laccettazione di uno dei leaders della Nuova Destra come Fini, che mantiene ancora dei legami fascisti in seno alla stessa AN, (non solo nella dirigenza ma pure nei ranghi del partito), provocherà automaticamente la richiesta di poter visitare Israele da parte di altri estremisti europei.Mi riferisco a persone come Le Pen in Francia o Haider in Austria.Non è possibile far differenza tra di loro né giustificare il perché di una accettazione piuttosto che unaltra.
In terzo luogo, se si trattasse della sincera transizione di un partito Neofascista verso la democrazia, la soluzione del dilemma sarebbe semplice: il leader e le istituzioni del partito dovrebbero dichiarare pubblicamente la loro dissociazione assoluta dal passato fascista... È chiaro ed ovvio che non si può essere democratici e fascisti ad un tempo... Tutti i giochetti di revisionismo storico circa "i buoni aspetti del Fascismo" o "il Fascismo prima del 38" o "il Fascismo ante-leggi razziali", giustificando le circostanze storiche, sono irrilevanti nella politica contemporanea.Se sei un vero democratico devi condannare il Fascismo dalla prima ora allultima e lo devi condannare nella sua globalità.Sembra che Fini abbia una gran pena nel compiere una siffatta transizione e che ancora non labbia portata a termine. È comprensibile che se in seno ad AN, molti dirigenti e molti sostenitori aderiscono ancora a vari aspetti del Fascismo, una improvvisa rottura possa costare a Fini un pesante prezzo politico.Ma la decisione è nelle sue mani.
HK - In una prospettiva storica possiamo riferirci ai contatti stabiliti in particolari situazioni di crisi tra esponenti del Sionismo e movimenti anche attivamente ostili, per cercare di trarre vantaggi politici e materiali, o almeno per diminuire la portata di pericoli esistenziali? Ci riferiamo, ad esempio allaccordo tra Hayim Arlozorov e il governo tedesco per il trasferimento dei beni ebraici dalla Germania e allincontro di Zeev Jabotinsky con Pletiura, responsabile dei pogroms ucraini.
Prof. Sznajder - Il problema degli incontri con nemici dichiarati al fine di salvare la propria gente non è solamente ed esclusivamente ebraico, sionista o israeliano.In molte occasioni storiche, i leaders di due parti in conflitto si sono incontrati per tentare di giungere ad accordi al fine di ridurre il danno reciproco o di salvare parzialmente le popolazioni da loro governate.Le dirigenze ebraiche, sioniste e israeliane, non costituiscono una eccezione in questa linea di condotta nel fare la politica; né Arlozorov né Jabotinsky si possono accusare di alcunché per aver incontrato i tedeschi o gli ucraini, per tentare di proteggere gli interessi ebraici e le vite ebraiche. È invece un altro paio di maniche se si incontrano i propri nemici apparenti per qualche affinità ideologica, o ancora peggio allorché si mutano i propri principi e interessi sociali a lungo termine per vantaggi immediati e per una ambigua tattica politica.Guadagnare simpatie per questo o per un altro governo israeliano non è un argomento di vitale importanza; il salvare vite ebraiche lo è.
HK - Più volte si è affermato che il Fascismo italiano, fino allalleanza con il Reich hitleriano non è stato antisemita e ha guardato, con benevolo interesse, alla Palestina ebraica, ricevendo, in cambio, espressioni di simpatia e di identificazione ideologica da parte di esponenti della destra sionista.Secondo lei i conflitti dei partiti, nellyishuv degli anni venti e trenta, hanno giustificato tali prese di posizione?
Prof. Sznajder - Un malinteso di base trascende la relativizzazione delle opinioni dellItalia fascista riguardo gli ebrei e la ricostruzione sionista in Palestina negli anni venti e trenta. Se compiamo la ricerca con serietà e accettiamo il fatto che il Fascismo non s ia stato soltanto opportunista come a molti piace asserire , ma abbia avuto una seria visione del mondo, allora giungeremo presto al problema delle identità collettive, Mussolini espresse largomento molto chiaramente nel 1920: un problema ebraico non sarebbe sussistito in Italia fintantoché gli ebrei fossero stati prima di tutto italiani e poi ebrei.Il Fascismo era un movimento totalitario e non poteva ammettere doppie identità, né ebraiche, né sioniste, se non subordinate allidentità italiana e fascista.Sin dagli inizi del regime, Mussolini ed altri importanti dirigenti fascisti, oscillarono tra due posizioni: che non vi fosse un problema ebraico in Italia, sulla base di quanto detto, e che gli ebrei fossero dei buoni fascisti e patrioti che avevano versato il loro sangue per la patria.
La seconda posizione, che fu manifestata chiaramente negli anni venti e trenta in pubblicazioni quali Cremona nuova, la Tribuna, il Piemonte, lImpero e la Vita Italiana, riecheggiava le teorie antisemite della cospirazione ebraica internazionale, il cui scopo era il dominio mondiale.Dobbiamo ricordare che vi furono varie campagne antisemite nellitalia fascista pre 38. Dal momento che il Fascismo si incarnava nel Duce, le opinioni e le manifestazioni di Mussolini assumono una grande importanza.Ben prima delle leggi razziali personalità pubbliche, quali Telesio Interlandi, Roberto Farinacci, Giovanni Preziosi e Paolo Orano, per non citare che i principali, erano molto attivi nellambito del Fascismo ed esprimevano le loro opinioni pubblicamente riguardo allebraismo.I rapporti col Sionismo si debbono capire nel quadro degli sforzi di Mussolini di trasformare lItalia in una potenza mondiale specialmente nel bacino mediterraneo.Vi fu una certa apertura nei confronti del Sionismo nei primi anni del potere fascista, ma allorché Mussolini e la dirigenza fascista si resero conto che il Sionismo propendeva decisamente verso posizioni di sinistra e che avrebbero potuto ottenere pochi vantaggi politici tramite uno stretto rapporto con la leadership sionista, le cose cambiarono.Lo si vide, in particolar modo, nel periodo dellinvasione italiana dellEtiopia, allorché Mussolini notò come "gli interessi ebraici" stessero dalla parte britannica.Lidentificazione ideologica che molti nazionalisti radicali in seno al Sionismo hanno provato nei confronti del Fascismo italiano e il livello di collaborazione raggiunto tra i sionisti revisionisti e il regime fascista sono stati esaminati da Zeev Sternhell nel numero di Rosh HaShanà di "Ha-aretz", settembre 79. Lammirazione di Abba Achimeir per i principi del Fascismo, la visione estetica di Uri Zevi Grinberg e la loro analogia con elementi paralleli nella cultura fascista, i contatti tra i revisionisti e lItalia fascista, laddestramento di marinai revisionisti nella scuola navale di Civitavecchia (continuato persino successivamente alla promulgazione delle leggi razziali) e molti altri casi sono fatti ben conosciuti.Da parte di Joseph Heller, di Meir Michaelis e in maniera più modesta, da me stesso è stata elaborata una dettagliata analisi fenomenologica della ideologia del Lehi - Lohamei Herut Israel (meglio conosciuto come la Banda Stern) in rapporto con quella fascista.
In fondo, senza comprendere gli sviluppi del fenomeno fascista, vari gruppi dellYishuv, accecati dal loro anti-liberalismo, dallanti-socialismo e dallodio nei confronti della democrazia liberale, videro nel Fascismo un modello universale per il futuro che anche il nazionalismo ebraico avrebbe potuto adottare.
HK - Considerando il presente, il biennio di ostilità cruenta con i palestinesi e lo scontro globale tra lOccidente e il fondamentalismo islamico (vedi Oriana Fallaci) , hanno provocato una notevole sterzata a destra ed hanno acutizzato la crisi economica e sociale dello Stato di Israele. Assistiamo altresì allesasperazione di un nazionalismo etnocentrico che auspica "la maniera forte" come unico ed efficace antidoto per superare i problemi dellora. Non sono questi i segnali di un deterioramento dei principi che sono alla base di una società liberaldemocratica quale è quella israeliana?
Prof. Sznajder - Sì, esistono delle forti sollecitazioni antiliberali e antidemocratiche in seno allattuale società israeliana, da collegare direttamente alla natura delle varie crisi che sta attraversando il Paese.Tuttavia, è difficile "riscontrare sviluppi ideologici del tipo di quelli che hanno portato il Fascismo al potere in Europa.Il motivo lo si deve ricondurre non solo alla memoria storica e alla persistenza dellOlocausto, dellAnti-Nazismo e dellAnti-Fascismo quali componenti centrali dellethos sociale israeliano contemporaneo, ma pure al fatto che nel Medio Oriente in generale, la reazione al modello di modernità rappresentato dalla democrazia liberale assume forme tradizionali - radicali - religiose - nazionalistiche (erroneamente denominate fondamentaliste).Nelle società arabe, la rinata Jamah-a el-Islamyah (Fratellanza mussulmana), lestremismo collegato con il radicalismo islamico dellIran e quello degli Hizballah, appaiono prosperare quale diretta reazione alla frustrazione generata dal fallimento della modernizzazione.In Israele reazioni di questo genere sono visibili in settori ancora marginali della società, compresa la maggioranza ebraica e in un contesto, socialmente e politicamente non-violento e più moderato. Tuttavia, la modernizzazione in Israele ha avuto successo e bisogna ricordare che questo Paese si è costituito come uno Stato moderno sulla base di una società "moderna" che ha importato i suoi valori e modi di vita da unEuropa post-illuminista.
a cura di Reuvèn Ravenna