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Tremila anni di poesia d’amore ebraica

“Forte come la morte è l’amore”, struggente e terribile verso del Cantico dei Cantici, dà il titolo a questa antologia in cui sono raccolte, con il testo originale a fronte, poesie scritte in ebraico in tremila anni di storia del popolo d’Israele. Il libro non può che iniziare con il testo integrale del Cantico dei Cantici, inno alla donna e alla sua bellezza, che non è solo membra aggraziate e occhi sognanti, ma anche e soprattutto il coraggio di vivere l’amore nella piena coscienza di quanto questo sentimento possa essere terribile. È la giovane protagonista a non accettare di doversi velare per seguire il compagno, è lei a dichiararsi malata d’amore, a uscire sola in strada di notte per cercare colui che la sua anima ama, è lei a invitare l’amato a uscire nei campi per lasciar fiorire il loro sentimento insieme alla primavera.

A questo splendido inizio, in perpetua oscillazione tra l’allegoria mistico-sacrale e la letteralità erotica, seguono solo le liriche ricche e sensuali della Spagna del X secolo, culla della civiltà sefardita, che ci trasportano nella magia e nell’esotismo del califfato di Cordoba, dell’Alhambra di Granada. Qui arabi ed ebrei vivono gli uni al fianco degli altri, in un vivace e reciproco scambio culturale, che ha dato vita a quella che a ragione è stata definita “l’età dell’oro” della poesia medievale ebraica. Le donne sono gazzelle o cerbiatte, creature di soave bellezza, ma per lo più crudeli e insensibili al richiamo di uomini disperati e disposti a morire per amore, ma, non meno sensuali di quelle destinate alle donne, i maggiori poeti ebrei del tempo scrivono anche liriche d’amore indirizzate a giovani uomini. E’ naturalmente un tema che ha suscitato molto scalpore tra gli studiosi, e, nonostante le parole di uno dei più grandi poeti ebrei medievali, Moshe Ibn Ezra, il quale dichiara: “Si possono scrivere poesie d’amore senza aver mai amato”, l’ambiguità, che indubbiamente contribuisce al fascino di queste poesie, deve rimanere tale e non spetta a lettori e studiosi squarciarne il velo.

La storia della poesia d’amore ebraica, in tempi più recenti, riflette inevitabilmente la tormentata storia d’Israele. Amore e guerra allora si sovrappongono in un turbine di sentimenti contrastanti, come in Poesia d’amore israeliana di Moshe Dor, dove l’inquietudine dei conflitti arriva quasi a cancellare dalla memoria la donna amata Ma l’uomo ha bisogno dell’amore, della sua ebbrezza, che si chiami “Rosalia, Laura, Eva, Avigail” oppure “Morte”, parafrasando Pinhas Sade. Amore può essere la semplice libertà dello scegliersi espresso da Perché con te di Yonah Wallach, o il sadismo insito in Vengo di Aryeh Sivan. Esso può avere il dolceamaro sapore della terra natale, come in Topografia di Moshe Dor, o essere elevato a icona ideologica, come in Politica di Aharon Shabtay; può camminare spavaldo per la città come la protagonista di Schizzi di Tel Aviv di Meir Wieseltier o procedere incerto tra affermazione e negazione, come in Terza danza di Hezy Leskly.

Nelle sue molteplici sfaccettature, attraverso le infinite bocche che tocca, l’amore appare dunque sempre diverso, sebbene in realtà esso non muti mai nella sostanza, nel suo essere forza salvifica e sconvolgente. Un amore che è dolce, ma nello stesso tempo duole. Del più tremendo e soave dei dolori.

(Comunicato Stampa)

 

Forte come la morte è l’amore, traduzione, introduzione e note di Sara Ferrari, prefazione di Cesare Segre, Edizioni Salomone Belforte & C. ,Livorno 2007, pp. 237