Film
Al
cinema col nemico
di
Andrea Billau
In
questi tempi bui di cosiddetto scontro di civiltà, profezia che si autoavvera,
ci sono avvenimenti che possono essere anche considerati minimi, ma che danno
speranza di un’inversione di rotta, di una liberazione dalla cappa della
“guerra infinita”. I gruppi giovanili ebraico e italo-palestinese, Kidmà e
Wael Zwaiter, aiutati dalla rivista Confronti,
hanno organizzato a Roma durante i mesi di febbraio e marzo un cineforum
israelo-palestinese dal titolo particolarmente significativo: “Al cinema col
nemico”. I due gruppi, uno un gruppo universitario pacifista, figlio
dell’esperienza dell’Hashomer Hatzair e quindi dichiaratamente sionista,
l’altro un gruppo di Palestinesi di seconda generazione in Italia che
rispecchia in modo laico le posizioni del movimento nazionale palestinese, sono
riusciti a superare le evidenti diversità di punti di partenza e hanno scelto
un approccio pragmatico e non ideologico alla questione della pace in
Israele-Palestina.
Anche
in passato ci sono state collaborazioni del genere ma col tempo, a causa del
degenerare della situazione in medio oriente, si sono andate esaurendo. Io ho
conosciuto due anni fa i ragazzi di Kidmà e fin dall’inizio mi sono sembrati
un’inaspettata speranza nel panorama politico asfittico delle nostre Comunità:
finalmente un gruppo di Ebrei di sinistra senza tante incrostature con una
disponibilità a mettersi in gioco, a rischiare; un portato della loro gioventù?
A mio parere non solo. Vedo in questi ragazzi una fuoriuscita dalle logiche
novecentesche di far politica che tanti drammi hanno portato al mondo;
conoscendo i ragazzi del gruppo palestinese, anche se in modo più superficiale,
ho avuto la medesima impressione.
Torniamo
al cineforum: i due gruppi hanno visionato insieme una serie di film tra cui
sono stati prescelti per la proiezione: “Intervento
Divino” di Elia Suleiman, premio 2001 a Cannes, film surreale che
rappresenta la condizione palestinese attraverso la quotidianità del passaggio
ai posti di blocco israeliani; “Yossi e
Jagger”di Eytan Fox, film israeliano del 2002 che narra di un amore gay
nell’esercito israeliano; un film israeliano del 1984, “Oltre
le sbarre” di Uri Barbash, che narra della rivolta in un carcere
israeliano che vede uniti i detenuti comuni israeliani e quelli politici
palestinesi; il documentario “Naji Al
Ali: un artista visionario” di Kasi Abid, che è una ricostruzione della
vita del celebre vignettista creatore del personaggio Handala, ucciso a Londra
nel 1987 probabilmente da Palestinesi; e infine una serata dedicata ai
cortometraggi. Il cineforum è stato introdotto da una serata con Mohammed Bakri,
regista e attore palestinese-israeliano, che, particolare interessante, ha
voluto raccontare le sue esperienze in ebraico, e Asher Salah, critico
cinematografico israeliano, docente alla Hebrew University, che ha fatto un
excursus storico sulle cinematografie dei due paesi.
Ogni serata veniva conclusa da un dibattito e da questo punto di vista è
stata particolarmente significativa l’ultima, che si è tenuta subito dopo
l’assalto al carcere di Gerico da parte dell’esercito israeliano, dove i
ragazzi del gruppo palestinese hanno raccontato del loro dubbio di cancellarla,
perché troppo scossi dalla condizione disonorevole
cui erano stati costretti i prigionieri palestinesi e di come sentendo il
bisogno di chiedere solidarietà ai loro coetanei di Kidmà avevano avuto timore
delle esitazioni possibili dei ragazzi ebrei; così non è stato: la solidarietà
è stata spontanea e sincera e il dibattito che ne è seguito è stato un
momento alto di conoscenza che dovrebbe permettere la continuazione in un futuro
prossimo di quest’esperienza a due.
Andrea
Billau