Lettere

 

 

Che il dialogo continui

Caro Direttore,

nell’esprimere solidarietà al Presidente dell’Assemblea Rabbinica Italiana, prof. Giuseppe Laras, e a tutti quegli ebrei che, a livelli e in ambiti diversi, sono impegnati nel dialogo fra mondo ebraico e non, vorrei nello stesso tempo formulare l’augurio che il Dialogo non si interrompa, ma continui più serrato di prima. Nella convinzione che, nella sua forma più autentica, il dialogo  passi attraverso la relazione interpersonale, l’unica che consente un vero ascolto nel rispetto dell’altro.

Maria Fausta Adriani

 

Una speranza lecita

Pregiata Redazione di Ha Keillah

Avendo ricevuto ora il numero di febbraio di Ha Keillah, manifesto il mio stupore e il mio dissenso dal comunicato dell’Assemblea Rabbinica Italiana. Chi crede in una religione che afferma dannato chi non ne fa parte, se è buono cercherà di convertire questi infelici, e il dialogo con loro non vuol certo dire rinunciare a questo “dovere”. Anche gli ebrei credono alla conversione “finale” di tutti i miscredenti - alla fine dei tempi - e certo non danno possibilità e valore di loro stessa o altrui conversione al dialogo tra diversi credenti.

Perché dunque il Papa non dovrebbe esprimere la sua speranza nella nostra conversione? La paura dei missionari, giustificatissima quando ci venivano rapiti i bambini, e si allettavano gli adulti con speranze di beni terreni, ora non ha più senso, per chi sia educato nella conoscenza della nostra fede, o della nostra storia. Io, tra i dieci e i dodici anni, ogni giorno, udivo esaltare il cristianesimo da un vicino di casa protestante. Ma gli preferivo le lezioni del rabbino Campagnano.

Gerusalemme, 25/3/2008

Anna Colombo

 

Le lapidi del KKL

Shalom,

Risiedo nella bellissima regione di Misgav (Segev) nella Galilea occidentale e vorrei portare alla vostra attenzione una situazione molto triste che riguarda la foresta del KKL Segev che fu creata negli anni ’50 e ’60 dall’ebraismo italiano. La maggior parte delle steli con i nomi dei nostri defunti sono state già da molti anni divelte o rovinate e sostituite con disegni e scritte in arabo. Siccome la foresta Segev, come la maggior parte delle foreste del KKL in Israele è stata sottoposta negli ultimi anni ad un rinnovamento generale in cui la maggior parte dei pini sono stati sostituiti con alberi di origine locale e quindi più adatti al clima, meno soggetti a incendi e malattie, io mi chiedo perché il KKL non provveda a rinnovare anche le steli, magari trasferendole in una zona più sicura, cioè nei pressi di un villaggio ebraico, come per esempio nel sito presso l’ishuv Ya’ad, dove, anche se non mantenuto come si vorrebbe, il sito di ricordo del KKL con le steli resta fuori portata dal vandalismo dei nostri simpatici vicini. Voglio precisare che questa situazione è nota al KKL Italia in quanto, io personalmente avevo inviato alcune foto a Karnenu tramite una giornalista che scrisse un articolo sulla foresta Segev. Articolo nel quale il problema non veniva accennato. L’offerta di alberi per ricordare i nostri cari è una bella tradizione molto cara all’ebraismo italiano, ma se poi le lapidi vengono distrutte…

Allego alcune foto per rendere l’idea.

Saluti,

Ugo Luzzati

Mitzpeh Harashim

 

Nessun rifiuto

Sia “La Stampa” che “La Repubblica” hanno dato un’informazione non corretta del convegno che si è svolto il 1° aprile, sotto la presidenza di David Meghnnagi, sul tema del boicottaggio della Fiera del libro di Torino a seguito dell’invito a Israele.

I relatori erano, oltre al presidente, Marco Brunazzi, segretario dell’Istituto di studi storici Gaetano Salvemini, Emanuele Fiano, Khaled Fuad Allam, Ernesto Ferrero. I contestatori, che agitavano bandiere palestinesi, erano ignari esponenti dei Centri Sociali: ignari perché a tutta evidenza ignoravano il trattamento riservato ai cattolici dagli arabi del Darfour e dell’Algeria. La polizia era numerosa e tutto ha funzionato correttamente. I giornali hanno scritto che gli organizzatori avrebbero rifiutato il contradditorio: cosa non vera, perchéé, trattandosi di una tavola rotonda il contradditorio col pubblico non era previsto.

Gli organizzatori si sono tuttavia dichiarati disposti ad un contradditorio purché previamente concordato.

Sembra che alcuni intellettuali arabi invitati abbiano preferito astenersi.

Guido Fubini

 

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