Lettere

 


Sulla Consulta Rabbinica

 

Prendo spunto dalla lettera dell’amico Franco Segre che forse ricorderà come io abbia ottenuto nel marzo 1991 una decisione della Consulta Rabbinica per la riparazione, nei limiti del possibile, di una grave ingiustizia subita.

Per i principi ricordati dall’amico Franco Segre questa Pronuncia avrebbe dovuto aver il doveroso seguito senza mie sollecitazioni. Cosi non è stato e quando nel 1992 mi sono rivolto agli Eccellentissini Rabbini uno non mi ha neanche risposto e l’altro è stato vago – “in certo senso è un Tribunale Rabbinico, ma... – e hanno evitato qualsiasi passo per dare forza ad una decisione validamente presa. Se non ci credono neanche loro...

Nel 1993 ho dovuto far intervenire il Consiglio della Comunità di Roma (che all’inizio non voleva creare il precedente di un intervento nella sfera di competenza del Rabbinato) e l’allora Presidente UCEI Tullia Zevi. Non so se oggi la Consulta Rabbinica sia assistita da un cancelliere; allora nessuno era competente a curare la notifica della decisione che rischiava cosi di cadere nel nulla.

Se allora la Consulta Rabbinica non ha fatto niente per dare forza alle proprie decisioni non mi meraviglio se, come lamenta l’amico Franco Segre, il Consiglio della Comunità di Torino decide di non tenere conto del suo Parere e di proseguire sulla propria strada.

Lo Statuto è pieno di belle enunciazioni che però nessuno ha l’autorità di far rispettare. Se si guarda bene c’è una grande mancanza di democrazia nell’ambito UCEI e comunitario.

Sulla rispondenza delle Norme Halachiche ai Diritti dell’Uomo ci sarebbe molto da dire. Comunque non sono rispettati i diritti di difesa, non c’è appello contro decisioni rabbiniche abnormi, mancano termini processuali, ognuno è praticamente libero di riconoscere o meno le decisoni di un’altra autorità rabbinica (in Israele e USA si verificano casi assurdi). Ciò crea, perlomeno, gravi incertezze.

Sia gli Eccellentissimi Signori Rabbini che gli Egregi Consiglieri dovrebbero fare un esame autocritico e ricordare la situazione di tensione nella quale viviamo.

 

Milano, 1.4.2009

 

Wolf Murmelstein