Comunità

 

Come cambia l’Ucei

di Giulio Disegni

 

A dieci mesi dall’insediamento del nuovo Consiglio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane abbiamo chiesto al VicePresidente Giulio Disegni di tracciare un primo bilancio

 

Sono passati circa dieci mesi dall’inizio di una nuova era per l’Unione delle Comunità ebraiche italiane. A seguito del primo Congresso che potremmo definire storico per le modifiche sostanziali apportate allo Statuto in vigore dal 1987, con cui l’ebraismo italiano si è dotato di un organismo di più ampia rappresentatività, è stato avviato un periodo di grande lavorio e fermento ed è questo forse il dato riscontrabile più da vicino. Il parlamentino - come è stato sin da subito chiamato ma in realtà trattasi di un vero e proprio Consiglio composto di 52 membri - dopo i primi mesi di insediamento e di rodaggio, non sempre facile né scevro da polemiche e dissidi interni, si è suddiviso in Commissioni per affrontare tutti i principali argomenti e le problematiche di interesse generale dell’ebraismo italiano. Sono le Commissioni a sostituire in maniera più ampia e democratica il lavoro che negli anni passati svolgeva un Consiglio di 15 membri.

Spetta alla Giunta come sempre il compito di eseguire, indirizzare e mettere in moto la complessa macchina dell’Unione. Quale bilancio si può quindi trarre da questo primo periodo? Certamente un bilancio fatto di criticità e di positività, criticità dovute al fatto che, come tutte le nuove organizzazioni, anche l’Unione ha dovuto subire processi di adattamento alla nuova realtà e molte sono state in questo frangente le polemiche talvolta aspre tra Giunta, Presidenza e consiglieri. Positività è certamente il fatto che tutto l’ebraismo italiano con le sue 21 Comunità è rappresentato in modo equo nell’Unione: ebbene questo aspetto fa sì che la nuova Ucei sia meno staccata dalla vita dell’ebraismo italiano e delle singole Comunità rispetto a un tempo quando “palazzo” e “paese reale” sembravano due mondi lontani, ovvero l’Ucei sembrava soltanto una sorta di grossa macchina amministrativa che gestiva problematiche amministrative e politiche dell’ebraismo in Italia.

In questi mesi si sono dovuti affrontare non pochi problemi legati anche al risorgente antisemitismo, al negazionismo, alla comparsa di siti Web che hanno sconvolto il panorama cui eravamo abituati: la Presidenza dell’Unione è stata impegnata su molti fronti e ha avuto incontri politici di livello alto con il Presidente del Consiglio e con ministri in occasione della firma di protocolli di intesa con il Ministero dell’Istruzione e con il Ministero della Giustizia durante il viaggio della memoria a Cracovia e ad Auschwitz e la Giunta ha dovuto dal canto suo fronteggiare tantissime problematiche ed emergenze. Il recente Moked tenutosi a Milano Marittima da 25 al 28 aprile è stato il segnale più evidente di una rinnovata Unione con molta voglia di fare, con energie che in moltissimi settori vengono avanti: dalla politica interna alla politica internazionale, dalla comunicazione al tema dei Beni Cultural, dalla kasherut ai problemi del culto; molte poi sono le iniziative e i progetti in cantiere, legati talvolta anche alle nuove emergenze di ordine sociale ed economico che nelle Comunità come nel Paese connotano sempre di più il momento storico che stiamo vivendo.

Ci vorrà ancora del tempo perché la macchina sia completamente rodata e perché si possa fare un bilancio più completo, ma intanto la nuova realtà è sicuramente contrassegnata da una presenza sulla scena dell’ebraismo italiano di una macchina vivace e attenta ai bisogni delle Comunità e degli ebrei italiani e meno staccata dalla base rispetto ai tempi passati.

Giulio Disegni

Il presidente UCEI, Avv. Renzo Gattegna, in visita alla sinagoga di Cracovia