25 aprile

Un notaio giusto

 di

Elisabetta Ottolenghi

 

Vorrei offrire la mia testimonianza sulla figura di un uomo, che molto fece durante la Resistenza e durante il periodo razziale, sfruttando la sua professione di notaio nella città di Treviso, per aiutare i perseguitati dal fascismo e dal nazismo.

Io ho finalmente raccolto una bellissima conversazione avvenuta qualche anno fa con questo grande amico di famiglia; e ho inoltrato all’ambasciata d’Israele a Roma la richiesta di proclamare “giusto” Elio Gallina, per il contributo eccezionale offerto ai suoi concittadini, ebrei e non ebrei, a chiunque in stato di bisogno si fosse a lui rivolto.

Ho dato la mia testimonianza su episodi di cui non ho potuto ricostruire documentazioni dirette perché sono passati troppi anni; ma alla fine ho capito che potevo e dovevo procedere lo stesso: e così ho ricostruito nei dettagli l’aiuto che egli seppe dare a tutta la mia famiglia.

Adesso siamo in attesa, e speriamo che la burocrazia faccia in tempo.

Speravo tanto che Elio venisse proclamato “giusto” per il giorno del suo compleanno: a febbraio egli ha compiuto 93 anni. Questo non è ancora successo, ma restiamo in attesa.

Vorrei intanto fare un breve ritratto umano del personaggio, che vive ormai ritirato nella sua bella villa a Treviso, insieme alla sorella di 95 anni (morte le altre tre sorelle, di cui Elio si fece carico durante tutta la vita), con molti problemi di salute, ma coltivando ancora molte passioni, tra cui la lettura, l’amore per le piante e per la cucina. Negli ultimi anni, vive circondato anche da una intera famiglia di filippini, che lo aiutano nella vita domestica e che da lui ricevono molta generosità e ospitalità, perché anche nella vecchiaia il notaio Gallina nutre amore per il prossimo, esprimendo solidarietà per chi ha bisogno e rifiutando lo stato di isolamento della vecchiaia.

Io, nata nel dopoguerra, ho sempre raccolto le testimonianze di riconoscenza incondizionata da parte dei miei familiari, che furono soccorsi da Elio Gallina durante il burrascoso periodo delle persecuzioni razziali.

Il rabbino Adolfo Ottolenghi, mio nonno paterno, rimase nella casa di riposo di Venezia – dove si era trasferito a partire dal dicembre ’43 – non volendo abbandonare la sua gente e non accettando di scappare dalla città insieme alla famiglia; e proprio da qui verrà deportato la notte del 17 agosto 1944.

La mia famiglia invece, dopo la prima deportazione veneziana del dicembre, cercò di allontanarsi (solo il figlio minore del rabbino, Eugenio Ottolenghi, era già esule a Ginevra); e ad essa venne in aiuto il notaio Elio Gallina, compagno e grande amico di mio padre, l’avvocato Carlo Ottolenghi: il quale, insieme a mia madre, Annamaria Levi Morenos, e a mio fratello Alberto, di soli 3 anni, fu ospitato nella sua casa di Treviso. Gallina poi procurò loro dei documenti falsi, intestati ai signori Vianello, e organizzò loro la fuga in Svizzera.

Contemporaneamente egli fece tutto il possibile per salvare anche la moglie del rabbino: la nonna paterna Regina Tedeschi Ottolenghi, che venne ospitata nella sua stessa abitazione, dal gennaio all’aprile del 1944, fino al bombardamento di Treviso, il giorno 7 aprile: giorno in cui la nonna Gina, con il documento falso – procuratole dal notaio Gallina – intestato alla signora “Pennella” – si trasferì presso una sorella in Piemonte, mentre la famiglia Gallina si ritirò a Tezzé di Vazzola, nella futura casa di una sorella di Elio.

Finalmente, a distanza di 63 anni, sono riuscita a ufficializzare queste memorie, speriamo non invano. Ma ho voluto sottolineare che questo personaggio ha avuto un ruolo eccezionale nella storia in quanto è andato ben oltre la casualità di una cronaca di vita.

Egli non rappresenta solo colui che salvò la mia famiglia, in nome della generosità e dell’amicizia. Egli fu un antifascista militante che seppe sfruttare il suo ruolo professionale di notaio a beneficio di intere comunità, di ebrei e di sfollati.

Egli era notaio di Treviso e di Follina e, in quegli anni tragici, era animato solo dal coraggio della sua “incoscienza”e della sua giovinezza – come ama ripetere anche oggi – e così si procurava continuamente i cartoncini per i documenti e le carte d’identità, da utilizzare per i profughi; poi spediva all’università di Trieste centinaia di cartoncini; ne faceva lui stesso il controllo a Pieve di Soligo; e poi trasportava in bicicletta i documenti.

Il notaio Gallina accompagnava personalmente molti sfollati, ebrei o albanesi che fossero, all’ufficio anagrafe di Treviso; e in questo modo egli mi ha raccontato di avere salvato tanta gente (in particolare mi ha raccontato di un ufficiale albanese, Kabilio, e della sua famiglia – la madre e la sorella – che poi riuscirono a trasferirsi in America, e ancora oggi permane un‘amicizia tra di loro).

Elio fu un antifascista militante, che non cercò mai un appoggio nei partiti ma che espresse tutta la sua solidarietà e umanità nei confronti di chi aveva bisogno.

Ebbe molte amicizie di grandi antifascisti: Ricki Opocher, che diventerà rettore all’università di Padova; Bruno Visentini, il futuro ministro; Antonio Schiavon, che diventerà preside nel liceo veneziano; l’avvocato Leopoldo Ramanzini, direttore del Comitato di liberazione di Treviso; il musicista e direttore d’orchestra Angelo Ephrikian; l’avvocato Carlo Ottolenghi, che avrà molti incarichi cittadini a Venezia come socialista.

Nella mia testimonianza, ho allegato anche la fotocopia della dichiarazione che mio padre fece direttamente alla Comunità ebraica di Venezia, nell’immediato dopoguerra: riconoscendo il valore e la nobiltà d’animo del notaio Elio Gallina, che salvò la mia famiglia, a eccezione del nonno-rabbino, che scelse di restare a fianco dei suoi vecchi, nella casa di riposo a Venezia, da dove tutti vennero deportati, destinazione Auschwitz.

Elisabetta Ottolenghi