Israele

 

Con la gente, non col Governo

Intervista a Mohammed Bakri

 

Mohammed Bakri, attore e regista palestinese, cittadino di Israele, è famoso per aver girato il film Jenin, Jenin sulla distruzione dell’omonimo villaggio palestinese, film che ha suscitato tante polemiche nell’opinione pubblica israeliana e uno strascico giudiziario non ancora concluso.

Anche Mohammed Bakri è venuto in Italia insieme al prof. Asher Salah a fine febbraio, invitato da Gian Mario Gillio, direttore del periodico valdese Confronti, nell’ambito del programma Semi di Pace.

Asher Salah, israeliano di origine fiorentina, insegna a Gerusalemme all’Accademia Bezalel di Arte e Design e all’Università Ebraica. È l’organizzatore del Festival Cinematografico di Gerusalemme.

Abbiamo intervistato Mohammed Bakri a Torre Pellice, dopo una sua conferenza sul cinema israelo-palestinese. Al Prof. Salah abbiamo potuto rivolgere poche domande, data l’ora tarda, ma sicuramente sarà interessante interpellarlo in un’altra occasione.

 

Diversi giornali europei hanno sostenuto che i dittatori nordafricani negli ultimi 10-15 anni hanno sopito nei fatti la lotta anti-israeliana e la politica panaraba dei loro predecessori, e che la rivolta delle piazze porterà di nuovo di attualità il panarabismo e la guerra contro Israele. È d’accordo con questa previsione?

M.B.: Non solo da 15 anni i dittatori dei paesi arabi hanno trascurato il popolo palestinese, ma dal 1947 almeno, da quando hanno rifiutato il piano di spartizione della Palestina proposto dalle Nazioni Unite. Al di là di tanti discorsi, i governanti dei paesi islamici hanno avuto una sola preoccupazione: salvare il loro cadreghino. Quello che a loro interessa è esclusivamente la loro politica interna, e se ne fregano di noi palestinesi. La questione pa­le­stinese sarà risolta solo grazie ad accordi tra Israele e Palestina, senza l’intervento dei paesi islamici o l’in­tervento internazionale. Vediamo cosa è successo con la Shoah: forse che l’Unione Sovietica e gli altri alleati hanno fatto qualcosa per fermarla? Si sono mossi contro la Germania solo quando hanno visto in pericolo i loro interessi particolari, non certo per pietà nei confronti degli ebrei! Naturalmente sono lieto ed orgoglioso del movimento di liberazione che sta sollevando il mondo musulmano, ma non credo che ciò possa costituire un reale pericolo per la pace in Israele. Lo stesso Ahmadinejad, che sbraita tanto contro Israele, in realtà è un vero nemico dei Palestinesi!

Sono in tanti che la pensano come lei tra i palestinesi?

M.B.: Moltissimi: tutti gli aderenti al Partito Comunista Palestinese ne sono convinti. Il Partito Comunista Palestinese è forte, quasi come Hamas e Al Fatah. Lo stesso Abu Mazen è molto vicino ai comunisti palestinesi.

Lei ritiene che il partito dei Fratelli Musulmani, che è l’unico movimento veramente organizzato in paesi scossi da rivendicazioni libertarie nate dalle comunicazioni via internet, possano guidare la rivolta e conquistare il potere?

M.B.: In Egitto, che è il paese più popoloso tra quelli ove sono avvenute queste ribellioni, soprattutto di giovani, ci sono diversi partiti, e tra questi quello dei Fratelli Musulmani è il più debole di tutti. I partiti comunisti, finora in esilio perché proibiti dai regimi dittatoriali, stanno diventando sempre più forti in patria. Il livello di vita degli egiziani andrà sicuramente migliorando. Sono sicuro di questo, perché il livello di vita, finora estremamente basso in Egitto, andrà migliorando grazie alle enormi ricchezze di Mubarak che torneranno allo Stato (70 miliardi di dollari) e grazie alla graduale attenuazione della corruzione, che finora ha impoverito il paese. Il gas che l’Egitto vendeva ad Israele al prezzo più basso del mondo d’ora in poi dovrà essere venduto ad un prezzo di mercato. Col miglioramento del livello di vita, anche l’integralismo andrà attenuandosi, perché la sua motivazione principale è la disperazione della popolazione dovuta alla povertà.

Quale soluzione vede praticabile per risolvere il conflitto israelo-palestinese?

M.B.: Due stati per i due popoli ora e, tra cinquanta o cento anni, una confederazione dei due stati, quando gli israeliani non avranno più paura ed i palestinesi non proveranno più rabbia nei confronti degli israeliani. I palestinesi non provano odio bestiale, ma giusta rabbia. Bisogna aspettare che passi la attuale generazione di ebrei che ha vissuto la Shoah: la nuova generazione avrà un atteggiamento diverso.

I palestinesi israeliani bene o male sanno qualcosa della Shoah. Cosa ne sanno i palestinesi dei Territori?

M.B.: Qualcosa sanno, ma molto poco. È anche compito mio, nei miei film, raccontare ciò che è successo, per infondere comprensione nei confronti degli ex-perseguitati.

Ha un messaggio da lanciare agli ebrei italiani?

M.B.: Sì, il governo attuale, con Netanyahu e Liebermann, è il peggiore che Israele abbia mai avuto. Gli ebrei italiani la smettano di considerare antisemiti tutti coloro che criticano il governo israeliano. Sono stato recentemente alla Comunità Ebraica di Roma, e loro si aspettavano da me un discorso molto aggressivo, ed invece è stato un incontro tutt’altro che violento.

Cosa pensano gli israeliani delle sue idee?

M.B.: Bisogna distinguere tra il governo israeliano e la gente israeliana. Con la gente, che mi piace molto, non ho problemi. È col governo che ho problemi.

Cosa ne pensa della proposta di boicottare i prodotti israeliani come ritorsione agli insediamenti nei territori?

Sono favorevole al boicottaggio delle merci, perché può convincere l’opinione pubblica, ma sono nettamente contrario al boicottaggio nei confronti del mondo della cultura, specie quando questa manifesta senso critico. Personalmente sono contrario a coloro che sbandierano il vessillo del sionismo giorno e notte. Recentemente è nato un movimento politico pacifista misto israeliano-palestinese, formato da coloni e da palestinesi abitanti dei territori. Io sono contrario a questo movimento, perché legittima di fatto l’occupazione israeliana dei territori.

 

 

Intervista al prof. Asher Salah

 

E lei, prof. Salah, è d’accordo sul boicottaggio?

A.S.: Io sono contrario a qualsiasi tipo di boicottaggio, sia intellettuale che economico, che rafforza il governo boicottato e non assolve a finalità di pacificazione. Inoltre non condivido quanto ha detto Bakri sul sionismo.

È ancora diffuso il movimento Refusenik, dei soldati che praticano l’obiezione di coscienza qualora venga loro richiesto di operare nei Territori?

A.S.: Il fenomeno è ancora in atto, e sono in corso processi a soldati che hanno praticato l’obiezione di coscienza. Vi sono stati fenomeni diversi, a partire dall’occupazione del Libano, che hanno visto, a seconda dei casi, la disobbedienza civile contro il servizio militare o contro l’occupazione di territori o contro singole operazioni militari.

In Italia gli insegnanti sono mediamente molto più critici della popolazione nei confronti del governo italiano. L’ambiente universitario israeliano è più sensibile della popolazione israeliana in merito ai problemi sociali connessi all’occupazione e al popolo palestinese?

A.S.: Non ho fatto studi sociologici su questo problema, ma la sensazione che provo tutti i giorni frequentando l’università dove insegno è che il mondo giovanile tenda a staccarsi progressivamente dai problemi della società per essere attratto dai fenomeni edonistici, non diversamente da quanto accade negli altri paesi occidentali. I docenti rispecchiano tutto lo spettro degli orientamenti politici del paese, dall’estrema sinistra all’estrema destra.

 

 Interviste a cura di David Terracini

 


 

Chi è Mohammed Bakri

Nato nel 1953 nel villaggio arabo di Bi’ina nel nord di Israele, si è laureato a Tel Aviv in teatro e letteratura araba. Attore e regista cinematografico e televisivo, noto in ambito sia palestinese che israeliano, si propone di “raccontare la verità sulla storia palestinese, soprattutto tra gli israeliani”.

Ha anche recitato in diversi paesi europei ed in Canada. Quasi tutti i suoi film hanno per tema il conflitto israelo-palestinese od il dissidio interno al popolo palestinese.

 

Il film Jenin Jenin

Nell’ambito dell’operazione Scudo Difensivo del 2002 l’esercito israeliano ha invaso il villaggio di profughi palestinese di Jenin, che è stato distrutto al 90% provocando, secondo le fonti ufficiali, cinquantatre vittime, di cui 38 armate. Avendo allontanando giornalisti e rappresentanti delle associazioni umanitarie “per ragioni di sicurezza”, le autorità israeliane hanno alimentato una congerie di voci su quanto realmente accaduto nel villaggio. Poco dopo l’operazione, Mohammed Bakri ha intervistato molti dei sopravvissuti (e nessun ufficiale dell’esercito israeliano) che hanno raccontato di centinaia di vittime, sepolte vive nelle loro case demolite dai bulldozer. Il film è stato prontamente sequestrato dalle sale israeliane, con l’accusa di essere stato definito “documentario” dal suo autore, che aveva sentito solo una delle parti. Nel 2004 l’Alta Corte di Giustizia, cui Bakri si è appellato, ha dissequestrato il film, dichiarandolo però di propaganda mendace. Tre anni dopo, cinque soldati israeliani reduci dalla operazione Scudo Difensivo hanno citato in giudizio Bakri chiedendo circa 500.000 N.I.S. di danni, ma hanno perso la causa. La vicenda giudiziaria di Bakri per questo film comunque non è ancora finita. Il regista ha raccontato la sua vicenda personale nel film struggente Since You Left del 2005, non in commercio.


   

Share |